Bruttissimo

Andiamo a vedere Macbeth. Un film molto suggestivo, con scene di battaglia realizzate in modo eccellente, paesaggi e colori bellissimi, apparizioni spettrali, morti ammazzati, i due attori protagonisti bravissimi, e poi i dialoghi… be’, ragazzi, è Shakespeare: che dire di più?

«Allora, che ne dite? Vi è piaciuto il film?»

«No, per niente!»

«Bruttissimo!»

«Lento, non scorre!»

«Tutti quei dialoghi!»

«E poi, quella trovata finale secondo cui Macduff non è nato da donna perché sua madre ha avuto il taglio cesareo… che banalità! Che stupidaggine! Non potevano escogitare una soluzione migliore?»

Resto senza parole. Una cosa è certa: se i ragazzi d’oggi non riescono a farsi trascinare nemmeno da Shakespeare, nemmeno da Macbeth, e trovano lenta una tragedia in cui in ogni momento c’è un delitto o una battaglia, pallosi i dialoghi del grande bardo e banali le sue trovate… be’, vuol dire davvero che non condividiamo più gli stessi codici espressivi e gli stessi canoni estetici. In altre parole, è davvero tempo che la gente come me se ne vada in pensione.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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14 risposte a Bruttissimo

  1. wwayne ha detto:

    A mio giudizio i Suoi ragazzi ragionano così perché sono nati in un’epoca post – Tarantino. Da Pulp Fiction in poi si è assistito ad un totale sdoganamento della violenza al cinema, e quindi ormai l’omicidio sul grande schermo viene vissuto dallo spettatore con la stessa nonchalance con cui starebbe a guardare due signore che bevono il tè. Anzi, ormai l’omicidio viene vissuto con nonchalance anche fuori da un contesto cinematografico: i ragazzi accendono la Play Station e giocano ad un videogioco violento, accendono la tv e beccano un video dell’ISIS eccetera.
    Tutto questo per dirLe che ormai le scene violente non bastano più a tenere alta l’attenzione dei ragazzi, perché ormai sono completamente assuefatti ad esse. Se poi tra una scena violenta e l’altra ci sono pure diversi dialoghi di livello shakespeariano, capisce bene che la loro reazione possa essere quella da Lei descritta.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Capisco bene, però… in fin dei conti, era un modo per avvicinarli a Shakespeare non attraverso la lettura del testo ma attraverso un mezzo più godibile per loro. A scuola avevo anche proiettato Romeo+Juliet di Baz Luhrmann: molti di loro avevano trovato che la versione in chiave moderna era esagerata, paradossalmente si erano rivelati molto più conservatori di me. Insomma, al netto di tutto, direi: può piacere Shakespeare ai giovani? Spererei di sì… ma non ne sono convinta… e tuttavia penso: sbagliano loro.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Venerdì scorso su Repubblica è uscito questo articolo di Nadia Fusini: Perché parliamo tutti come il poeta di Stratford on Avon

    http://spogli.blogspot.it/2016/01/repubblica-15_14.html

    • wwayne ha detto:

