Un brano

Visto che oggi è la festa della donna, propongo un brano dell’immortale romanzo “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu”. L’autrice? Aspetta, ce l’avevo sulla punta della lingua…

Una cosa di cui si cominciò a discutere molto tra i compagni era se le ragazze la dovessero o non la dovessero dare. Perché se da una parte c’era stata la liberazione sessuale e si erano buttate nel cesso la verginità, la castità prematrimoniale e la coppia monogamica, dall’altra i compagni erano combattuti. L’idea di una grande promiscuità in cui tutti si scopavano tutte e viceversa li attraeva non poco, ma poi, se ognuno pensava alla propria, reale o anche solo eventuale, compagna, ecco che le cose cambiavano e il liberi tutti non era più così desiderabile. Vi furono discussioni accanite, l’idea in sostanza era quella che la donna dovesse concedersi a qualunque maschio ne facesse richiesta: l’avevano voluta o non l’avevano voluta la liberazione? La prendevano o non la prendevano la pillola? E allora per quale motivo si ostinavano a tenere le gambe serrate? Dal canto loro, alcune ragazze ostentavano la massima disinvoltura: in fin dei conti, scopare era un esercizio fisico come un altro, si poteva fare con chiunque, bastava averne voglia, bastava provare quella certa eccitazione. A richiesta? E perché no? Bastava che il richiedente non ti facesse proprio ribrezzo, insomma. E che il gioco valesse anche in senso contrario, cioè, se sono io a chiedertelo, tu maschio ti devi rendere disponibile. E non ti preoccupare, che il maschio non si tira mai indietro, come fa il detto? Basta che respiri!
Ma altre, più bigotte, o più complessate, o forse più femministe, non erano d’accordo, il maschio era sempre il solito, voleva trombarti e chiuso lì, senza stabilire una relazione, senza conoscere le tue esigenze, senza nemmeno chiedersi che cosa interessava a te. E in ogni modo si veniva a riprodurre sempre lo stesso cliché, l’uomo sempre con l’uccello fuori, i calzini bucati e il piatto vuoto, e la donna lì, a cucinare e a rigovernare i piatti, compagna o non compagna, a stirare le camicie e rammendare i calzini e all’occorrenza pronta a sdraiarsi sul letto ed allargare le cosce, una serva e una puttana, ecco di che cosa aveva bisogno il maschio, oggi come sempre. Non è necessario dire che Efisia stava dalla parte di queste ultime, era per la chiusura totale, lei, per l’indisponibilità assoluta, e poco importa se qualcuno mormorava che se faceva tanto la stucca era perché, brutta in quel modo, nessuno se la filava.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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