Sana e salva

In una mattina di tempo orribile, in cui tonnellate d’acqua si riversano dal cielo, devo andare da mia madre. Abita a cinquecento metri da me, ma prendo la macchina per evitare di arrivare completamente fradicia a casa sua. La pioggia scende implacabile, i tergicristallo vanno alla massima velocità ma non riescono a sgombrare il parabrezza dai ruscelli che lo inondano e impediscono la visuale. In più è buio, ho acceso i fari, vado a passo d’uomo nella speranza di non investire qualcuno o di non schiantarmi contro un muro.
Conto di trattenermi da lei “finché non spiova”, ma rischio che mi succeda come a quel personaggio di Cent’anni di solitudine, che dovette restare nella casa in cui si era rifugiato per quattro anni, sei mesi e dieci giorni (non sono sicurissima della citazione, non ricordo le parole esatte e la mia copia di Cent’anni è a brandelli). Quindi a un certo momento decido di andar via, diluvio o non diluvio.
«Telefonami quando sei arrivata a casa» si raccomanda mamma, sempre apprensiva.
Una volta a casa faccio il suo numero: «Sono arrivata sana e salva!»
Mi risponde una gentile voce che non riconosco: «Mi fa molto piacere per lei, signora, con questo tempaccio… ma potrei sapere chi è?»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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