Ammissione

Ora tutti si tapinano perché nei decreti attuativi della Buona Scuola si elimina l’assurda norma in base alla quale si poteva essere ammessi all’esame di stato solo avendo la sufficienza in tutte le materie. Pur non essendo affatto una sostenitrice della riforma renziana, su questo particolare non posso che dar ragione al legislatore. Infatti l’ammissione con tutte sufficienze, da un punto di vista astratto, rappresentava un’ambizione eccessiva: non tutti i ragazzi vanno bene in tutte le materie, non tutti vanno d’accordo con tutti i professori, è possibile che qualcuno abbia delle difficoltà o lacune che non riesce a superare e che vuoi fargli, impedirgli di diplomarsi? La valutazione di ammissione all’esame è giusto che sia ampia, che valuti lo studente nel suo insieme, come persona che ha compiuto un percorso e non in base alla somma dei suoi voti. Da un punto di vista più terra terra, invece, la regola delle tutte sufficienze ha portato negli anni a notevoli storture: quando un ragazzo arrivava allo scrutinio finale con una o due insufficienze il consiglio di classe alzava quei voti, li portava a 6 (ricordiamoci che i voti li propone il docente della materia ma li assegna il consiglio di classe) e successivamente assegnava il credito, che risultava più alto di quanto quello studente avrebbe meritato. Paradossalmente, uno studente che avesse avuto tutti 6 guadagnati onestamente e 8 in condotta, aveva una media e quindi un credito più bassi di uno studente che fosse partito con 5 in una materia, 4 in un’altra e 9 in condotta o 7 in un’altra disciplina…

Dice: ma così saranno promossi tutti… perché, non era la stessa cosa fino a ora? Chiaramente, era difficilissimo bocciare all’esame uno studente che pur con prove insufficienti, aveva un’ammissione del tutto sufficiente, come voleva la norma. L’anno scorso, quando ho fatto gli esami a Pescia, è capitato il caso di alcune ragazze che hanno fatto male sia scritti che orali ma che sono state diplomate perché l’ammissione, almeno apparentemente, rivelava preparazione sufficiente, il credito era abbastanza alto, i membri interni della commissione non erano disposti a bocciare chi avevano portato all’esame anche alterandogli qualche voto. Quindi, ben venga l’ammissione con la media del 6, con una pagella meno ipocrita e con un credito proporzionato. Il che, detto da un’antirenziana totale, è tanto!

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Ammissione

  1. wwayne ha detto:

    Sulla questione della media del 6 si può discutere; trovo invece indiscutibilmente asinina la decisione di abolire la terza prova. Alcuni indirizzi (come lo scientifico) hanno quasi sempre una seconda prova impossibile, e quindi per loro la terza prova è un’autentica scialuppa di salvataggio. Se gli togli quella, per molti di loro sarà ancora più complicato strappare il fatidico 60.
    Peraltro, nel nuovo esame di maturità non soltanto la terza prova verrebbe abolita, ma la seconda andrebbe a pesare 5 punti in più sul voto finale. Oltre al danno la beffa.

  2. marisasalabelle ha detto:

    La terza prova è in effetti piuttosto anomala, essendo formulata dalla commissione: da noi è sempre stata la più difficile, quella che abbassava la media. A me piuttosto dà perplessità questo aumentare il credito in maniera esagerata (40 punti su 100): so per esperienza che i ragazzi maturano con gli anni e non è facile che uno studente abbia un profili esemplare dalla terza alla quinta, d’altronde è comunque arrivato in quinta, quindi dei punti se li è guadagnati… Ecco, io penso che dare 40 punti al credito e 60 all’esame comporti una quasi inesistente possibilità di essere bocciati (e sarà meno forte anche la selezione in sede di ammissione) mentre sarà ancora più difficile arrivare al 100 o al 100 e lode, perché bisognerebbe aver viaggiato col turbo in un’età, peraltro, in cui si è in crescita e non sempre gli studenti sono irreprensibili. Insomma un ragazzo che ha fatto un’ottima quinta e un eccellente esame, se ha avuto voti mediocri in terza e in quarta non potrà avere un buon punteggio. Mi domando a chi, oltre che agli studenti, si chiede tanto…

    • wwayne ha detto:

      E’ vero, da giovani è più difficile avere continuità di rendimento. Tuttavia, gli studenti tendono a stabilizzarsi su un determinato livello già durante il primo anno di superiori: di conseguenza, arrivati addirittura al terzo dovrebbero già aver imparato ad evitare clamorosi scivoloni.
      Riguardo al far pesare di più il percorso triennale rispetto alle prove finali, Le dirò che io al contrario sono molto favorevole. Alle prove finali conta soprattutto l’impressione che fai ai commissari esterni, la tua capacità di “saperti vendere” ai loro occhi: proprio per questo ho visto tanti ottimi studenti uscire con voti ridicoli perché “non erano piaciuti”, e altri che avrebbero meritato un 60 e un calcio in culo uscire con voti super gonfiati, perché “erano rimasti simpatici.”
      Certo, tutto questo continuerà ad esserci, ma qualsiasi riformulazione che contribuisca a ridurre il peso dell’ “effetto simpatia” è ben accetto. Anzi, è accolto a braccia aperte.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Be’, vedremo come andrà. Io ormai osservo con distacco, anche se sempre con interesse. la scuola è un po’ come la chiesa: un gran corpaccione apparentemente inerte, ma capace di digerire e reinterpretare a modo suo tutti i tentativi, più o meno buoni, di “riforma”. Anche se credo che le riforme di questi ultimi anni, soprattutto con la massiccia invadenza delle aziende e dell’alternanza, cambieranno in modo netto il volto della scuola.

    • wwayne ha detto:

      Non vale solo per la scuola o per la Chiesa, ma per l’Italia in generale. Tomasi di Lampedusa lo sintetizzò magistralmente nel suo Gattopardo: l’Italia è il paese in cui tutto deve cambiare perché tutto resti come prima. Ogni tanto bisogna dare l’impressione di fare un po’ di pulizia, perfino di rivoltare tutto come un calzino se la folla è particolarmente inferocita, ma in entrambi i casi si tratta spesso di una pura illusione: basta grattare un po’ la superficie, e scopri subito che niente è cambiato. E forse è anche meglio così, perché l’attuale classe politica è così mediamente mediocre che se loro cercassero di cambiare davvero qualcosa, foss’anche con buone intenzioni, finirebbero sicuramente per cambiarlo in peggio.

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