Quando un manoscritto diventa un libro

Prima di essere un libro in carne e ossa, Efisia era un manoscritto. O meglio, visto che neanche una riga è stata scritta a mano, era un file word, poi un pdf, poi un fascicolo di fogli stampati e rilegati a spirale. Sia in forma cartacea, sia in formato elettronico ha viaggiato un po’ prima di trovare la sua strada. Ora che, incredibilmente, è diventato un libro vero, che si può comprare in libreria o ordinare su amazon o su qualunque altro sito, è buffo andare a rileggere i commenti e le osservazioni dei miei spietati lettori di allora. Nella mia ingenuità, mi pareva che il romanzo fosse buono, scritto discretamente, sufficientemente interessante; nella mia infinita presunzione mi pareva che, qualora fosse stato pubblicato, avrebbe potuto trovare un certo, piccolo pubblico. Insomma, rispetto a quello che in rete si leggeva, da parte di editor e talent scout di case editrici grandi e piccole, e cioè che i manoscritti che un infinito numero di postulanti propone quotidianamente alla loro attenzione sono prevalentemente illeggibili vuoi per svarioni ortografici e sintattici, vuoi per inconsistenza della trama, vuoi per altri grossolani difetti, il mio, così pensavo, avrebbe brillato di luce propria, essendo scritto in italiano e dotato di un plot quanto meno plausibile. Disgraziata! Non avevo fatto i conti con i feroci lettori, professionali e no.

«La trama non è originale e neanche scorrevole», «l’autore ha pochissima dimestichezza con le regole dell’a-capo», «diversi scadimenti nel luogo comune o nella gratuità del linguaggio e mal riusciti i tentativi di ironizzare», fino al lapidario: «lo stile, l’inquadratura, la costruzione dell’intreccio… per non dire dei dialoghi: un obbrobrio.»

Be’, c’era di che restarci molto male, e infatti ci sono restata molto male. Per fortuna anche in quei tempi oscuri ho avuto i miei estimatori, qualcuno prudente, «Tutto sommato, questa è un’opera che – a mio modesto parere – meriterebbe la pubblicazione», «con un editing accurato ne potrebbe venir fuori un buon romanzo», altri più entusiasti: «Credo che l’unica cosa che manchi in questo romanzo sia la copertina e la rilegatura», « un giallo scritto con il piglio del vero scrittore.»

Discordanti le opinioni sulla struttura dell’opera, con la sua alternanza tra passato e presente: per alcuni interessante, efficace, per altri una scelta sbagliata, capace solo di generare confusione nel lettore. Diversi anche i pareri sui personaggi, secondo alcuni realistici, sfaccettati, secondo altri superficiali e macchiettistici. Una cosa che mi ha colpito è che alcuni dei miei critici di allora hanno trovato poca femminilità nel mio scrivere: «Troppo superficiale e lontana dalla realtà del sentire femminile la caratterizzazione del personaggio di Efisia», al punto di affermare che «nonostante lo pseudonimo femminile, l’autore è un uomo.» Un’altra cosa alla quale non avrei mai pensato è la critica perbenistica al mio linguaggio esplicito. Qualcuno addirittura ha affermato: «Più che un brano narrativo mi è parso di leggere un libro porno.» Ora! Sappiamo che c’è qualche parolaccia in giro per il romanzo, e un paio di episodi in cui si parla di sesso. Sono poche pagine e non mi pare che possano far rientrare il romanzo nella categoria dei porno… in ogni caso… i minorenni sono avvisati!

Infine, alcune cose davvero divertenti: sbagliato il nome Ada attribuito alla simpatica cugina di Efisia, perché «Ada è un nome bellissimo che non può essere dato a personaggi comici», sbagliato raccontare la vita di Efisia e le vicende italiane «e altre amenità» perché «tolgono spazio alla trama del giallo», sbagliato ironizzare sulla negligenza dei carabinieri perché «l’autrice si è mai presa la briga di andare a vedere come lavorano le forze dell’ordine?», sbagliati i commenti sulla storia politica italiana, per i quali l’autrice «sarebbe passibile di denuncia», solo per aver detto che Bossi è un pazzo e Craxi un bandito… Fino ad arrivare al tipo che ti suggerisce mille alternative rispetto alle tue scelte, che a suo giudizio avrebbero migliorato il romanzo, facendolo però diventare completamente un’altra cosa.

