Primo settembre

Non sembra vero, è già il primo settembre, e mi accorgo che su questo blog ho già relazionato su due primo settembre: quello del 2013 e quello del 2014. Dunque, che cosa inventerò oggi per celebrare degnamente la fine delle vacanze estive e l’inizio del nuovo anno scolastico? Ore otto e trenta, l’atrio della scuola è strapieno: baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle. Quest’anno per me è diverso dal solito perché durante l’estate è uscito il mio libro e solo una piccola parte dei miei colleghi ha potuto partecipare alla presentazione. Perciò vengo festeggiata come una sposa, o come se mi fosse nato un bambino:
«Ecco la scrittrice!»
«Allora, la nostra star!»
«Ehi, grande scrittrice!»
E così via. Non oso immaginare quale sarà l’impatto coi miei alunni…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Primo settembre

  1. wwayne ha detto:

    Anche a me capitò uno shock simile nel mio primo anno di liceo. Avevo una prof d’Arte che, per la sua totale mancanza di severità, veniva totalmente ignorata dai suoi alunni: non ascoltavamo le sue lezioni, non studiavamo le pagine che lei ci dava per casa, in buona sostanza la consideravamo meno di zero. Per farLe capire quanto la ignoravamo, Le dirò che una volta ci accorgemmo che era entrata in classe quando lei stava già spiegando da 10 minuti.
    Poi un giorno lei venne intervistata su Rai 3. E non per un motivo banale: stava promuovendo il suo ultimo libro. Indagammo su Google, e scoprimmo che prima di quello ne aveva pubblicati tanti altri. Da allora la guardammo con occhi diversi. Certo, continuammo a trascurare le sue spiegazioni e la sua materia in generale, ma cambiarono alcuni piccoli dettagli: invece di chiacchierare ad alta voce durante le sue lezioni, lo facevamo sussurrando; invece di giocare a Forza 4 con tanto di tavolo da gioco sul banco, facevamo i compiti per casa delle altre materie. Fu il nostro modo di scusarci, e di dimostrare un minimo di rispetto ad una docente che ci eravamo accorti di aver sottovalutato.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Anch’io ho avuto una professoressa di storia dell’arte che veniva del tutto ignorata da noi ragazzi… Era molto giovane e urlava come una disperata, battendo la mano di piatto sulla cattedra per farci star buoni, ma noi non la temevamo per niente. Spesso ci portava nell’aula di proiezione per farci vedere le diapositive ma non appena spegnava la luce si scatenava il finimondo…

    • wwayne ha detto:

      E’ una situazione che accomuna quasi tutti i professori di Arte: la loro materia viene considerata di serie B e quindi viene ignorata, al pari di chi la insegna. Alcuni si rassegnano placidamente, come la mia prof, altri hanno un moto di ribellione, come la sua.
      Comunque, la Sua esperienza conferma ciò che penso da sempre: per insegnare in una classe, l’unica è fare una lezione frontale. Hai voglia a dire che devi usare diapositive, proiettore, computer e altre amenità varie: spesso l’unico risultato che ottieni è quello che ha descritto lei, ovvero far degenerare la lezione nel caos.
      Al TFA i docenti tentavano di convincerci della cosa opposta: che era la lezione frontale ad essere improponibile per la sua noiosità, e che era indispensabile avvalersi di metodi di insegnamento più moderni e accattivanti. Come avrà dedotto, non mi hanno convinto. 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    E’ un vero peccato che la storia dell’arte sia considerata di serie B. Una materia così bella… Tra le tante promesse di Renzi c’è anche quella di rilanciarla: speriamo che in questo caso realizzi le sue intenzioni.
    Riguardo alla lezione frontale, sono più possibilista di te. Ho sperimentato di tutto nelle mia carriera, ma la mia conclusione è questa: certo bisogna farla finita con quei monologhi tipici di noi prof di materie umanistiche, quel famoso “parlare ai muri” di cui tutti si lamentano. Quindi coinvolgere, dialogare, usare varie strategie. Poi, ci sono due cose: la prima è che una persona come me, della mia età e con la mia formazione, sa studiare e sa insegnare a studiare in un modo che forse non è quello dei ragazzi di oggi. La seconda cosa è che comunque un po’ di lezione frontale, con materie teoriche come letteratura e storia, ci vuole, c’è poco da fare. Comunque, quando io porto i ragazzi a vedere qualcosa, non si azzardano a far succedere di tutto, perché li faccio neri!

    • wwayne ha detto:

      Ha centrato il punto: il problema non è la lezione frontale in sé, ma il modo in cui la si fa. Se è un monologo del professore, effettivamente può essere noiosa; se invece prevede un coinvolgimento degli alunni, non lo è affatto. I docenti del TFA invece cercavano di convincerci che la lezione frontale è noiosa e superata nel 100% dei casi, e questa posizione estrema la trovavo davvero esagerata. A presto! 🙂

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