La cugina Ada

«La cugina Ada, di dieci anni più grande di Efisia, era un’atleta. Faceva i cento metri con la velocità di un fulmine; nel 1957 fu primatista regionale e andò alle nazionali, a Pescara, dove si qualificò terza. Ada era magra e scattante, fiera del suo stomaco sodo, del suo ventre piatto, dei muscoli che s’intravedevano sotto la pelle scura delle braccia e delle gambe.
Qualche volta Ada la portava con sé agli allenamenti e pretendeva che anche lei si allenasse. Così Efisia trotterellava sulla pista di terra rossa; sudava, ansava, le faceva male un fianco; si buttava a terra e si ficcava il pollice in bocca, piangendo e tirando su col naso; Ada tornava indietro senza perdere il ritmo, l’alzava da terra tirandola per un braccio e la depositava fuori dalla pista, sgridandola aspramente. Drolla! Le diceva. Brombola.»

Ieri mi ha telefonato la cugina Ada. Naturalmente non si chiama Ada, e non è mia cugina. Ma è lei: presa di peso dalla realtà e catapultata nel libro.
«Ho letto il tuo romanzo!» mi ha fatto.
«E allora? Ti è piaciuto? Ti ci sei ritrovata?»
«Devo ammettere che all’inizio mi ha un po’ spiazzata. Madonna, ho pensato, sono davvero così tremenda?»
«Be’, sai… Ada si ispira a te, è vero, ma l’ho un po’ caricata…»
«Sì, sì, poi l’ho capito.»
«Del resto, Efisia adorava la cugina Ada…»
«Certo! E dimmi: so che sei andata in vacanza sulle Dolomiti.»
«Sì: a Andalo.»
«Bellissimo! Ci sono stata tanti anni fa, con tua cugina Paola… ricordo che ogni mattina le facevo fare il giro del laghetto di corsa. Pensandoci bene, Marisa… mi sa che tutti i torti non ce li hai…»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a La cugina Ada

  1. speranzah ha detto:

    Viva la sincerità!

  2. RobySan ha detto:

    Drolla e Brombola sono definizioni bellissime.

  3. marisasalabelle ha detto:

    “Le parole in sardo avevano una sonorità tutta particolare. Drolla e brombola erano più o meni sinonimi: stavano a indicare una bambina come lei, inadatta, goffa, sgraziata. Drolla, però, le suonava più severo, una parola breve, sferzante; invece brombola le sembrava indulgente, quasi affettuoso: come si fa ad essere arrabbiati con una persona brombola, pensava. Troddiu era l’equivalente di quello che mamma chiamava piretto o loffetta. Se improvvisamente nella stanza in cui si trovavano si sprigionava un odore sgradevole, mamma la guardava e le chiedeva «Hai fatto un piretto?», cosa che lei, ovviamente, negava nel modo più assoluto. Nonna era più perentoria: «Ti sei troddiata!» Non domandava, affermava. E poi c’erano molte esclamazioni, che costituivano la quasi totalità del lessico di nonna: Ellusu! Diaderusu! A marolla! Asinuncas… Ognuna di queste parole era una bomba, esplodeva con fragore, rimbalzava nella stanza, lasciava sul terreno morti e feriti.”

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