Di che materiale

Di che materiale dev’essere fatto il cuore di una professoressa per non sciogliersi quando, aprendo la posta elettronica, trova una mail di Carlo, uno dei suoi scolari più svogliati e ribelli, quello che una volta ha accartocciato il compito di letteratura e l’ha buttato nel cestino delle cartacce, da dove è stato necessario ripescarlo, per poi lisciarlo e stirarlo in modo da fargli riassumere un aspetto decente, che le scrive testualmente:
«Ciao, professoressa, sono Carlo, della Seconda C. Quando stamattina lei ci ha riportato i compiti di italiano, e ho visto che avevo preso ancora un altro 4, mi è venuto da piangere. La prego, mi dia un’ultima possibilità, sto studiando come un disperato, domani vengo volontario su tutto il programma, per carità non mi bocci!»
Il cuore della professoressa si scioglie come il burro, le dita volano sulla tastiera:
«Ciao Carlo, sono la professoressa. Anche a me è dispiaciuto darti un brutto voto. Sei stato un alunno negligente, quest’anno, ma sono contenta di sapere che hai deciso di fare un ultimo tentativo. Non posso prometterti niente, ma domani dimostrami che ti sei dato da fare e vedremo. In bocca al lupo!»
No, no. Così non va, non può andare. Mancano solo due giorni alla fine della scuola, e…
Col cuore a pezzi cancella tutto e ricomincia daccapo.
«Ciao, Carlo, sono la professoressa. Mi dispiace di averti dato un brutto voto, mi dispiace di ciò che sto per dirti, ma vedi: era quella la tua ultima possibilità. Era quello il compito di recupero, e tu l’hai toppato, e la scuola finisce tra due giorni, e se tu avessi studiato di più durante tutto l’anno…»
Ormai completamente liquefatta, anche per via del caldo torrido che è scoppiato negli ultimi giorni, con la faccia di Carlo davanti agli occhi, la professoressa conclude la sua mail con qualche frase di inutile consolazione.
Poi preme invio.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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13 risposte a Di che materiale

  1. ninadigennaio ha detto:

    Sa Signora Marisa…alle porte dei 40 anni lei mi ha fatto venire in mente la mie professoresse. L’ultimo anni di liceo per me fu un periodo estremamente difficile e deprimente che purtroppo scaturì brutti voti anche a scuola. Che sebbene non fossi mai stata una cima, non avevo mai avuto problemi. Ero troppo orgogliosa per chiedere aiuto alle mie professoresse…ma l’insegnante di matematica, con piu esperienza, lo capì e mi aiutò tantissimo. L’insegnante di latino, giovane bellissima di 28 anni, se ne fregò di me, del mio problema, e dei brutti voti. A distanza di 20 anni ringrazio una e odio l’altra. Diamo una possibilità ai ragazzi…che nn sempre dietro un brutto voto si nasconde pigrizia! la saluto calorosamente…leggo sempre i suoi post!

  2. marisasalabelle ha detto:

    Così, mi tocca rispondere, e argomentare sulle ragioni che mi fanno sembrare rigida, inflessibile, poco comprensiva. Cerco sempre di andare incontro ai ragazzi, di dare fiducia, opportunità, occasioni per migliorare. E’ il mio lavoro, questo. Ma quando un ragazzo ha collezionato solo insufficienze, rivelando “gravi carenze nella sua preparazione” (è gergo da verbali di consigli di classe…) com’è possibile accettare un’ultima interrogazione il penultimo giorno di scuola, una prova che non potrà mai azzerare la mole delle insufficienze messa insieme durante mesi? Se un ragazzo è venuto a scuola quando gli è parso, dribblando compiti e saltando verifiche, per poi presentarsi a proprio piacere con la pretesa di rimediare a un lungo periodo di disimpegno, è giusto concedere questa famosa possibilità, o bisogna avere il coraggio, qualche volta, di dire “Basta, la valutazione è chiusa. Conosco la tua preparazione e non saranno dieci minuti l’ultimo giorno di scuola a farmi cambiare idea.”?
    Per quanto mi riguarda, concedo sempre un’ultima chance a chi è in bilico, incerto, a chi ha avuto qualche défaillance ma ce la può fare, almeno secondo la mia opinione, che è personale, sì, ma che è anche l’unica competente (perché la valutazione del profitto compete all’insegnante, non dimentichiamolo, è un suo preciso dovere). In altri casi, il salvataggio non è possibile, e non è nemmeno giusto, perché, cosa dirai al ragazzo che ha lavorato costantemente, è sempre venuto a scuola, ha fatto del suo meglio, nel momento in cui al suo compagno più svogliato e più furbo sarà elargito lo stesso 6 che lui si è guadagnato faticosamente?

