Esodo

L’esodo non è stato come me lo immaginavo. Temevo code in uscita, strade intasate, sinfonia di clacson. Niente di tutto ciò. Siamo usciti alle otto nella strada deserta. Non tutte le auto parcheggiate ai bordi sono state rimosse, un’ambulanza sotto un portone carica un signore in sedia a rotelle. La mia vicina porta fuori la spazzatura:

«Non va via, signora?»

«Oh, verrà la mi’figliola a prendermi… fra un’ora o due…»

«Ma alle nove chiudono i varchi!»

«Oh, sì! Figuriamoci!»

Niente da fare, la gente non ha più il senso della tragedia. Noi intanto approfittiamo dell’evacuazione per passare una giornata in montagna. La sera, al rientro, sono un po’ nervosa: e se al posto di casa mia ci fosse una voragine? Invece trovo ogni cosa al suo posto e la nostra cagnetta che, ignara di tutto, ha trascorso la giornata tra la sua poltrona preferita e qualche puntatina in cortile. Telefono a zia Marietta:

«Pronto?»

«Pronto! Qui non c’è nessuno!»

«Sono io, zia! Tutto bene?»

«Io chi? Guardi che se lei è della protezione civile ha sbagliato numero! Questa è una casa disabitata!»

«Zia, l’emergenza è finita, puoi uscire da sotto il letto e riprendere le tue abitudini. Va tutto bene!»

«Dici?»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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