La cosa buffa è che, una volta che il libro è stato pubblicato, di tutte queste osservazioni non è rimasto nulla. Con ciò non voglio dire che il romanzo sia piaciuto a tutti: non è possibile, e nemmeno lo vorrei, perché le cose che piacciono a tutti, a ben guardare, sono spesso un po’ insipide. Quindi, come ha trovato estimatori, Efisia ha trovato critici: allelujah! Ma nessuno che abbia più detto che i personaggi erano inverosimili, che l’alternanza dei piani temporali rendeva incomprensibile seguire la trama, che l’aver inserito la vicenda di Efisia nello svolgersi degli anni ’60-’90 del Novecento è stata una pessima idea, che la punteggiatura era sbagliata, che la sintassi era scorretta, che il nome Ada non era appropriato al personaggio. Per cui mi domando: chi ha avuto ragione? I critici implacabili che hanno trovato tutti i peli nell’uovo o l’editore che ha deciso di pubblicare «l’obbrobrio», i lettori del manoscritto, un oggetto disprezzabile in sommo grado, o quelli del libro edito, molto più generosi di elogi? E siccome non voglio dire ai miei detrattori «vedete bene che avevo ragione io», non mi resta che pensare che, quando un manoscritto diventa un libro, la gente lo legge con un’altra disposizione e non riesce più a vedere quegli insuperabili difetti che ci vedeva prima.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Quando un manoscritto diventa un libro

  1. Claudio Cúneo ha detto:

    Bello questo dietro le quinte…le mie riflessioni: …non credi che tutto sia utile e che non sia il caso di sapere chi ha ragione?. Per me la ragione ce l’ha l’autrice, senza dubbio la protagonista della scrittura che inoltre, se vuole fare diventare il manoscritto un libro, deve sapere bene che le cose funzionano cosí, esattamente come tu le descrivi in questo articolo. E non puó sotrarsi alle sue responsabilitá, pur avendo di fronte persone preparatissime, grandi lettori… Sempre brava Marisa, anche dietro le quinte… sostenendo ció di cui sei convinta e non vuoi cambiare, cambiando ció che un’altro ti ha suggerito, se ti ha convinto… sei la mia scrittrice preferita!

    • marisasalabelle ha detto:

      Ciao Claudio! E grazie per considerarmi “la tua scrittrice preferita”! Al di là dello scherzo, una cosa è certa: far leggere il manoscritto a lettori sconosciuti (nella fattispecie, oltre che proporlo a editori vari, ho partecipato a un Torneo), professionali e no, oltre a ridimensionarti e farti capire che il tuo “scarrafone”, anche se bellissimo per te, può non piacere ad altri, è molto utile a farti capire cosa funziona e cosa no. Bisogna essere un po’ sicuri di sé, ma abbastanza disponibili a mettersi in discussione, scartare le critiche che non si condividono assolutamente, prendere in considerazione le altre, avere una sufficiente dose di umiltà… In effetti un testo è qualcosa cui si lavora parecchio prima di portarlo alla versione definitiva, la migliore possibile compatibilmente con le possibilità e le intenzioni dell’autore, e a questo scopo tutte le critiche sono importanti, anche le più strane!

  2. wwayne ha detto:

    “Sarebbe passibile di denuncia”… in Italia la legislazione in merito alle offese è estremamente severa, e quindi in pratica per qualsiasi affermazione anche solo vagamente critica ci sono gli estremi per una denuncia. Se uno ha paura di questo, tanto vale che vada a vivere da solo su una montagna, perché è l’unico modo per star sicuro che non gli piomberà mai una denuncia sul capo.
    Tra l’altro Craxi ha dato origine ad una delle attenuanti più patetiche, eppure misteriosamente più usate, che i malfattori usano quando vengono colti con le mani nel sacco: l’attenuante del “Così fan tutti.” La sua tesi era che, siccome tanti altri politici prendevano le tangenti, lui non doveva essere condannato: ragionamento ridicolo, ovviamente, perché un reato è reato indipendentemente da quante persone lo commettano. Eppure, quella tesi ha fatto scuola: tuttora molti miei studenti la usano, quando li rimprovero. L’ultima volta mi è successo il mese scorso, quando un mio alunno mi ha detto: “Lei mi ha fatto la nota perché copiavo, ma guardi che lui stava facendo la stessa cosa.” Io gli ho risposto: “Non è affatto carino fare la spia. E in ogni caso, un copiatore e un altro copiatore non si elidono, ma fanno due copiatori.”

  3. marisasalabelle ha detto:

    Be’, sinceramente quello della denuncia mi ha fatto un po’ sorridere… Nel romanzo sono espresse alcune opinioni sulla politica italiana degli anni ’90, non da un punto di vista oggettivo, ma nella soggettiva della protagonista; credo che i politici italiani, o i loro eredi, non avrebbero davvero materiale per trascinarmi in tribunale; ci sono apprezzamenti anche su Berlusconi, e la Piemme, che l’ha pubblicato senza chiedermi di modificare una parola, fa parte del gruppo Mondadori…

    • wwayne ha detto:

      La figlia di Craxi fa fuoco e fiamme contro chiunque osi parlar male di suo padre, quindi non mi stupirei affatto se decidesse di denunciarLa. Anche lei, come il padre, è una maestra nel rendersi ridicola senza neanche rendersene conto.

      • marisasalabelle ha detto:

        Ma quando sarò in prigione verrai a portarmi le arance? 🙂

      • wwayne ha detto:

        Certamente! E anche libri e quotidiani, per mantenerLa aggiornata su quanto succede nel mondo. Nella scelta dei giornali, ovviamente, mi asterrò dal comprarLe quelli filorenziani: la galera è dura, ma doverla passare leggendo le sviolinate a Matteo è disumano. 🙂

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