Competenze

Vado a cena con un gruppetto di colleghe, tutte insegnanti di lettere: giuriamo solennemente che non si parlerà di scuola, ma siamo delle coatte, è più forte di noi, e dopo qualche tentativo di orientare la conversazione su altri temi, va a finire che si casca inevitabilmente lì. Le mie amiche hanno frequentato un corso di aggiornamento sulle competenze: è questo il totem della nuova scuola. La docente che ha tenuto lezione gliel’ha detto chiaro e tondo: non ha più senso insegnare arte e letteratura, quello che ci vuole sono le competenze. I ragazzi devono imparare a leggere il giornale, a decodificare la bolletta della luce e il bugiardino delle medicine, a redigere un curriculum. Basta con le poesie, col pessimismo di Leopardi e il male di vivere di Montale, roba da sfigati, roba che fa venire il malumore solo a sentirne parlare. Perché scervellarsi a capire la legge del contrappasso o le strampalate idee di Pirandello? Tanto è tutta roba che non aumenta le competenze, non fa trovare lavoro e ai ragazzi non piace.
Magari è vero, penso, magari ha ragione la docente del corso di aggiornamento, dobbiamo sbarazzarci di tutta questa paccottiglia inutile: siamo cresciuti con l’idea che quella lì sia la Cultura, con la c maiuscola, ma non è vero nulla. Menomale che io sono andata in pensione, che tanto, con la testaccia fatta male che mi ritrovo, non avrei saputo adattarmi al nuovo corso.
Vado a casa con un po’ di malinconia, pensando alle stupidaggini senza senso in cui ho buttato via la mia vita e parte di quella dei miei alunni. Che danni irreparabili gli ho causato! Come evocato dai miei pensieri, ecco che mi arriva un messaggio su WhatsApp da parte di Michele, uno dei miei allievi più affezionati: immagino che voglia rinfacciarmi di avergli riempito la testa di sciocchezze e farmi sentire colpevole della sua sconsiderata scelta di studiare Storia all’università, invece che Ingegneria o Informatica. Apro il messaggio e mi appare una foto: è la Madonna dei Pellegrini, di Caravaggio, che con Michele e pochi altri fedelissimi andammo a vedere nella chiesa di Sant’Agostino, a Roma, dopo esserci sciroppati la cappella di San Luigi dei Francesi che ospita il ciclo di san Matteo.
«Sono a Roma e non ho potuto fare a meno di venire a rivederla» scrive Michele a commento della foto. «Grazie per tutto quello che ci ha insegnato.»
Devo confessarlo, mi commuovo. Ma che scemo, quel Michele! Non lo sa che è tutta robaccia inutile quella che gli ho insegnato?

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Competenze

  1. tramedipensieri ha detto:

    Michele é la prova che cercavi…se mai ne avessi voluto conferma, ma non credo…

  2. marisasalabelle ha detto:

    Non sono una che guarda al passato o che esalta in modo esagerato la cultura d’élite. Sono d’accordo che la scuola debba fornire competenze spendibili. Ma rimango convinta che sia compito della scuola, tra gli altri, offrire a tutti gli studenti, e non solo a quelli che appartengono a un certo ambiente, i minimi strumenti per godere dell’arte e della letteratura. Non tutti apprezzeranno, lo so… del resto non tutti apprezzano la matematica e la biologia, ma è forse questa una buona ragione per smettere di insegnarle?

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