Dillo a me

Voglio essere gufa e brontolona più che mai; voglio lamentarmi di tutto quello che mi dà fastidio in questi ultimi mesi di scuola. Io sono una tipa all’antica: mi piace insegnare e, anche se ho perso un po’ di entusiasmo e non sono più tanto convinta che la conoscenza della storia e della letteratura siano elementi essenziali nella formazione di un giovane, o meglio, non sono tanto convinta che siano percepiti come essenziali dagli utenti, dalle loro famiglie e dall’opinione pubblica tutta, ci metto ancora un po’ di passione a parlare coi ragazzi di Dante e Leopardi e della seconda guerra mondiale… Questo innocuo passatempo però mi è interdetto, se non del tutto, in buona parte, da una serie di iniziative che stanno divorando il nostro tempo scuola. Ogni giorno arrivano esperti in qualunque disciplina che non sia scolastica e intrattengono grandi masse di studenti (gruppi di tre o quattro classi per volta) nell’aula magna su tematiche disparate. Elenco a casaccio, ma è tutto vero: l’incontro con la psicologa che fa la voce tenera e si sdilinquisce esclamando «La bellezza! La bellezza dei vostri volti, dei vostri corpi!», le sei ore di educazione stradale ai ragazzi di quinta, tutti già patentati, le estenuanti ore di alternanza scuola lavoro con ingegneri che illustrano a ragazzi di 17 anni, che hanno ancora davanti a sé due anni di superiori e, se ci andranno, tutta l’università, i vantaggi dell’essere o meno iscritti all’ordine degli ingegneri… I ragazzi se ne fregano di queste cose, perché non sono mica scemi, smanettano coi telefonini, chiacchierano, ridono, si danno pacche e scappellotti, e noi docenti stentiamo a tenerli buoni, perché non possiamo fare un urlaccio dei nostri, la sala straripa di gente, i cosiddetti esperti sono persone assolutamente inadatte a gestire l’aula, sanno fare solo conferenze accompagnate da slide, e menomale che a noi ci hanno riempito la testa sugli svantaggi della lezione frontale.

Vado a sedermi vicino a Gianni, un bel ragazzone vivace che sta facendo un po’ troppa confusione, per i miei gusti. Gli metto un braccio intorno alle spalle e gli annuncio che ho intenzione di fidanzarmi con lui, dopodiché gli chiedo se non pensa che sarebbe meglio darsi una calmata.

«Professoressa, ha ragione» mi dice «ma mi sto annoiando troppo. A questo punto era meglio se restavamo in classe a fare letteratura!»

«Eh! Dillo a me!» rispondo.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Dillo a me

  1. tramedipensieri ha detto:

    Che spreco…in tutti i sensi …

  2. marisasalabelle ha detto:

    È la buona scuola, bellezza!

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