Tutta un’altra cosa

La cara Nausicaa invita alcune amiche a una serata poetica. Ha bisogno di sperimentare con noi alcuni esercizi e giochi che userà nel laboratorio che sta allestendo. Siamo una dozzina di persone, quasi tutte insegnanti, quasi tutte in età, diciamo, non più verdissima, eccetto Nausicaa stessa, che è giovane, sua sorella e una sua amica. Siamo tutte donne, i gatti non contano. Un po’ intimidite, un po’ scherzose, ci accomodiamo intorno a un tavolo mentre la madre di Nausicaa insiste a ricordarci che nella stanza accanto sono predisposti rinfreschi e che lei può preparare un tè, una camomilla o una tisana in qualsiasi momento.
«Sta’ tranquilla, madre, e lasciaci lavorare. Quando sarà il momento faremo un piccolo intervallo» la redarguisce la nostra improvvisata prof, ed è come tornare sui banchi dalla parte degli scolari. Nausicaa ci propone delle parole chiave intorno a cui comporre il nostro testo. È buffo come la poesia, anche se praticata una sera per gioco, ti chiami sempre in prima persona: è come se ti obbligasse a dire qualcosa su di te, anche se non vuoi. Tant’è vero che non appena arriva il primo input: Io sono… una voce autoritaria dentro di me risponde l’outsider, e niente, sono costretta a scrivere proprio così: Io sono l’outsider.
Ma è destino che la nostra seduta non possa scorrere liscia ed ecco che arrivano in sequenza alcune telefonate da parte di qualcuno che deve arrivare ma che si è perso. Siamo in periferia, in una zona di stradicciole e sensi obbligati, anch’io, che pure sono venuta qui diverse volte, prima di partire ho consultato Google Maps per essere sicura di non sbagliare e di non ritrovarmi, come si dice qui, in un mezzo. È quello che sta succedendo al nostro ospite misterioso, che tuttavia si rivela capace di orientarsi in quel dedalo e dopo soli tre o quattro colloqui con la paziente Nausicaa riesce a raggiungere la casa. È un uomo, l’unico, è giovane e soprattutto è George, caro amico di mio figlio Enrico. Non lo mette a disagio essere l’unico essere di genere maschile e di età inferiore ai trent’anni, parla a voce alta, ha fame, ha sete, finalmente si decide ad accomodarsi a un’estremità del tavolo cui siamo sedute, tutte diligentemente armate di penna e quadernetto, con un bicchiere colmo di Coca Cola e un piattino di biscotti. La madre di Nausicaa gli propone tè, camomilla o tisana.
Nel silenzio, una delle attempate poetesse in erba commenta: «C’è poco da fare, i giovani… è tutta un’altra cosa. Hanno un’energia…»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Tutta un’altra cosa

  1. acabarra59 ha detto:

    ” Siamo tutte donne, i gatti non contano. “. Ho sempre sospettato di non contare. Firmato: un gatto.

  2. marisasalabelle ha detto:

    No, è che io non sono particolarmente gattofila, mentre le mie amiche sì. Mi pare che uno dei gatti fosse maschio, l’altro invece era una gatta…

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