Noi della vecchia guardia

Noi professoresse della vecchia guardia siamo fatte così, che per esempio una sera, mentre ti prepari per andare a dormire, ti arriva un SMS. È Anna, una collega con la quale hai condiviso anni di lavoro e generazioni di studenti, una insegnando italiano e l’altra matematica.

«Ti ricordi di Manuel, quel nostro alunno che l’anno della maturità ebbe una bambina? L’ho incontrato oggi al centro commerciale, si è sposato, la bambina ha sette anni, ora ha anche un maschietto di due!»

«Uau!» rispondi: certo che te ne ricordi, di Manuel, padre giovanissimo, studente non troppo diligente, sempre accigliato, che il giorno dopo il colloquio si ripresentò davanti alla commissione con la bambina in braccio. Ha sette anni, ora, la bambina. Ecco perché qualche giorno fa, quando ti è capitata tra le mani una foto della cena di fine anno con quella quinta, tu e Anna avevate un’aria così giovane e sbarazzina.

«Uau!» rispondi all’SMS di Anna. «Sono contenta per lui!»

E vai a letto di buon umore, pensando a quella classe di sette anni fa, ricordandoti di tutti i ragazzi, di quello che ti faceva diventare matta per le sue battute sempre a sproposito, di quello sempre attento, studioso, che prendeva ottimi voti, di quello che nell’estate tra la quarta e la quinta dimagrì di venti chili e di quello con cui all’inizio litigavi sempre, che faceva casino, presentava dei compiti ignobili e rispondeva sempre male, e che a un certo punto diventò il tuo più fedele amico e ammiratore. E di Manuel, che ebbe la bambina, e il fiocco rosa restò attaccato alla porta della classe per sei mesi.

Una roba tipo libro Cuore, insomma.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Noi della vecchia guardia

  1. RobySan ha detto:

    E se non proprio Cuore, almeno Coratella.

  2. RobySan ha detto:

    Lei, della Vecchia Guardia (quella che muore, ma non s’arrende) butti l’occhio qui. E il più bel fior ne coglierà! Parola di RobySan (che, vabbè, non vale quella del Signore, ma insomma…).

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