Potrei

Libri letti nel 2016… un centinaio, più o meno. Non posso dar conto di tutti, anche perché della maggior parte mi sono già dimenticata. Restano nella memoria quelli che mi hanno colpito, in un senso o nell’altro. Inizierò da La guerra verticale, di Diego Leoni. Parla della prima guerra mondiale, in particolare della guerra sul fronte alpino, anzi, sulla fronte, come si diceva allora. Di montagne violate, scavate, addirittura fatte saltare con l’esplosivo; di strade, teleferiche, trincee, rifugi; di popolazioni sfollate, di muli, asini, cavalli e buoi, di alberi tagliati o bruciati, di un paesaggio modificato per sempre.

Proseguo con la rilettura del primo volume della Recherche: La strada di Swann, di Marcel Proust. Una mia cara amica diceva che ogni dieci anni bisogna rileggere Proust. Io, la prima e unica volta che l’ho letto, è stato 35 anni fa. Ma quest’anno, complice il fatto che sia la mia figlia più grande che il mio figlio più giovane hanno deciso di avvicinare l’opera monumentale (come diceva quel mio alunno: prof, dov’è quel monumento di Marcel Proust?), ho deciso che valeva la pena di rimettermici anch’io. Che dire? Proust non è esattamente scoppiettante, è lento, descrittivo, autoriflessivo. È meraviglioso. Aspetto che mi rientri il secondo volume, All’ombra delle fanciulle in fiore, e poi vi saprò dire.

Purity, di Jonathan Franzen. Questo è un autore che fa discutere: c’è chi lo ama e chi no. A me piace. Mi sembra che sappia svelare i rapporti tra le persone, tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra amanti, con una straordinaria profondità.

Edgardo Franzosini, Questa vita tuttavia mi pesa molto. La biografia, un po’ vera e un po’ fantasticata, di Rembrandt Bugatti, “il Bugatti sbagliato”, come dice Franzosini. Quello che non ha fondato una casa automobilistica, che faceva lo scultore di animali e che si è suicidato dopo aver assistito allo sterminio degli animali dello zoo di Anversa, durante la prima guerra mondiale. Questo piccolo libro edito da Adelphi è un autentico gioiellino: ha vinto il premio Dessì, avrei voluto vincerlo io, ma non rosico, perché quando uno è bravo lo so riconoscere.

Annie Ernaux: di questa autrice francese recentemente riscoperta ho letto tre piccoli libri, Il posto, Gli anni, L’altra figlia. Con uno stile molto asciutto, quasi impersonale, riesce a far rivivere gli anni della sua giovinezza e le vicende della sua famiglia in modo davvero suggestivo.

Potrei continuare ancora per molto. Potrei, davvero. Ma voglio risparmiarvi. Per ora, almeno.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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3 risposte a Potrei

  1. wwayne ha detto:

    Io invece, se dovessi citare le mie letture migliori del 2016, il primo nome che farei sarebbe senza dubbio “Lascia che accada” di Amber L. Johnson. Un libro delicatissimo su una ragazza che si innamora di un coetaneo con la sindrome di Asperger, e quindi sugli eroici sforzi che lei compie per accettare tutte le pesanti anormalità che derivano dall’avere una relazione con lui.
    Avrei voluto recensire questo romanzo, ma ogni volta che ci provavo mi rendevo conto di camminare su un campo minato, perché qualsiasi cosa io scrivessi rischiavo di risultare involontariamente offensivo nei confronti delle persone diversamente abili. E quindi ho dolorosamente rinunciato.
    Dato che tengo un elenco dei libri letti quest’anno nella posta elettronica, glielo copio&incollo:

    Simon Lelic, “Punto di rottura”
    Morgan Matson, “Noi due ai confini del mondo”
    Noble Smith, “I figli di Zeus”
    Andrea Vitali, “La figlia del podestà”
    Lewis B. Patten, “Ultima notte a Cottonwood”
    Joe R. Lansdale, “Honky Tonk Samurai”
    Amber L. Johnson, “Lascia che accada”
    Joyce Carol Oates, “Due o tre cose che avrei dovuto dirti…”
    Dorit Rabinyan, “Borderlife”
    Amy Harmon, “I cento colori del blu”
    Joyce Carol Oates, “Jack deve morire”

    Una lista alquanto risicata, lo riconosco. Tuttavia, questo per me è stato un anno pieno di periodi super – impegnati, e quindi è già un successo aver superato quota 10.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Ho già notato in altre occasioni che non leggiamo le stesse cose… Io non uso fare elenchi dei libri che ho letto, li prendo in biblioteca pescando tra quel che trovo e seguendo l’ispirazione del momento: solitamente quattro o cinque al mese, ma da quando non lavoro più il numero è aumentato. Il bello è che la maggior parte delle letture mi esce di mente un minuto dopo aver terminato il libro…

    • wwayne ha detto:

      E’ normale: quando leggi in maniera compulsiva, chiudendo un libro e passando subito ad un altro, a quel punto le trame finiscono o per sovrapporsi tra loro nella tua testa, o per evaporare appena finita la lettura. A me succedono entrambe le cose. 🙂 Grazie per la risposta! 🙂

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