Bonus

Un altro argomento che va molto sui media e che attira commenti anche velenosi è quello relativo al cattivo uso che farebbero i diciottenni del cosiddetto bonus cultura. 500 euro promessi a ogni ragazzo che avesse compiuto 18 anni nel 2016, sulla scia emotiva dell’attentato terroristico di Bruxelles. Ve lo ricordate? Per ogni euro che spenderemo in misure antiterrorismo, ne spenderemo un altro in cultura. Perché è con la cultura, soprattutto, che si batte il terrorismo. Belle parole! Ah, perché quanto a questo, non lo batte nessuno, il Renzi. Un euro in cultura. Che io, per come mi sono formata ormai tanti e tanti anni fa, per questa tara che c’ho nel cervello, quando penso a «euro spesi in cultura» mi immagino biblioteche, progetti teatrali, corsi di lingua per stranieri, laboratori di meccatronica… Ma dice: si fa già, tutto questo! Vogliamo fare di più. E io allora, testa di legno che sono, penso: più biblioteche, più progetti teatrali, più corsi di lingua per stranieri, più laboratori di meccatronica. Invece la soluzione prescelta, come è noto, è stata un’altra: per l’appunto, i 500 euro. Mi ricordo che quando se ne parlò in classe con i miei alunni di quarta dell’anno scorso, e io con la massima ipocrisia (o il massimo fair play, se credete) elencai le mille bellissime cose che avrebbero potuto fare con quei soldi, Andrea, quello che «il sistema è marcio, prof!» si mise subito ad armeggiare con la sua calcolatrice.
«Quanti ragazzi compiono 18 anni nel 2016, prof?»
«Circa mezzo milione.»
«Dunque, mezzo milione per 500… ma sono 250 milioni di euro, prof! Sono un sacco di soldi!»
Ecco, per me quei soldi si potevano impiegare in modo forse meno d’effetto ma più fruttuoso. Forse non ne avrebbero usufruito tutti ma proprio tutti i diciottenni, anche quelli ricchissimi che li ricevono già di paghetta quindicinale, ma sarebbero andati ai più poveri, ai meno fortunati: non c’è niente di più ingiusto che fare parti eguali fra diseguali, diceva don Milani, e io questa me la sono segnata, e non me la dimentico più.
Ora, io odio aver ragione, ma come in altri casi anche stavolta devo dire di aver avuto ragione a diffidare dei 500 euro. Sorvolo sulle difficoltà burocratiche e pratiche, sorvolo sul fatto che il mezzo più comodo per usufruire del bonus (come anche del bonus docenti) sembra essere comprare su Amazon, con tanti saluti alla piccola distribuzione, ai librai indipendenti, eccetera eccetera. Vengo al punto.
Il punto è che molti ragazzi si stanno rivendendo il bonus. Non sono interessati a comprare libri e si mettono d’accordo con persone che invece desiderano farlo: li comprano col bonus e poi glieli rivendono a metà prezzo. Geniale, no?
In margine a questa notizia, rimbalzata da un giornale all’altro, i commenti si sprecano e vanno quasi tutti in una direzione: questi ragazzi sono dei disonesti, degli ignoranti patentati, persone indegne, che sprecano questa meravigliosa opportunità di farsi una cultura pur di accantonare qualche soldo da usare in altre spese certamente meno nobili. Io però non mi scandalizzo poi tanto. Prima di tutto, perché ho visto che fine ha fatto, in molti casi, l’analogo bonus aggiornamento offerto ai docenti: molte persone l’hanno speso per comprare libri di ricette o di gatti da usare come strenne natalizie, hanno comprato un computer ai propri figli o hanno fatto l’abbonamento a teatro alla vecchia nonna e alla badante, tanto per farle uscire un po’ qualche sera. Che differenza c’è fra questo uso improprio di soldi destinati all’aggiornamento dei docenti e l’uso improprio che ne fanno alcuni giovani un po’ spregiudicati? Si dirà: sempre cultura è, anche se chi ne usufruisce non è lo stesso soggetto cui quei soldi erano destinati. Si dirà: va bene comunque, purché si spenda, così a forza di 500 euro magari l’economia ricomincia a girare. Ma io, lo sapete, ho la testa fatta male, e continuo a pensare che investire in cultura sia un’altra cosa: biblioteche, progetti teatrali, corsi di lingue, laboratori di meccatronica.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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Una risposta a Bonus

  1. tramedipensieri ha detto:

    Perfettamente d’accordo

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