Dell’esame di Stato

Dal 1973, anno del mio diploma liceale, ne è passato di tempo. In questi quasi 45 anni ho visto cambiare diversi tipi di esame di Stato, o di maturità che dir si voglia, quindi come l’autore dell’Ecclesiaste posso dire “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. Ai miei tempi c’era l’esame con tutta la commissione esterna, un “membro interno” dal sapore vagamente priapico, due scritti e due sole materie all’orale, scelte con un sistema a dir poco cervellotico. Nessuna trasparenza, non ti facevano vedere gli elaborati, non davano voti, guai dare voti, solo giudizi: perciò quel numero finale saltava fuori inspiegabile, come il responso di un oracolo. Io presi 47, un voto molto basso rispetto alle mie aspettative, e non ho mai saputo perché: so di essere stata stranamente intimidita all’orale, non capivo le domande del professore di filosofia, e mi fu detto che il tema “non era piaciuto”, senza che mi sia mai stato spiegato in che cosa non andava.
Questo esame, dichiaratamente sperimentale, è durato molto a lungo: dal 1969 al 1998. Trent’anni per un esperimento. Io ho fatto in tempo anche a vederlo stando dall’altra parte della cattedra. Poi, dal 1999, abbiamo avuto l’esame in centesimi, col credito alla carriera, ma l’esame in centesimi ha subito mille variazioni: con o senza ammissione, con o senza obbligo di frequenza, con 20 o 25 crediti, con commissione interna o mista, con qualche insufficienza o con tutte le sufficienze… Ricordo che nei primi anni 2000 non erano previsti né una minima media per l’ammissione, né una minima frequenza. Si andava all’esame comunque, anche con la media del 3, bastava avere voti in tutte le materie. L’unica penalità consisteva nel fatto che non si aveva nessun punto di credito per la classe quinta. In quegli anni parecchi ragazzi non frequentavano, una volta arrivati in quinta, e non studiavano, tanto all’esame si andava comunque. Certo, il rischio di essere bocciati c’era, ed era maggiore che oggi, ma i ragazzi speravano nella loro buona stella o, per dirla in termini un po’ più rustici, in una botta di culo che qualche volta arrivava. Quello credo che sia stato il punto più basso mai toccato dall’esame di Stato.
Il bello, comunque, è che alla fine poco cambia. Perché la scuola è una macchina lenta ma implacabile, che ha bisogno di scaldare i motori ma poi si adatta a qualunque percorso, quindi bene o male sa trovare il modo di portare all’esame, diplomare o non diplomare gli alunni con qualsiasi tipo di regole.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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Una risposta a Dell’esame di Stato

  1. speranzah ha detto:

    Mi sono diplomata nel 1986 e alla fine ho richiesto di avere il giudizio scritto dell’esame. Ho preso 48 perché “le brillanti prove sono state schiacciate da quella negativa di matematica”. Lo sapevo, ma vederlo scritto è stato molto importante per me.

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