Contaminare

Sono nella mia terza e sto leggendo il XIII canto dell’Inferno. Un po’ con le lusinghe, un po’ con le minacce e con occhiatacce fulminanti li tengo zitti come topini: la Divina Commedia merita rispetto, che diamine! Bussano alla porta: è Matteo, uno dei miei alunni di quinta, che vuole chiarimenti circa l’uscita di domani per la giornata della memoria. Matteo è uno studente brillante e un alunno indisciplinato, che ha sempre qualcosa da dire, qualche commento da fare, qualche risata fuori controllo. Lo adoro, anche se qualche volta mi sembra di odiarlo. Del resto, odio e amore sono fratelli, si sa. La sua permanenza nella classe dura un paio di minuti, tempo sufficiente a permettere ai ragazzi di terza di rilassarsi. Mi ci vuole un po’ di fatica, dopo che se ne è andato, a ristabilire quel clima di silenzio e attenzione che ero riuscita a creare.

«Forza, ragazzi, ora torniamo alla nostra selva dei suicidi. Buono, tu. E voi due laggiù, che state facendo? Ecco! Lo sapevo! Matteo è talmente cattivo che è bastata la sua presenza per contaminare tutti voi!»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Contaminare

  1. Marcello Trombetti ha detto:

    Il suo movimento ha fatto alzare il vento del caos e tutti si sono agitati

  2. RobySan ha detto:

    Io sono lo sconosciuto, il baro
    morto da sempre e mai risorto,
    sono il granello di sabbia, il nero
    che tallona la sciagura del parto.

    Io prego nell’orto di Nessuno fra
    schiocchi di merli e frusci di serpi
    e brucio come l’erba nei prati
    che il vento dissecca in estate.

    Io sono il re del tredicesimo, l’annegato,
    il trombettista sulla nave dei pazzi
    che invoca la tempesta e uccide il grido

    delle sirene. Si potrebbe anche dire:
    io fei giubbetto a me de le mie case
    per beffare chi volle che io fossi.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Dunque, qui a quanto ho capito c’è un po’ di Dante, un po’ di Shakespeare, un po’ di Montale… più contaminato di così!

    • RobySan ha detto:

      Sì, ma ciò che conta, ciò che “pesa”, – secondo me – è la chiusa dopo il verso dantesco, conclusivo del XIII. Questo pezzo, strutturalmente un sonetto, appartiene a una serie più vasta di racconti in cui è centrale l’idea del suicidio. Qui.

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