Pagelle

Tra le tante novità che il governo vorrebbe introdurre nella scuola c’è la valutazione dei docenti fatta dagli studenti. La bozza in preparazione al Miur prevede che negli istituti superiori alla fine dell’anno scolastico tutti gli studenti, ragazzi tra i 15 e i 19 anni, possano compilare un questionario e rispondere ad alcune domande sui docenti che li hanno seguiti. Il questionario sarà nazionale, cioè uguale per tutti, e chiederà un giudizio sulla puntualità del prof, la sua capacità di esposizione della lezione, l’efficacia della sua didattica.
Si dicono molte cose su queste “pagelle ai professori”: che si tratta di un provvedimento demagogico, che così facendo si considerano gli studenti alla stregua di “clienti” da soddisfare, che i ragazzi premierebbero i professori meno severi ed esigenti, che i ragazzi non hanno le competenze per valutare i loro insegnanti. In effetti anch’io ho delle perplessità, però di una cosa sono abbastanza sicura: il più delle volte i ragazzi, anche i più indisciplinati e svogliati, si fanno un’opinione precisa dei docenti, e difficilmente sbagliano.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Pagelle

  1. tramedipensieri ha detto:

    Sei in gamba. Lo penso e lo confermo.

  2. Giuseppina D'Amato ha detto:

    La meritocrazia secondo gli studenti può andar bene, ma trovo che gli alunni siano piuttosto volubili.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non credo che debba essere un criterio per stabilire chi merita aumenti di retribuzione o altro, in questo caso trovo che gli studenti non abbiano la necessaria competenza; dico però che in generale non sono degli sciocchi e sanno valutare chi hanno di fronte… Certo, se poi si dà agli studenti o ai genitori l’arma per far fare carriera ai prof, temo che si vada nella demagogia.

  4. Mirco Frosini ha detto:

    Valutare un professore… è davvero difficile. Di sicuro darei il massimo a quei professori di informatica e matematica che il primo anno delle superiori mi hanno presentato gli argomenti più difficili con un gioco di matematica o logica per introdurre l’argomento , facendomi sicuramente vedere la materia in modo diverso.
    Che ci siano materie come inglese, italiano o storia in cui sia impossibile spiegare qualche argomento giocando? Io penso che in alcuni casi sia più difficile ma mai impossibile presentare una lezione giocando anche solo per 5 minuti. 5 minuti l’ora di gioco inerente alla lezione per spezzare quella monotonia , e quei lunghi racconti che ti fanno quasi addormentare. Per esempio per spiegare il combattimento sul fronte , spostare per 5 minuti i banchi per creare una mini-trincea, schierare qualche alunno dietro questi banchi-trincea che vantaggi porterebbe? Il concetto della guerra di logoramento apparirebbe da solo dopo qualche minuto, se un alunno alzasse la testa verrebbe colpito dai gessetti lanciati dagli altri e purtroppo “morirebbe”.Quindi apparirebbe lampante il perchè la guerra di trincea creasse situazioni di stallo lunghe settimane. Se nei 5 minuti della lezione successiva , proprio nella lezione in cui sta per suonare la campanella e torna l’alunno che è andato a prendere le merende, se venisse chiesto a qualche alunno chiamati momentaneamente “i tedeschi” , di bloccare il rifornimento di merende per gli altri chiamati “gli europei” sicuramente adesso non sarei andato su google a vedere chi ha bloccato i rifornimenti di chi per scrivere questo commento.

    Io darei il massimo al professore che tenta qualsiasi cosa per non rendere una lezione monotona.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Caro Mirco, su una cosa ti devo dare ragione: io parlo troppo! 🙂
    Per il resto, devo dire che in questi anni ho fatto il possibile, in particolare con la vostra classe, per rendere attraente l’insegnamento delle mie materie. Film per intero o spezzoni di film, canzoni, video, attività di gruppo… L’anno scorso abbiamo fatto il dibattito tra assolutisti, liberali e marxisti, ti ricordi? Abbiamo fatto il questionario sulla violenza di coppia e avete riso tanto.
    Quello che però non posso fare è banalizzare o buttarmi completamente sul versante dell’emotività. Giocare a fare le trincee in classe e lanciarsi i gessetti va bene in quinta elementare, non certo in quinta superiore. Basare tutto l’insegnamento sull’emozione è contrario ai principi che ispirano il mio lavoro: il coinvolgimento emotivo è importante, ma a scuola si deve soprattutto imparare a usare la ragione.
    L’apprendimento può essere appassionante se ci si mette in gioco, se si “entra dentro” gli argomenti di studio, se si fanno funzionare le celluline grigie. La mente prova piacere ad apprendere: è programmata per questo. Un bravo insegnante è certo importante, ma l’alunno non deve mettersi in una posizione passiva, aspettando di essere divertito. E comunque esistono momenti in cui studiare è duro, pesante, noioso, eppure ci vogliono anche quelli, se non si vuole rimanere a un livello di preparazione puerile.

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