I bravi

Stamani ho incontrato i bravi.

All’uscita di scuola andavo bel bello (bel bella?) verso la mia auto parcheggiata nel piazzale, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che mi facevano inciampo nel sentiero: trascinavo dietro di me il trolley contenente libri e altro materiale che ogni giorno mi porto appresso e gettavo occhiate distratte al mio nuovo smartphone che mi connette con il mondo intero. Aperto il mio profilo facebook e lette alcune notifiche, giunsi a un punto in cui il piazzale si divide in due rami, a foggia d’un ipsilon: quello a destra discende alcuni scalini e conduce alla fermata dell’autobus, l’altro scende con una leggera inclinazione verso il parcheggio, e da questa parte è delimitato da una ringhiera in acciaio che non arriva che all’anche del passeggiero. Due uomini stavano , l’uno a fianco dell’altro, al confluente, per dir così, delle due diramazioni: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato alla ringhiera, con le braccia incrociate sul petto. L’abito, il portamento e il loro aspetto non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi.

« Signora professoressa» disse un di que’ due, piantandomi gli occhi in faccia.
«Cosa comanda?» risposi subito alzando i miei dallo smartphone, che mi restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo.
«Lei ha intenzione» proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, «lei ha intenzione di sottoporre domani la classe Quarta B a una verifica di letteratura!»
«Cioè…» risposi, con voce tremolante: «cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. La povera professoressa non c’entra: è obbligata a valutare e a classificare i suoi studenti.. al ministero fanno i loro pasticci tra loro, e poi… e poi, vengon da noi, come s’anderebbe a un banco a riscotere; e noi… noi siamo i servitori del comune.»
«Or bene» mi disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, «questa verifica non s’ha da fare, né domani, né mai.»
«Ma, signori miei» replicai con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, «ma, signori miei, si degnino di mettersi ne’ miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca…»
«Orsù» interruppe il bravo, «se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Donna avvertita… lei c’intende.»
«Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli…»
«Allora siamo intesi, e buona giornata, signora» disse l’un d’essi, in atto di partir col compagno.
«Signori…» cominciai, ma quelli, senza più darmi udienza, presero la strada e s’allontanarono, cantando una canzonaccia che non voglio trascrivere.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a I bravi

  1. RobySan ha detto:

    La forza legale non proteggeva in alcun conto l’insegnante tranquillo, inoffensivo, e che non avesse altri mezzi di far paura altrui.

  2. Bene ha detto:

    bellissima!

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