Il Bene

Efisia è in giro da quasi mezzo anno e ha ricevuto elogi e critiche.

«L’ho letto in pochissimi giorni, non vedevo l’ora di arrivare alla fine» mi hanno detto in molti. Va be’, alcuni di questi sono miei amici, quindi non conta.

Comunque, in generale, sui blog e sui siti in cui è stato recensito, il romanzo è stato definito «avvincente», «un giallo singolare», «un giallo anomalo».

Molti lettori hanno apprezzato il fatto che le avventure di Efisia sono integrate nell’Italia, e ancor più, nella Pistoia della seconda metà del Novecento. «Uno spaccato magistrale della provincia italiana», «una vicenda provinciale narrata con estrema maestria».

A tanti è piaciuto il mio modo di scrivere, «asciutto», «pulito», «elegante».

Ma c’è un punto riguardo al quale i pareri sono controversi. È la questione del Bene.

«In questo libro il Bene dov’è?» mi ha chiesto un’amica. È vero, in questo libro il Bene non c’è. Questa è una cosa che a qualcuno è piaciuta molto, «un libro aspro, duro», «una storia molto amara». Ad altri non  è piaciuto per niente. Non ci sono eroi o eroine, non c’è riscatto, non c’è nemmeno una canonica soluzione del mistero: «Professoressa, la mi’mamma ha detto che alla fine non si sa chi è l’assassino…»

Non c’è il Bene. Nessun personaggio è Buono. Esistono sprazzi di buona volontà, di dolcezza, di amore, ma non riescono a sfondare: me lo scrissero già sulla scheda di lettura del Premio Italo Calvino, e a me sembrò un elogio, anche se poi il romanzo non rientrò tra quelli selezionati dal comitato di lettura. «L’autrice racchiude così la storia in uno scenario che di belli non ne vede, se non di sfuggita, ed è una scelta che, sostenuta dall’ironia e da una chiara capacità di scrittura, non manca di tenuta.»

«È una storia cupa, priva di speranza» ha insistito la mia amica. «Personalmente, preferisco fare a meno di libri che mi buttano addosso un peso del genere!»

È vero. A molti piace che un romanzo, un film, una storia, anche se dura, anche se drammatica, finisca bene, se non col classico lieto fine delle fiabe, almeno con un riscatto morale, il prevalere del Bene sul Male. Perché non ho scritto un libro così? Perché non ho fatto trionfare il Bene? La mia visione della vita è dunque tanto negativa?

Be’, certo, non sono un’ottimista. Ma nemmeno cinica e priva di valori morali. «È la realtà!» ha detto un’altra amica. È la realtà che è dura. Poi, forse, potevo anche addomesticarla un po’. Per esempio, potevo fare Efisia un po’ bellina, invece che brutta. Darle una morte onorevole, invece che farla ritrovare in un fosso vestita e conciata come una prostituta. Potevo farla essere brutta, sì, ma di buon carattere, molto docile, intenta a rendersi accettabile al mondo. Potevo dire che Pistoia è una città molto aperta, in cui ogni nuovo arrivato si trova subito a proprio agio, anziché dire che è una città chiusa e un po’ respingente. Potevo fare che l’assassino era una brava persona e che anzi in realtà Efisia non era neanche stata ammazzata, si trattava di un equivoco, era solo leggermente ferita, ora stava bene e si era anche operata all’occhio strabico. Potevo. Ma non era più il mio romanzo.

 

 

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Il Bene

  1. wwayne ha detto:

    La questione del Bene, e della necessità di avere sempre un personaggio che lo incarni, è stata ampiamente dibattuta da quello che è forse il più grande critico cinematografico italiano, Pino Farinotti. L’ultima volta che ci è tornato sopra è stato nella sua recensione di Suburra: diceva di non averlo apprezzato pienamente proprio perché lì dal punto di vista morale non se ne salvava uno. Più precisamente, le sue parole sono state:

    “Da inguaribile passatista continuo a pensare che a una storia serva un eroe, magari disgraziato, un agente corrotto solo al novanta per cento, o un delinquente pentito al dieci per cento, e a credere che, seppure quasi invisibile, ci sia una linea di demarcazione fra buoni e cattivi.”
    (fonte: http://www.mymovies.it/film/2015/suburra/news/lezionediastuzia/)

    Onestamente anch’io preferisco le storie in cui è possibile rintracciare un personaggio avente anche solo un 10% di bontà; tuttavia, riesco ad apprezzare anche quelle in cui sono tutti brutti, sporchi e cattivi. Questo perché sono cresciuto guardando i film di John Wayne, ma ho anche vissuto (e vivo tuttora) in un’epoca in cui Tarantino spadroneggia, e influenza tutti i suoi figli degeneri.
    Lei cosa ne pensa delle parole di Farinotti?

  2. marisasalabelle ha detto:

    Devo confessare che a me piacciono le storie senza eroi, le storie in cui ogni personaggio è imperfetto, porta con sé il bene e il male, variamente miscelati. Certo, la lotta del Bene contro il Male, e la conseguente vittoria del primo sul secondo, è un potente archetipo, ma io non la amo particolarmente. Per esempio non amo Il Signore degli Anelli.
    Nel mio romanzo in particolare, nessun personaggio rappresenta il Bene, e quest’ultimo non trionfa. Tuttavia, come ho scritto nel post, il bene, scritto minuscolo, non è assente. La linea di demarcazione tra buoni e cattivi, secondo me, non è netta, ciascuno di noi può essere al tempo stesso buono e cattivo, ed è questo che mi affascina, che mi interessa raccontare. Nessuno può dire di sé “Io sono dalla parte giusta, quella del Bene”, perché ciascuno di noi può sperimentare, in ogni momento, la presenza del male in sé.
    Non per nulla, io che sono tanto buona, ho una controfigura che si chiama La Malvagia! 😀

    • wwayne ha detto:

      Su questo devo darLe torto: la linea di demarcazione c’è, e si vede. Al punto che in molti casi si può indicare con estrema precisione quando e con quale azione una persona è passata da una parte all’altra della barricata.
      Non credo neanche che ciascuno di noi possa essere al tempo stesso buono e cattivo: ci sono persone che hanno rifiutato il bene (e sono assolutamente irrecuperabili), e persone che hanno rifiutato il male.
      Riguardo alla Sua controfigura, avevo letto il post che le aveva dedicato, e devo dirle che ho molto apprezzato l’autoironia da Lei dimostrata in questa circostanza. L’ideatore della pagina ha decisamente scherzato con il fuoco, ma per sua fortuna ha trovato una controparte disposta a prendere con spirito la cosa. 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    Penso che su questo tema le nostre interpretazioni siano divergenti! 🙂

  4. tramedipensieri ha detto:

    Devo ancora leggerlo…😂😂😂

  5. marisasalabelle ha detto:

    Quindi, se per caso ami le storie a lieto fine, con un’eroina bella e coraggiosa, sei avvertita: leggi qualcos’altro! 😀

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