Noi star

Mercoledì 17 febbraio, presentazione alla Feltrinelli di Firenze: Feltrinelli, in via de’ Cerretani, mica scherzi. L’evento è stato diffuso su diversi siti cittadini, ha avuto un trafiletto sulla rubrica Giorno e Notte della Repubblica Firenze, è stato inserito in un opuscolo in cui la Feltrinelli segnala le proprie iniziative. Mi preparo con molta cura, provando vari capi di vestiario e optando infine per una gonna nera abbinata a un sobrio maglioncino chiaro. Calze coprenti, scarpe col tacco, un po’ di trucco discreto, il mio Chanel n°5 (ebbene sì, la classe non è acqua…) e via. Arrivo davanti alla sede della prestigiosa libreria e non vedo la straordinaria coda di fan che mi sarei aspettata. Invece sulla soglia mi attende Cinzia, l’organizzatrice dell’incontro, che mi accoglie con un «Speriamo che venga qualcuno!» che non mi fa presagire nulla di buono. E in effetti, quando scendiamo nella saletta che ci è stata riservata, mi accorgo che il mio pubblico è composto da due donne e un gruppetto sparuto di ragazzini sui 15-16 anni: si dev’essere sparsa la voce che sono un’insegnante, penso, e che il mio target di riferimento è costituito da sedicenni. Non importa: chiunque ci sia, noi andiamo alla battaglia, io e Gregorio, il mio recensore e intervistatore. E in effetti mi fa una bella intervista, il libro gli è piaciuto, ci sono un sacco di cose che vuole sapere… Mentre rispondo alle sue domande, sbircio di sfuggita i ragazzini: uno sta smanettando col cellulare, un altro, sbaglio o ha gli auricolari? Sto per dirgli «Stai attento, tu! Togliti quegli affari dalle orecchie, e tu costaggiù, ti ho visto, non lo sai che è vietato usare il telefonino?» quando mi ricordo che non siamo in classe e che io non sono la loro insegnante. Intanto qualche cliente della libreria si ferma un attimo ad ascoltare, poi si allontana per i fatti suoi: l’intervista prosegue fino a che non restiamo soli, io, Gregorio, Cinzia e mio marito, e continuiamo a chiacchierare del libro, poi ce ne andiamo a prendere un aperitivo, e insomma, è stata lo stesso una bella serata.

Questo per dire che anche noi grandi star qualche volta abbiamo una défaillance…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Noi star

  1. vagoneidiota ha detto:

    La prossima volta, sono certo, non si riuscirà ad entrare in libreria a causa della fila.
    Vedrai come urlerà di gioia Gregorio.

  2. wwayne ha detto:

    Anche a me capita di avere “l’istinto da rimprovero” anche quando non sono in cattedra. Ad esempio, io non sopporto quando i miei alunni sbadigliano senza mettere la mano davanti alla bocca: così, ogni volta che capita, urlo “LA MANO!!!” ormai per riflesso condizionato. Il guaio è che ho cominciato a farlo anche fuori da scuola. Mi capita soprattutto sui treni, dove la stanchezza del viaggio porta più facilmente le persone a commettere questa mancanza. Spero di imparare a controllarmi, altrimenti continuerò a venire preso per pazzo da metà dei pendolari toscani e liguri. 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    Quando i miei figli erano piccoli, la sera, a casa, qualche volta, spazientita dalla confusione che facevano, gli urlavo: “Vai al posto!”
    Ma ti consiglio di non metterti a sgridare i tuoi compagni di viaggio, se non vuoi passare qualche guaio!

  4. Gischio ha detto:

    Per completezza, riferisco che mio figlio, alunno di V elementare, quando vuole dire qualcosa a tavola alza la mano e aspetta, proprio come a scuola. I riflessi condizionati agiscono quindi in entrambe le direzioni 🙂

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