Ma va’?

Erano i primi anni ’90. Leggevo un mensile dei Padri Saveriani, Mondialità: a quel tempo si discuteva se fosse più corretto chiamare mondializzazione o globalizzazione il fenomeno al quale stavamo assistendo. Partecipavo a incontri di formazione con personaggi del calibro di Susan George, Francesco Gesualdi, Manlio Dinucci. Sono stata, con una piccola quota, tra i soci fondatori della rivista Altreconomia, nata nel 1999. Questo per dire che certi argomenti li mastico da un po’. Si parlava dei rischi della globalizzazione nel senso e nelle modalità in cui veniva realizzata, delle politiche dissennate del Fondo Monetario Internazionale, del problema del debito, che allora era il debito dei Paesi terzomondiali, e non avremmo mai pensato che presto sarebbe diventato il problema del nostro debito. Si parlava di “pensiero unico”, si criticava pesantemente il neoliberismo che iniziava a furoreggiare, e delle conseguenze negative che avrebbe recato.

E oggi, dopo un quarto di secolo da quei tempi gloriosi che mi hanno vista, come quasi sempre, dalla parte del torto, sul Venerdì di Repubblica leggo che la rivista ufficiale del FMI avanza pesanti riserve sul neoliberismo, affermando che, «invece di produrre crescita, alcune politiche neoliberiste hanno accresciuto la disuguaglianza, mettendo a rischio un’espansione durevole.»

Ma va’? Chi lo avrebbe mai detto? Potevate chiedere a me, venticinque anni fa ve l’avrei preannunciato…

P.S.: per rinfrescarmi la memoria vado sul sito di Mondialità e scopro che ha chiuso le pubblicazioni nel marzo scorso, prendendo atto della necessità di «affrontare con lucidità e coraggio il senso di una fine.»

Mala tempora currunt…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Ma va’?

  1. wwayne ha detto:

    A livello politico la globalizzazione, intesa come cooperazione intergovernativa, sta miseramente fallendo. Malumori e voglie di scissione ci sono un po’ da tutte le parti, e non è un caso che il primo passo concreto in questa direzione l’abbia fatto la Gran Bretagna, stato che per cultura e posizione geografica si è sempre sentito orgogliosamente “diverso.” A proposito della Brexit, condivido con Lei questo post trovato su Facebook:

    Seriamente. La Brexit dovrebbe far riflettere. Seriamente, appunto. Dovrebbe far capire che il termine “unione” non ha senso quando comanda un solo paese sostenuto da servi compiacenti. Non ha senso quando si vive di ricatti e regole capestro. Non ha senso quando si producono norme assurde che ledono le economie dei singoli stati. Non ha senso quando la “moneta unica” è nata con la parità col marco e tassi di cambio con le altre da usura (vero, Prodi?). La Brexit dovrebbe far aprire gli occhi anche sulle politiche di immigrazione, non per razzismo o xenofobia ma perchè accogliere significa dare leggi e lavoro (se c’è) e non inventarsi campi profughi e cooperative che ci speculano sopra.
    Invece sono pronto a scommettere che adesso saranno solo ritorsioni. Ci rimetteremo ancora noi, servi del quarto reich. Spero solo di sbagliarmi.
    P. S.: sono sempre serio se dico che Renzi poteva risparmiarsi la lettera sul Guardian. La sua immagine internazionale è ridicola e non è azzardato pensare che gli inglesi l’abbiano presa come l’ennesimo guaito del cucciolo della Merkel. Con tutte le conseguenze.

    A questa lucidissima analisi aggiungo un pensiero mio: mediamente gli Inglesi sono un popolo di grande intelligenza e saggezza. Un popolo che ragiona in maniera ponderata, senza lasciarsi andare a decisioni di pancia. Di conseguenza, se un popolo così riflessivo ha preso questa decisione, sono quasi certo che sia quella più giusta. Quasi, perché la remota possibilità che siano rincitrulliti anche loro c’è sempre.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sono d’accordo sul fatto che la globalizzazione stia fallendo, così come sta fallendo l’Europa. Non voglio fare l’opinionista, ce ne sono già tanti più capaci di me, ma penso che il fallimento sia dovuto al fatto che abbiamo anteposto il denaro e la finanza ai diritti delle persone. Posso apparire patetica e “buonista”, non lo sono in realtà, credo solo che un mondo impostato come è stato impostato negli ultimi 25 anni non può che far aumentare ingiustizie e disuguaglianza…
    Quanto alla Brexit, in realtà non credo che sia stata la saggezza a determinare il voto degli inglesi, ma l’anacronistico sogno di tornare ad essere la grande potenza solitaria e isolazionista che la Gran Bretagna non potrà essere più. È interessante osservare che i giovani hanno votato Remain e i vecchi Exit…

  3. mapiova ha detto:

    Devo essere sincero non sono molto ferrato sull’argomento, ricordo però molto bene un concetto che mi spiegò tempo fa mia mamma (insegnante di storia e filosofia). Mi spiegava che la storia è un continuo alternarsi di periodi che alla fine si ripetono. Nel medioevo c’erano i comuni, più avanti nella storia sono arrivati gli stati, ancora più avanti la comunità europea. Ora si sta tornando indietro. Marisa tu che sei un’insegnante cosa ne pensi di questa teoria (anche se estremamente semplificata)?

  4. marisasalabelle ha detto:

    Sull’andamento ciclico della storia sono abbastanza d’accordo. Chiaramente, non si tratta di situazioni che ritornano uguali, ma ad esempio di Paesi che dominano la scena e che poi, gradualmente, decadono: la storia ce ne ha fornito mille esempi. Un Paese, un Impero, è un po’ come un organismo vivente: nasce, cresce, raggiunge il suo apice, poi gradualmente declina. Altre potenze lo sostituiscono… Oggi l’Europa è in declino, ma gode ancora del benessere e dei vantaggi che ha accumulato durante gli ultimi secoli. Certamente non sarà più al centro della scena, oggi tocca ad altri. L’importante sarebbe che queste mutazioni non fossero drammatiche o non comportassero conflitti… ma sappiamo che è impossibile!

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