Così imparano

Che l’Alternanza Scuola Lavoro si sarebbe rivelata una bufala non era difficile immaginarlo. Scuole in affanno a cercare aziende disposte a sottoscrivere convenzioni, docenti impegnatissimi a contattare le suddette sacrificando ore di straordinario malpagato (ma niente paura! a fine anno arriva il bonus per gli insegnanti meritevoli!), ragazzi dirottati per centinaia di ore a svolgere attività farlocche, nel migliore dei casi, o lavoro non retribuito, nel peggiore, e tutto questo a danno delle curricolari ore di lezione o delle vacanze estive, brutalmente ritagliate. In questi giorni è un fiorire di articoli che denunciano le storture dell’Alternanza, non solo su riviste specializzate, ma anche sui quotidiani.
Personalmente sono stata contraria alla massiccia introduzione dell’Alternanza fin da quando è stata prospettata col varo della cosiddetta Buona Scuola: non ho nulla contro un ragionevole “assaggio” del mondo del lavoro da parte degli studenti degli ultimi anni, sono anche convinta che quel mondo abbia “qualcosa da insegnare” ai ragazzi, ma non ho visto di buon occhio l’obbligo, il monte ore da paura spalmato su ben tre anni, a partire dalla classe terza, l’erosione del tempo scuola, lo sconfinamento nei mesi estivi, la valutazione dello stage che diventa parte integrante del voto all’esame di Stato. Il tutto senza un minimo di preparazione, né da parte delle scuole, che buttano allo sbaraglio centinaia di studenti e volenterosi docenti diventati improvvisamente allocatori di risorse umane, né da parte delle aziende, che non hanno nessuna competenza per formare i giovani e soprattutto non hanno risorse e personale da dedicare a questa delicata attività.
Quindi ecco, come temuto da noi gufi, l’immancabile impegno degli studenti in Alternanza nella produzione di fotocopie e nella rigovernatura dei piatti, con quali risultati sul piano educativo e formativo, è facile immaginare. Con questo non voglio dire che non esistano esperienze positive, anche lodevoli, di Alternanza: ma per il grosso della platea si tratta di ore di parcheggio, di mansioni insignificanti o gravose, di lavoro non retribuito.
Ma la cosa più bella è leggere i commenti dei lettori dei quotidiani online, in calce ad articoli che denunciano questo scempio: Bene così, affermano alcuni. È giusto che i ragazzi facciano un po’ di gavetta! Cosa credono, che la vita sia tutta rose e fiori? Almeno la smetteranno di credere tutto dovuto… E così via. C’è anche chi si compiace che i ragazzi in alternanza, invece che stare in classe a far lezione di italiano, di inglese o matematica, invece che studiare al pomeriggio, invece che godersi le più o meno meritate vacanze, debbano pulire i cessi di qualche locale: così imparano!

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Così imparano

  1. tramedipensieri ha detto:

    Prepariamo “robot: non devono mica pensare, no? …. :(((((((((((((((((((((((((((((((

  2. Non so, io ho un’esperienza del tutto positiva dell’alternanza, per mio figlio grande, ma è un caso abbastanza particolare, può essere che nella norma le cose non vadano così bene. certo, è un’esperienza positiva grazie all’impegno della scuola e dell’associazione che segue i ragazzi, perché se parliamo di burocrazia, allora… 😦

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non nego, l’ho scritto anche nel post, che ci siano esperienze buone e ottime nell’alternanza. Ma è chiaro che buttare là, senza nessuna preparazione, centinaia di ore per qualcosa come un milione di studenti (quanti, più o meno, saranno i ragazzi che frequentano il triennio nelle scuole superiori italiane) comporta inevitabilmente le storture di cui ho parlato, e che non ho inventato, ma ho raccolto da articoli e testimonianze varie! In ogni caso,se l’idea è “andate pure a fare manovalanza gratuita da McDonald o da chiunque altro e non vi lamentate perché siete dei bambini viziati”, c’è qualcosa che non va. Gli anni di scuola servono per studiare, prepararsi, crescere, diventare dei cittadini consapevoli, non per farsi le ossa e capire che nel mondo del lavoro è meglio se pulisci i cessi senza fiatare….

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