    • wwayne ha detto:

      In effetti è molto difficile sradicare la mentalità per cui, se all’ultimo tuffo l’alunno fornisce una prestazione decente, allora è legittimo (o addirittura doveroso) che il docente chiuda un occhio su tutto il resto.
      Altrettanto ingiustificato pretendere che il docente chiuda un occhio sullo scarso profitto se l’alunno ha dei problemi personali. Questo elemento non va tenuto di conto in nessun modo, perché altrimenti si spiana la strada a quegli alunni che si giocano la carta del pietismo per evitare il debito. A questo proposito, ricordo quel che disse la mia prof di Lettere al ginnasio per arginare questa pratica (molto diffusa nella mia classe): “Se l’alunno è impreparato, io gli metto un brutto voto. Che abbia passato il giorno prima in discoteca o a piangere, non fa nessuna differenza.”

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non sono così spietata… ci sono dei casi in cui bisogna tener conto di situazioni personali davvero preoccupanti, ma sono casi che per fortuna si presentano di rado. Ricordo di essermi opposta con tutte le mie forze alla bocciatura di un ragazzo che aveva tentato il suicidio pochi mesi prima. Ricordo però anche un altro ragazzo, che con aria compunta venne a dirmi che non aveva potuto studiare perché era morta la nonna. Io lo giustificai, ma caso volle che pochi giorni dopo venisse a parlarmi sua madre. Le feci le condoglianze… e scoprii che la nonna era viva e vegeta!

    • wwayne ha detto:

      Ecco, il punto è questo: le situazioni personali davvero gravi si presentano DI RADO, tutte le altre sono inventate ad arte per impietosire il professore e strappargli la sufficienza. Di conseguenza, l’unica è focalizzarsi esclusivamente sulla preparazione dell’alunno, senza farsi condizionare da fantomatiche tragedie capitategli durante l’anno scolastico.
      Se invece la tragedia non è fantomatica, possiamo parlarne; tuttavia, anche in quel caso ci vuole la certezza assoluta che essa sia realmente avvenuta, e che abbia costituito un oggettivo ostacolo al successo formativo dell’alunno.
      Ha visto l’articolo che Le ho segnalato alla pagina info?

  4. marisasalabelle ha detto:

    L’ho visto… mi pare che negli USA la polizia si distingua spesso per azioni brutali e razziste. Del resto, nemmeno da noi scherza!

    • wwayne ha detto:

      Sono fortemente antirazzista, quindi di norma quando mi giungono notizie come questa provo grandissimo dolore (non fastidio, proprio dolore).
      Tuttavia, in questo caso mi pare che si stia esagerando: i ragazzi in questione non erano degli angioletti, dato che la loro festa era abusiva e soprattutto che non avevano accettato di interrompere i loro schiamazzi quando gli era stato chiesto con le buone.
      E anche riguardo all’agente che ha tirato fuori la pistola a mio giudizio c’è troppo clamore: la vedo come una reazione istintiva più che come un’azione intimidatoria, e in ogni caso non l’ha usata nemmeno per sparare in aria, quindi nulla quaestio.
      Sono troppo blando, a suo giudizio?

  5. marisasalabelle ha detto:

    Ho troppo pochi elementi per dare una valutazione accurata… in ogni caso sono convinta che si sarebbe potuto agire in modo diverso. Le reazioni istintive spesso sono le più pericolose come dimostrano tanti incidenti gravissimi. Un agente dovrebbe essere addestrato per mantenere la calma e la razionalità.

  6. ninadigennaio ha detto:

    Mi immetto nella vostra discussione in punta di piedi. Nel mio caso, la tragedia personale era verissima. Tanto vera che 15 anni dopo mi spinse ad andare in terapia. E’ anche vero che a causa di ciò quell’ultimo anno per me la scuola contò poco e niente. Ci andavo poco e studiai ancor meno. Se mi avessero bocciata sarebbe stata una cosa giusta. Io volevo solo sottolineare che grazie all’aiuto di una professoressa che nn si mise una benda sugl’occhi, io riuscii a cavarmela quell’anno. Perchè se fosse stato per quell’altra probabilmente il liceo nemmeno l’avrei finito. Quindi…si…credo sia fondamentale a volte andare alla fonte dei problemi, delle troppe assenze e delle interrogazioni andate male. Credo che lei sia una professoressa di coscienza e se ha ritenuto giusto rispondere cosi a quel ragazzo….be…allora lo meritava e basta.

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