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Per Pasquetta una gitarella è di prammatica, e per questo telefono alle mie care amiche Mara e Marella. Ahimè, la prima è diventata nonna e non ha occhi che per il nipotino, la seconda sta per diventarlo e non ha occhi che per la figlia incinta. Così a me e a mio marito non resta che partire da soli. Destinazione, Mantova. Una città meravigliosa. Due sole ore di macchina, ci si può stare. Una mezzoretta di sgomitamento per le vie e piazze affollatissime del centro, quaranta minuti di coda per comprare i biglietti per la visita al Palazzo Ducale.
«Il Palazzo apre alle due, tornate a quell’ora col biglietto, ma ci sarà un altro po’ di fila perché tutti vorranno entrare» ci avverte la bigliettaia. Pazienza, nel frattempo andremo a mangiare, penso, e chiedo:
«La Camera degli Sposi è compresa?»
«No, per la Camera degli Sposi è tutto esaurito… ho posto solo alle 17.10. Vi va bene?»
Ci va bene, alla Camera degli Sposi non si può rinunciare. Armati di biglietto, cerchiamo un posto dove mangiare. Tutti i locali sono superpieni, tutti i tavolini sono occupati, persone in piedi aspettano il loro turno e anche noi pazienti aspettiamo. Poi, mentre mio marito paga il conto, vado a fare la pipì: un altro quarto d’ora di coda. Finalmente eccoci davanti all’entrata del Palazzo Ducale. Nonostante siano già le due e mezzo la piazza, infestata di chioschi che vendono cibo da strada e spargono in giro odore di salsiccia grigliata e riso al curry, è gremita, nel poco spazio antistante il portone del Palazzo, di visitatori muniti di biglietto. Basta solo un’altra mezzora di fila e si entra, il Palazzo è immenso, bellissimo, la visita ripaga di tutto il tempo sprecato nell’attesa. Segue un’altra passeggiata conquistata metro per metro fendendo il mare di folla per ingannare il tempo fino al momento della Camera degli Sposi: l’appuntamento è alle 17.10, sul biglietto è quello l’orario stampato, ma alla biglietteria ci hanno raccomandato di arrivare con venti minuti di anticipo. Alle 16.45 ci presentiamo davanti a un altro portone dove un addetto esamina il nostro biglietto e inspiegabilmente ci comunica che, dato che sul nostro biglietto c’è scritto 17.10, sottraendo 20 minuti, alle 16.50 potremo entrare. E se fossimo venuti alle 17.10? mi chiedo, ma preferisco non dir nulla all’addetto. Certo che la Camera è meravigliosa. E come disse mio figlio quando ce lo portai vent’anni fa, «se è la Camera degli Sposi, il letto dov’è?»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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