Di sbagliato

Qualcosa accomuna i romanzi dei miei amici che hanno partecipato con me al tour in Sardegna: si tratta di storie di riscatto e di rinascita, a detta dei loro stessi autori. C’è un giovane che vive in una stazione ferroviaria e colleziona gli oggetti smarriti dai passeggeri. Da bambino ha sofferto, la madre l’ha abbandonato, perciò lui non si fida più delle persone e preferisce gli oggetti, che, dice, non scappano, non se ne vanno da dove li hai messi. Ma poi accadono due cose: il ritrovamento del suo diario di bambino, che la madre aveva portato via con sé, e l’incontro con una donna, la nascita di un amore. Da questi due eventi, se ho capito bene, inizia la rinascita di Michele, il suo riscatto, la ricerca delle sue radici.

Radici, riscatto, rinascita sono anche parole chiave dei due romanzi di Valentina e Donatella, che pur nella diversità delle vicende hanno parecchi punti in comune: in entrambi le protagoniste sono due giovani donne che, in un momento di crisi, intraprendono un viaggio alla ricerca delle proprie radici, incontrano una o più donne portatrici di una saggezza antica, iniziano un percorso di rinascita…

Mentre i miei amici presentavano le loro opere, accompagnandole con parole quali “sogno”, “magia”, “fiaba”, io mi sentivo la solita bastian contrario, l’eterna outsider, quella che non ha sogni da regalare, nessun percorso di rinascita da suggerire, ma solo una storia aspra come un limone, un’eroina brutta e scontrosa, una morte delle più umilianti, e nemmeno la consolazione di vedere l’assassino finire dietro le sbarre.  Ma cosa ci avrò di sbagliato nella testa?

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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11 risposte a Di sbagliato

  1. corvobianco213 ha detto:

    Troppi lieto fine (o lieti fini? mah…) nel mondo dei libri e del cinema, ogni tanto ci vuole qualcuno che ci riporti alla realtà. 😉

  2. marisasalabelle ha detto:

    Io sono l’esatto contrario del romanticismo, del sogno, della magia. Ho scritto un libro che non vuole in alcun modo essere consolatorio, ma mi accorgo che alla maggior parte delle persone piacciono le storie romantiche, confortevoli, “che facciano sognare”. Quindi le mie possibilità di incontrare il favore del pubblico sono limitate a un esiguo manipolo di masochisti…

    • wwayne ha detto:

      In tempi di crisi la gente ha bisogno di sperare e di sognare. Non a caso dopo la crisi del ’29 in America spopolavano i film di Frank Capra, e quelli con Ginger e Fred.
      Ha anche bisogno che le opere di finzione (siano esse libri, film o qualsiasi altra cosa) ritraggano un mondo dove tutto è ben definito: questo è il bene, questo è il male, questa è la linea bella grossa che li separa. Questo è il personaggio cattivo, questo è il personaggio buono: il primo perde, il secondo vince. Di tutto questo la gente ora ha bisogno più che mai, perché vive in un mondo dove si è perso ogni punto di riferimento, dove anche l’ovvio non è più ovvio. La religione ridicolizzata e accantonata, la politica vista come nemica dei cittadini anziché al loro servizio, la famiglia vissuta come una sorta di laboratorio dove si può sperimentare ogni soluzione ché tanto qualsiasi combinazione andrà bene… tutto questo genera un senso di smarrimento decuplicato rispetto a quello di cent’anni fa, che Pirandello descrisse così bene nel fu Mattia Pascal e in molte altre opere.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Però ogni tanto ci vorrà anche qualcuno che racconti la realtà com’è e non solo come vorremmo che fosse?

    • wwayne ha detto:

      Certamente, e infatti dal punto di vista etico scrivere un racconto verosimile e aderente alla realtà o non farlo sono scelte perfettamente equivalenti. Semplicemente, in questo momento il pubblico predilige trame, diciamo così, edulcorate. Ma nel panorama letterario c’è spazio per tutti i tipi di storie, non si preoccupi. 🙂 A presto! 🙂

  4. RobySan ha detto:

    Io sono buono, ma non vinco niente. (Però: Ginger & Fred, eh! avercene.)

  5. ambrahorse ha detto:

    almeno sei originale, no?

  6. tramedipensieri ha detto:

    Il tuo libro non ha niente di sbagliato, assolutamente. Un libro bellissimo che ho letto tutto d’un fiato. E’ la realtà, e la realtà non è sempre e solo “sogno”.

    Forse a mio avviso si sta sognando un pochino troppo…eh…

  7. marisasalabelle ha detto:

    Devi sapere, cara, che quando dico “che cos’ho di sbagliato”… in realtà esercito una sorta di snobismo… ho scritto la storia di Efisia con convinzione, volendo raccontare proprio quel tipo di storia…
    Non ho nulla contro i libri che “fanno sognare”, né contro chi cerca questo in un libro: è assolutamente legittimo. Solo, penso che la letteratura abbia fra le tante, anche la funzione di fare un po’ soffrire, suscitare dubbi, mettere inquietudine. Io, forse, sono più portata per questo aspetto e meno per l’altro!

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