È sempre colpa loro

Se la scuola di base non funziona, o non funziona con tutti, non è perché non boccia abbastanza. È perché, a certi bambini, non riesce a insegnare. Colpa di alcuni insegnanti incapaci? Senza dubbio, ce ne sono. E qui il sistema dovrebbe essere in grado di liberarsi di chi non ha le competenze necessarie o di chi non ha voglia di lavorare. Ma siamo sinceri, questi sono i casi meno numerosi. La maggior parte degli insegnanti sono persone preparate e volenterose, che fanno il loro lavoro con passione. Allora, colpa del modo in cui la scuola di base è impostata? Per quanto mi riguarda, sono convinta che la scuola italiana abbia il difetto di voler fare troppe cose. Certo, al giorno d’oggi non è possibile prendere un ragazzino di sei o sette anni e fargli passare il tempo a fare le aste e le cornicette, come vorrebbero alcuni nostalgici. Ma è senz’altro vero che disperdere le energie fra troppe attività è un rischio. Nei primi anni di scuola si dovrebbero dedicare moltissime ore all’apprendimento della lettura e della scrittura, all’acquisizione di un lessico ricco e vario, alla comprensione dei testi. Sono certa che lo si fa: lo si dovrebbe fare ancora di più, insistendo fino a portare tutti i ragazzi a un livello sufficiente di competenza linguistica. Sono certa anche che sia possibile dedicare tanto tempo alla lingua senza annoiare i ragazzi.
Quando un ragazzo esce dalla scuola dell’obbligo con gravi lacune nella sua capacità di lettura, scrittura e comprensione del testo, portarlo a livelli accettabili è un problema. C’è l’età, che non è più quella giusta. Ci sono le abitudini ormai radicate, abitudini per esempio a commettere determinati errori ortografici o sintattici, che è difficile togliere. C’è la mancanza di voglia da parte del ragazzo. Il ragazzo di 14 anni e oltre non è più un bambino, può provare insofferenza o ribellione verso la scuola, può non avere più la curiosità, la voglia di imparare che aveva quando era più piccolo. Inoltre, andando avanti, è inevitabile che lo studio diventi impegnativo, pesante: e molti ragazzi pretendono, certo non per loro colpa, o non solo per loro colpa, di doversi sempre e soltanto divertire. Proporgli un lavoro duro per raggiungere un buon livello di preparazione non è facile. Spesso in classe i ragazzi hanno poca voglia di impegnarsi e quanto al lavoro a casa… È vero quel che si dice, che la scuola italiana sovraccarica i ragazzi, ma è vero anche che senza quelle dure e faticose ore di studio, quelle lunghe sequele di esercizi, si impara ben poco.
Poi c’è la mancanza di voglia da parte dell’insegnante. Che spesso dice a se stesso: cavolo, io insegno in una prima, in una terza superiore. Dedicherò due ore al ripasso delle nozioni di base, ma poi ho altro da fare, non posso dedicare tutto il mio tempo a insegnare gli accenti e gli apostrofi. E non ha nemmeno tutti i torti. Durante la mia lunga esperienza di insegnante ho sperimentato un po’ di tutto. Non sempre i miei tentativi sono andati a buon fine. Un espediente che ho usato alcune volte consisteva nel far lavorare il ragazzo sul proprio testo, evidenziando gli errori, le scorrettezze, i punti non chiari, e lasciando che provasse a correggersi da solo, provasse e riprovasse fino a che non avesse raggiunto un buon risultato. Spesso questo metodo si è rivelato positivo, a volte ha sortito effetti paradossali (nel tentativo di correggere gli errori il ragazzo peggiora il proprio testo fino a renderlo illeggibile…) ma soprattutto ha richiesto un grande dispendio di tempo e di energie, sia mie che degli alunni. Non sempre si può fare: ci sono altre urgenze, ci sono altri argomenti da trattare, ci sono altre materie su cui i ragazzi si devono impegnare.
Altre volte ho discusso i testi prodotti dagli studenti con la classe, lasciando che ognuno desse il suo contributo. È interessante, divertente e funziona abbastanza, ma non si può fare certo con ogni testo, in ogni momento dell’anno.
Nei miei tentativi di aiutare i ragazzi a migliorare le loro competenze di lettura e di scrittura, ho avuto qualche successo e molti insuccessi, ma una cosa devo dire: che, nel caso dei ragazzi già grandi, come quelli con cui avevo a che fare io, si possono ottenere dei risultati solo se da parte del ragazzo c’è un reale interesse a migliorare. Se il ragazzo scribacchia qualcosa alla bell’e meglio, se non ha voglia di riflettere sul modo in cui utilizza la lingua, se non cerca di capire fino in fondo in cosa consistono i suoi errori e se non dedica tempo e attenzione alla scrittura, i risultati non ci sono. In questo caso è giusto riconoscere che le possibilità che l’insegnante ha di incidere realmente sull’apprendimento sono limitate. E molto spesso neanche il timore di ricevere voti molto bassi funziona: chi ha esperienza di scuola lo sa.
Un’altra questione riguarda la lettura. È risaputo che chi legge molto impara a scrivere correttamente con grande facilità. Bisogna che i ragazzi leggano! Eppure non è facile farli leggere.
«Bisogna che i professori assegnino agli studenti la lettura obbligata di almeno due libri al mese.»
«Odio la lettura, e la colpa è della mia professoressa delle superiori, che mi obbligava a leggere almeno due libri al mese!»
Poveri professori, sempre in mezzo, di riffa o di raffa è sempre colpa loro, invece tutti gli altri, quelli che commentano a tutto spiano sui social, loro sì che saprebbero come fare, e che ragazzi fantastici verrebbero fuori, se solo si desse retta a loro!

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a È sempre colpa loro

  1. ambrahorse ha detto:

    Penso che sia proprio così e comunque di sfondoni se ne trova anche in articoli di giornale….

  2. marisasalabelle ha detto:

    Puoi starne certa…

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