      Interessante. Comunque, a mio giudizio Romeo + Giulietta non è piaciuto perché decontestualizza totalmente l’opera di Shakespeare, e quindi crea un effetto di straniamento che a molti non piace, a prescindere dall’età.
      Riguardo alla fruibilità di Shakespeare nel mondo moderno, la mia esperienza mi insegna che più del contenuto importa chi lo trasmette. Shakespeare, ma anche Omero e tutti gli altri, riusciranno a penetrare in profondità nell’animo del destinatario, se a proporli è qualcuno che sa rendersi accattivante e comunicare con il suo pubblico (sia egli un professore o un regista cinematografico); se invece chi veicola questi contenuti non trova il linguaggio giusto, allora il rischio che diventino lettera morta è concreto.
      Nel caso dell’ultimo film del Macbeth, mi pare di capire che il regista ha trovato il linguaggio giusto, ma con quel linguaggio non è riuscito ad arrivare a tutti: lo hanno apprezzato gli adulti, ma per i giovani il prodotto è risultato indigeribile. Non c’è nulla di male: ad essere trasversali ci riescono in pochissimi.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Questa storia, da molti sbandierata, che “conta il modo in cui trasmetti le conoscenze”, “dipende tutto dall’insegnante e da come sa coinvolgere i ragazzi” è diventata un mantra ma, in base alla mia ormai lunghissima esperienza, è vera solo in parte. Certo, se sei pesante, didascalico, piatto, scialbo, e altri aggettivi a piacere, non riuscirai ad appassionare nessuno; ma non è detto che se sei appassionato, spiritoso, empatico… li farai innamorare di quello che racconti. Non è neanche vero che “se la materia piace a te piacerà anche ai ragazzi”. Nella mia carriera di insegnante sono riuscita a coinvolgere e a far appassionare alcuni dei miei studenti, ma non tutti e nemmeno la maggior parte. C’è il gap generazionale, c’è la difficoltà degli argomenti che propongo, la necessità di spendere un po’ di tempo e di pazienza per poter gustare Shakespeare o Dante o Petrarca, c’è un atteggiamento pregiudiziale da parte di molti adolescenti… C’è che forse, davvero, linguaggi e gusti sono cambiati. Continuo a pensare, comunque, che perdersi i classici sia un vero peccato.

  5. RobySan ha detto:

    C’è anche da considerare che, per l’iniziazione a Shakey, cominciare con il Macbeth è un po’ dura. C’era in giro una versione molto bella, e non troppo vecchia, di “Molto rumore per nulla” (e, pure, pure di “Sogno di una notte…”). Forse avrebbe preso più facilmente.

  6. marisasalabelle ha detto:

    Per iniziare, abbiamo fatto una regolare unità didattica nel mese di ottobre, con letture antologiche e la proiezione di Romeo+Giulietta. Questa uscita al cinema nasce dal fatto che Macbeth è uscito ora nelle sale: si è colta un’opportunità.
    In generale le versioni cinematografiche di testi shakespeariani (dico per vederle a scuola, durante l’orario scolastico) sono molto lunghe, il più delle volte superano le due ore di durata e questo rappresenta un motivo per scartarle, a meno che non si voglia vedere un film in due o tre volte, come fanno spesso gli insegnanti di religione o di inglese, che difficilmente hanno due ore di lezione consecutive. Io, quando scelgo un film da proiettare, cerco di mantenermi nel limite dei 100-110 minuti.

  7. marisasalabelle ha detto:

    Mi sa che il video un giorno o l’altro glielo faccio vedere… adoro le parodie!

  8. GianFrancesco ha detto:

    Buonasera,

    Da alunno ho giudica il film bello e suggestivo ,pur essendo non molto scorrevole, ma effettivamente su certi punti devo concordare con il pensiero generale dei ragazzi.Effettivamente il film è suggestivo ma è adatto ad una cerchia ristretta di persone, personalmente Shakespeare mi prende molto ma un film dovrebbe poter essere sostenuto e capito anche da chi si confronta per la prima volta con autore di tale portata.

    Ps : Per come parla dei suoi alunni vorrei ricordarle che…”Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” Albert Einstein.

  9. marisasalabelle ha detto:

    Sono convinta dell’intelligenza dei ragazzi. Non penso che proporre loro la lettura o la visione di grandi opere letterarie e artistiche sia come far arrampicare un pesce su un albero: questo vorrebbe dire che letteratura e arte non sono fatti per loro, o che loro non sono fatti per la letteratura e l’arte. Quindi io mi ostino a proporgli opere anche un po’ difficili, ma alle quali forse da soli non si avvicinerebbero. Oltre al fatto che questo è il mio mestiere, lo devo fare, insomma.
    Non so come ti pare che parli dei miei alunni: ci scherzo un po su, ma con molto affetto.

  10. GianFrancesco ha detto:

    Ostinarsi? La scuola è fatta sì per imparare, ma anche per educare. Anzi, soprattutto educare civilmente un ragazzo ad affrontare il mondo dopo il suo percorso scolastico, che si parli del mondo del lavoro o meno.
    “Perseverare è diabolico, sbagliare è umano”

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