La lettera C

I pistoiesi non aspirano la C. I pistoiesi non la dicono proprio. Da qui certe tipiche espressioni intraducibili come “Una oa ola con la annuccia” che il pistoiese medio ordina al bar, o come la frase “’Un tu se’mia mia ‘mia” che una bambina impermalita rivolge all’amica traditrice.
Data questa premessa, è facile immaginare lo sconcerto che assale gli studenti di scuole superiori quando trovano, nei testi di Foscolo o Manzoni, una parola che per loro ha un significato inequivocabile.
«Qual fia ristoro ai dì perduti un sasso…» declama ignara la professoressa e intanto i ragazzi ridacchiano e si danno di gomito. Quand’ero più giovane il senso del pudore mi imponeva di ignorare risatine e ammiccamenti e andare oltre imperterrita. Ora che son vecchia e i freni inibitori sono tutti andati affronto la questione di petto.
«Non è quello che credete voi, ragazzi. Questa parola – fia – è una forma del verbo latino sum, che significa essere. Questa è una terza persona del futuro, sarebbe fiat, ma la t finale è caduta, e significa sarà.
Quale consolazione per i giorni perduti sarà, potrà essere, un sasso, una lapide – sapete che Foscolo aveva questa fissa per le tombe…»
Mi guardano, non del tutto convinti.
«Quello a cui pensate voi, invece, quella parte anatomica femminile, si scrive fica, o figa. Vi faccio notare di passaggio che certi aggettivi che si usano nel gergo colloquiale per indicare qualcosa di particolarmente apprezzabile, come fico, fichissimo, figo, strafigo eccetera, derivano da questo termine, come a dire, ehm, che si tratta di qualcosa di bello, cosa che non si può affermare del corrispondente maschile. Tant’è vero che quando dite che qualcuno è un coglione o qualcosa è una cazzata, be’, non state certo facendo un apprezzamento.»
E con questo, so che li ho fregati.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a La lettera C

  1. wwayne ha detto:

    Scene simili mi sono capitate con la mia prof di Latino e Greco. In particolare successe:
    – Quando lei raccontò della sconfitta dei Romani nella piana di CANNE;
    – Quando parlò di Saffo, poetessa di LESBO;
    – Quando parlò di LESBIA, amante di Catullo.
    In quest’ultimo caso ci fu un equivoco legato proprio alla C aspirata. Un mio compagno non molto brillante, pensando che la prof avesse detto “lesbica” saltando la C, chiese: “Ma se era lesbica come faceva ad essere amante di Catullo?”

  2. corvobianco213 ha detto:

    Perchè non ho avuto una professoressa così?
    E’ un’ingiustizia…

  3. marisasalabelle ha detto:

    Un altro argomento pruriginoso è il SENO, per le prof di matematica…
    Inoltre, almeno con classi prevalentemente maschili come le mie, bisogna stare attenti a certe espressioni ambigue del tipo “Se ce l’avete, tiratelo fuori e mettetelo sul banco!” Riferito al libro di antologia, è chiaro…

  4. RobySan ha detto:

    “Agata, tu mi apisci, Agata tu mi tradisci, Agata guarda stupisci, om’è ridotto quest’omo per te!”

    Un si apisce mia icché centra la agata!

  5. marisasalabelle ha detto:

    Vorresti insinuare che un’invisibile C precede il nome Agata? Ma c’è una questione di accento! Sdrucciola o piana?

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