Piccionese

Ancora compito: che noia! Si sa, sono le verifiche di fine anno. Ne va della salvezza, per parecchi. Oggi tocca a Giacomo Leopardi, poeta odiato dalla maggior parte degli studenti, in quanto considerato un perdente, gobbo, malato, menagramo, pessimista al cubo. Inutile invitare a gustare la musica dei suoi versi, la poesia delle immagini che evoca, la pregnanza delle questioni su cui si interroga. Il pastore errante dell’Asia, l’Islandese, quel saputello del passeggiere che smonta una dopo l’altra le illusioni del povero venditore di almanacchi: i ragazzi non li possono soffrire. E in ogni caso sono costretti a farci i conti, ora che col questionario davanti a sé mordicchiano la penna in cerca dell’ispirazione. Silenzio, concentrazione. Ma cos’è questo borbottio? Sul davanzale esterno della finestra una coppia di piccioni si dà da fare. Tubano che è un piacere. Alcuni ragazzi alzano gli occhi dal foglio e si mettono in ascolto.
«Parlano di Leopardi, di sicuro!»
«Ah, immagino che ne sappiano più di voi! Perché non gli chiedete qualche spunto?»
«Peccato non conoscere il piccionese!»
«Potremmo sempre leggere il beccale…»
«Il beccale?»
«Sì… capire quello che dicono studiando i movimenti del becco…»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a Piccionese

  1. RobySan ha detto:

    I piccioni? Ma non era questo a saperne?

  2. marisasalabelle ha detto:

    Be’, vedi… il passero, essendo per definizione solitario, non frequenta le aule scolastiche. Il piccione invece sì, e si può sempre sperare che tra i due pennuti ci sia stato uno scambio di idee riguardo all’opera del poeta recanatese…

    • RobySan ha detto:

      Dunque: il piccione mi ha detto che il passero (solitario) gli ha detto che al di là della siepe vi sono interminati spazi che un pastore errante dell’Asia potrebbe percorrere la sera del dì di festa traversando deserti di ginestre per giungere all’Italia e dare inizio a un idillio alla luna. O con la luna. Sempre che il Ruysch non lo obblighi a intrattenere i morti mentre lui va a prendere un caffè. Nel qual caso dovrebbe farlo (intrattenerli) con una disquisizione sui sepolcri (che non appartiene al divino Giacomo, ma a un predecessore. Dicono).

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non ci crederai, ma il tuo commento somiglia molto al compito di qualcuno dei miei studenti! 😉

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