Sono io

Sono io. Sono io che invecchio, che divento sempre più acida e bisbetica. Sono io che non so più leggere, che non so più apprezzare le opere letterarie. Dev’essere così per forza, se no non si spiega.

Vado in biblioteca, in cerca di qualcosa di appetibile tra gli scaffali della narrativa. Le novità più recenti non ci sono ancora, devo aspettare qualche mese, forse un anno per trovare i testi che attualmente figurano nella hit parade delle vendite.

«Ma tu leggi sempre libri vecchi?» mi chiede scandalizzata l’amica Vincenza, sempre a caccia dell’ultimo best seller.

«Che importanza ha, i libri non hanno una data di scadenza, non sono mica mozzarelle!» rispondo.

Intanto osservo i volumi messi in bella mostra sugli espositori, i titoli incolonnati sui ripiani: cerco un autore di gialli di cui ho sentito parlare bene, il suo romanzo più recente non c’è, ma posso provare con questo, uscito tre anni fa… E qui, ecco un grande scrittore di fama internazionale: ammazza che librone ha scritto, devo leggerlo assolutamente. Completo la serie con alcuni testi cui davo la caccia da un po’ e soddisfatta del bottino me ne torno a casa.

Inizio col giallo ma mi basta scorrerne qualche pagina per sentire una profonda delusione. L’autore, come molti tra i giallisti italiani, vuol battere sul tasto dell’umorismo, ma mi pare che non riesca nell’impresa. Battute a getto continuo, solo poche delle quali riescono a strapparmi un sorriso. Mi piace l’ironia, ma mi irritano quegli scrittori che, invece che un romanzo, sembra stiano scrivendo il copione per un varietà. La trama a quel punto si rivela un mero pretesto, i personaggi risultano stereotipati… tengo duro fino a pagina 50, poi chiudo il libro: non fa per me.

Decido di darmi alla vera letteratura, basta con questi polizieschi, sono certa che un’opera di spessore (saranno almeno dieci centimetri…) mi impegnerà di più ma indubbiamente mi darà maggiore soddisfazione. Così intraprendo la lettura del glorioso mattone… l’autore inizia con un piglio lirico, che non è il registro che amo di più, ma procedo nella lettura. Arrivo in fondo alla prima pagina e mi accorgo che non ho capito nulla. Tra ardite metafore, aggettivi in soprannumero, qualche termine appartenente al lessico della biologia o della chimica organica (non sono molto ferrata in materia…) le frasi si dipanano chilometriche e assolutamente incomprensibili. Rileggo con calma, mi aiuto col vocabolario, mi sforzo di decifrare le figure retoriche: decenni di pratica di letteratura mi avranno pur insegnato qualcosa! Tanto per farmi un’idea scorro velocemente il tomo: pagine e pagine di scrittura densissima, senza dialoghi, senza a capo; intravedo qua e là parole come rodopsina, aldeide, penero. Leggo che il protagonista si rinchiude in una conchiglia di calcestruzzo e chiudo il libro, sconfortata: non ce la posso fare.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Sono io

  1. tramedipensieri ha detto:

    Beh, scusa come minimo dovresti dirci il titolo e l’autore…..

  2. mapiova ha detto:

    Mi consola sapere che ogni tanto anche le professoresse d’italiano faticano a finire un libro o a capire quello che leggono. Non ho mai pensato che potesse succedere!!!

  3. marisasalabelle ha detto:

    Succede eccome!
    Riguardo al giallo che ho abbandonato, in realtà questo mi è successo con almeno due romanzi (anche tre) di autori italiani, di cui però preferisco non dire il nome… Prima che diventassi anch’io “un’autrice” mi sentivo più libera di criticare, ora temo che si possa dire che storco il naso solo per invidia, perché questi scrittori hanno più successo di me.
    il giallo in Italia è stato per tantissimo tempo considerato un genere di serie B o C, e tranne alcune eccezioni i giallisti italiani sono stati a lungo solo degli scribacchini, non all’altezza dei colleghi stranieri. Ma da qualche tempo le cose sono cambiate: si pensi all’affermazione di autori come Camilleri, Carlotto, Manzini… Una delle declinazioni del giallo all’italiana è in chiave ironica, o addirittura comica. Sebbene anch’io sia portata verso una scrittura ironica, provo un certo fastidio verso quegli autori che esagerano (secondo il mio giudizio, è ovvio!) scrivendo romanzi letteralmente scoppiettanti, dove le battute si sprecano e la storia diventa del tutto inverosimile. Dopo un po’ tutta quell’esuberanza mi annoia; anche da un genere di intrattenimento com’è il poliziesco mi aspetto qualcosa di più, uno spaccato di vita, una riflessione su tematiche individuali o sociali, questa però è una cosa mia, voglio dire, tanti lettori invece si divertono un sacco nel leggere libri di questo tipo.
    Riguardo al grande scrittore, questo lo posso indicare con nome e cognome: è Mircea Cărtărescu, un famoso scrittore rumeno. Mi sono accostata a uno dei suoi poderosi romanzi (Abbacinante-il corpo) probabilmente nel modo sbagliato, una sera alle undici, a letto, un momento in cui forse non è il caso di affrontare opere troppo impegnative. Ma qui mi cospargo il capo di cenere: in errore sono io, e cercherò di avvicinare la sua opera con più calma e concentrazione!

  4. stefano ha detto:

    Io spero che continui a trovare libri che non ti piacciono, così escono post più divertenti.

  5. marisasalabelle ha detto:

    A breve la relazione su una serata dedicata alla poesia contemporanea… 😉

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