I bambini

Sulla pratica dell’utero in affitto, altrimenti detta gestazione per altri, qualche perplessità ce l’ho. Non mi piace molto l’uso del corpo femminile come se non fosse altro che un’incubatrice, una macchina per fabbricare figlioli, e vedo non il rischio, ma la realtà dello sfruttamento nei confronti di chi si presti a tale pratica per necessità economica. Ma mi dico anche: è una cosa che già si fa, da molti anni, e si fa molto più per le coppie eterosessuali che per quelle omo, questo è risaputo. E tutto ciò che si può fare prima o poi si fa, e tutto ciò che si fa è meglio che sia alla luce del sole e regolamentato, che oscurato e senza regole.

Fino a qui, mi pare che le mie considerazioni siano di semplice buon senso e neanche troppo originali. Ma poi sento dire: «Bisogna fare dell’utero in affitto un reato universale! Bisogna impedire che i bambini nati con questa pratica siano adottati!»

Reato universale?  Esiste questa categoria giuridica? E se esiste… be’, io pensavo che reato universale potesse essere, che ne so, un atto di terrorismo, una strage, il genocidio… E se si impedisce che i bambini nati per mezzo della gestazione per altri siano adottati, che cosa ne sarà di questi piccoli? Saranno messi in istituti? Buttati nella spazzatura? «I bambini! I bambini non si toccano!» urlano con toni isterici certi difensori della “famiglia tradizionale”.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a I bambini

  1. Bene ha detto:

    Ho una certa insofferenza verso chi, come dici te, con toni isterici urla ” i bambini non si toccano” … ho addirittura delle amiche che si schierano nella difesa dei “cuccioli” di ogni specie che non si devono toccare neanche quelli.
    E cosi proibito ammazzare vitellini, agnelli evvia evvia… ma va bene papparsi una bistecca di un vitello un po’ più grandicello …. :-)))
    Ma, io dico, in questo modo si fa una classifica di categorie da difendere più o meno e questo mi sembra molto pericoloso. E così un novantenne un po’ ‘fori di testa’ che ci sta a fare al mondo… oppure una sessantenne rompiscatole non è certo da difendere no?…. 😀
    Mi sembrava che a Pistoia si fosse perbenisti e provinciali, ma deve essere una caratteristica italiana : parliamo troppo e a vanvera invece di aprire la mente ed accettare che le tradizioni si devono continuamente trasformare e migliorare, aprendo uno spiraglio nelle nostre ‘porte’ blindate.
    Per me la famiglia ‘tradizionale’ è quella dove ci si vuole bene, ci si accetta per quello che siamo, e si tiene sempre la porta esterna aperta….

  2. marisasalabelle ha detto:

    Non importa dire che sono d’accordo con te su tutta la linea…
    Mi resta solo un dubbio: quelle famose sessantenni rompiscatole (e magari quasi sessantunenni) non saremo mica noi? 😉

  3. Rita Bonfanti ha detto:

    Io considero pratica dell’utero in affitto è una gravissima forma di sfruttamento che ha l’odore della schiavitù. Perché non adottare un bambino? Perché costruirselo su misura coinvolgendo una terza persona che ci mette le sue viscere e che, dopo il parto, è costretta a cedere il figlio che ha covato per nove mesi come fosse merce?

  4. marisasalabelle ha detto:

    Rita, quello che penso su questa faccenda l’ho scritto sopra. E’ un problema complesso, e non ho certo io una verità da dire in proposito. In ogni caso si tratta di una pratica che in molti stati è legale, e che quindi bisogna saper affrontare in modo lucido, e che è stata tirata in ballo pretestuosamente a proposito della legge sulle unioni civili, quando sappiamo benissimo che molte coppie eterosessuali vi fanno ricorso, e che quindi non è assolutamente una questione che riguardi le coppie gay, se non in misura limitata.
    Lo sfruttamento e il “fare i bambini su misura” sono problemi che vedo anch’io, però voglio fare una riflessione ulteriore: non sempre adottare è facile per chi vuole avere un figlio. Vendola, in quanto gay, in Italia non può adottare, quindi sbaglia chi gli dice “potevi adottare un bambino”: no, non poteva. Secondo, non è corretto dire che la gestante “è costretta” a cedere il figlio, anzi, in molti stati in cui questa pratica è legale, se dopo il parto la donna vuole tenere il figlio, l’ultima parola spetta a lei.

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