Giovedì

Ore 7.30, sono alla stazione di Pistoia, in partenza per il mio ultimo giorno di esami. In anticipo come sempre, vado a comprare il giornale.

«Mi dà la Repubblica?»

«Ecco! Un euro e cinquanta.»

Io, che avevo preparato due euro, sono perplessa.

«Come mai non c’è il Venerdì?»

«Perché oggi è giovedì, signora.»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Giovedì

  1. tramedipensieri ha detto:

    Ecco, mi ci ritrovo 😀

  2. marisasalabelle ha detto:

    Meno male… non son la sola rincoglionita…

  3. wwayne ha detto:

    Io invece l’unico giornale che apprezzo davvero è Il fatto quotidiano. Non ne faccio una questione di ideologia politica, ma semplicemente di intrattenimento: a leggere qualsiasi altro giornale mi annoio, a leggere Il fatto invece mi diverto, perché molti dei suoi articoli sono scritti con un sarcasmo non troppo velenoso che trovo assolutamente adorabile. E poi, lo preferisco anche per una questione di informazione: leggo gli altri giornali e non trovo nulla che non abbia già sentito altrove, leggo Il fatto quotidiano e scopro invece un sacco di notizie e di dettagli che altrimenti non avrei mai scoperto.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Leggo Il fatto quotidiano nella versione online. Ha articoli interessanti ed esprime un punto di vista alternativo rispetto a giornali più allineati, però spesso scivola nell’eccessivo, nel pretestuoso, insomma spesso non so se devo credere a ciò che vi leggo

    • wwayne ha detto:

      A ciò che ci scrivono ci credo ciecamente, perché i racconti sono sempre molto circostanziati, e soprattutto perché raccontare deliberatamente il falso è da radiazione dall’albo dei giornalisti. Al limite un giornalista può presentare un fatto nel modo che più gli conviene, ma inventarselo di sana pianta o “condirlo” con dettagli di sua invenzione dati per certi va contro le più elementari norme di etica professionale. Non a caso anche i giornalisti più spericolati si cautelano con i condizionali, con i “Si dice che” eccetera.
      Concordo invece sul fatto che talvolta il tono sia un po’ eccessivo, ma questo me lo fa amare ancora di più. Ne ho abbastanza dei toni bassi, del basso profilo e del linguaggio politicamente corretto: l’Italia e il mondo hanno bisogno di persone che dicono pane al pane e vino al vino, e parlino senza peli sulla lingua.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Un giornale senza peli sulla lingua, estremamente documentato e credibile, mai sopra le righe ma mai servile o compiacente è Altreconomia, un mensile di cui mi vanto di essere socia fondatrice!

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