La migliore scelta

Vado in banca a pagare un MAV. Lo so, potrei pagarlo comodamente da casa, utilizzando l’home banking, ma un po’ sono pasticciona, un po’ preferisco uscire, così mi reco alla mia filiale, che guarda caso si trova proprio davanti alla mia ex scuola. Nel piazzale intravedo mandrie di minorenni in transumanza, dalla palestra al bar, dal campetto al chiuso dell’aula: da lontano non riconosco nessuno dei miei e non mi avvicino per una sorta di pudore che mi prende quando abbandono luoghi che mi sono stati familiari a lungo. Temo che qualcuno mi sbarri la strada dicendomi: «Che fai tu qui? Non lo sai che ormai sei fuori?» o che, addirittura, la gente mi passi accanto indifferente, come se non fossi mai esistita.

Quindi passo oltre, costeggio il piazzale, svolto a destra, parcheggio davanti alla banca, entro. Sono pochi i clienti in attesa e poi a me, quando ho un giornale o un libro da leggere e una sedia su cui appollaiarmi, fare un po’ di coda non mi scomoda più di tanto. È quasi arrivato il mio turno quando mi si avvicina solerte un impiegato.

«Posso esserle utile, signora?»

Odio quando qualcuno mi chiede se può essermi utile, mi succede più che altro quando entro in un negozio di abbigliamento e ho solo voglia di curiosare, ma la commessa mi attende al varco col suo sorriso e la sua offerta di aiuto che immancabilmente mi induce a prendere la via dell’uscita.

«Devo solo pagare questo MAV» rispondo.

«Sa che è possibile pagare tramite il bancomat?»

Lo so, sì, ma… Rassegnata, seguo l’uomo verso lo sportello automatico piazzato proprio al centro della sala. L’impiegato digita un codice. La macchina si mette faticosamente al lavoro: compare sullo schermo la classica rotellina che gira, gira, gira… Intanto io sbircio il display sul quale scorrono i numeri: ne mancano solo due al mio, avrei fatto presto anche aspettando il mio turno e avrei pure finito l’articolo che stavo leggendo. La rotellina non smette di girare:

«No, per questa via non si va avanti» dice l’uomo. «Proviamo in un altro modo.»

Infila il mio MAV in una fessura e aspetta il responso della macchina.

«Niente, non me lo riconosce!»

Sul display, sarei la prossima, se non fossi impegnata qui con questo signore. Che dopo aver tentato altre due o tre mosse mi restituisce il documento:

«Forse è meglio se si rivolge allo sportello.»

«Certe volte» commento mentre vado a munirmi di un nuovo numeretto «il buon vecchio essere umano è ancora la migliore scelta.»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a La migliore scelta

  1. tramedipensieri ha detto:

    … Non posso che concordare …

  2. marisasalabelle ha detto:

    Per fortuna serviamo ancora a qualcosa!

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