Brani

Nel nostro giro di presentazioni, noi “fantastici quattro”, abbiamo letto ciascuno qualche brano della propria opera. Piace al pubblico la lettura dei testi o lo annoia? Ci sono pareri diversi sulla questione; a parte le presentazioni che ho fatto io, dove ho quasi sempre letto qualcosa, ho partecipato a tanti incontri con altri autori, e mi ha sempre fatto piacere avere un assaggio di ciò che venivano a propormi. Quindi, via con le letture anche per noi. In cinque serate ci sono state delle variazioni, ma i brani preferiti sono stati  ripetuti più volte. Ho capito che il pezzo forte di Salvatore è quello in cui Elena chiede a Michele di che colore sia, affermando che ogni persona ha un diverso colore che la caratterizza, mentre Donatella ha manifestato predilezione per l’incontro tra Viola, la protagonista, e la gentile proprietaria dell’erboristeria; Valentina ci ha intrattenuti con l’Isola del Titano e le anziane donne vestite di nero, e io…

Già: qual è il mio brano preferito? Ce ne sono alcuni che mi piacciono, in realtà. Uno è quello che Francesca Matteoni (che me l’ha pubblicato su Nazione Indiana) chiama “Amore e attacchinaggio”, un altro  è quello che delinea i rapporti tra Efisia e la cugina Ada, per non parlare dell’assassinio di Efisia, che però non si può leggere in pubblico causa spoiler. Ma se devo indicare a occhi chiusi  un brano da leggere, io scelgo la nascita di Efisia. E così eccomi che la propongo al drappello di disperati che a Nuoro sfidano il freddo per amor nostro, e mentre leggo col dovuto pathos le fasi del travaglio, il parto difficile, l’abbandono del neonato su una poltrona, dato per morto, fino al momento in cui la levatrice solleva il fagottino dimenticato e si accorge che la creatura è viva, ed è una bambina, ed è anche particolarmente brutta, una parte del mio cervello pensa a quei poveri ascoltatori, che dopo i brani poetici ascoltati dalla viva voce dei miei amici e comprimari, sono costretti a confrontarsi con la neonata Efisia,  con la testa mostruosamente allungata dal forcipe, gli occhi storti e una macchia violacea sulla fronte… e mi domando, poveracci, ma cosa mi hanno fatto perché io li debba sottoporre a tanto?

È così che, per riscattarmi da tanto pessimismo sparso a piene mani, acconsento a produrmi per ben due serate consecutive nell’interrogatorio delle prostitute. È un brano che per me non è particolarmente significativo, ma riscuote sempre un certo successo perché vi sono coinvolte puttane di varie nazionalità e io, leggendolo, cerco di riprodurre come meglio so le loro diverse parlate. Ma stavolta, durante la lettura, sono assalita da un sospetto: e se tra le gentili signore del pubblico ci fosse una bosniaca o una russa, e si sentisse offesa dalla mia innocente presa in giro, e si alzasse dalla sua postazione per venire a dirmene quattro davanti al tavolo dei conferenzieri? Già mi pare di vederla, una donna alta e robusta, con una vistosa capigliatura biondo platino, un abito rosso fuoco dalla generosa scollatura, che mi si rivolge indignata:

«Io venuta da Russia, io fa lavoro onesto in Italia, io non capito perché tu rappresentato me come prostituta…»

 

 

 

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Brani

  1. tramedipensieri ha detto:

    Ahahah sei tremenda.mente simpatica 😂😂😂

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