Il giovane favoloso

Come tanti altri, sono andata a vedere il film «Il giovane favoloso». A me è piaciuto. In seguito ho letto molte critiche su varie riviste: alcune positive, altre molto negative. C’è chi dice che Martone non abbia avuto “coraggio”, non abbia saputo uscire dallo stereotipo, nonostante proprio questa fosse la sua dichiarata intenzione. Leopardi, nel film, è un giovane malaticcio, che progressivamente si aggrava nelle sue patologie e nella sua deformità; alcuni dicono che Martone abbia calcato troppo la mano sulla sua malattia. A me non pare. Certo, l’immagine di Giacomo che, nell’ultimo periodo della sua vita, si aggira per le vie di Napoli sempre più curvo e malfermo è forte, e io non saprei dire se davvero egli fosse così curvo e così malfermo, tuttavia la deformità di cui soffriva era grave, la sua costituzione era gracile, la sua salute talmente scarsa da portarlo alla morte precoce all’età di trentanove anni: e, tutto ben considerato, è incredibile che sia vissuto talmente a lungo. Dunque, Leopardi era veramente in pessime condizioni fisiche, e quindi, perché accusare Martone di aver calcato la mano? Avrebbe dovuto alleggerire, presentarcelo meno gobbo, meno malato? Dicono anche che con quella rappresentazione delle condizioni fisiche del poeta, il regista avvalora l’idea stereotipa che molti hanno di Leopardi, e cioè che il suo pessimismo sia stato condizionato da quelle determinate condizioni fisiche. È un punto, questo, sul quale mi è capitato di riflettere, perché i ragazzi a scuola me l’hanno rinfacciato più volte:
«Via, professoressa, Leopardi era pessimista perché era gobbo, brutto e malato e le donne non se lo filavano.»
«Certo, se fosse stato un gran figo, non avrebbe perso tempo a scrivere tutte quelle poesie melense!»
La verità è che ai ragazzi Leopardi non piace. Hai voglia a raccontarglielo, hai voglia a far risuonare nel silenzio dell’aula i suoi versi così limpidi, le sue parole così cariche di tutte le domande che ogni essere umano, prima o poi, si pone nel corso della sua vita; hai voglia a far notare la levità, la musicalità, il vago e l’indefinito, e Nerina, e Silvia e il pastore: ai ragazzi Leopardi non piace, me ne sono dovuta fare una ragione, come direbbe chi so io. E quando affermano che tutta la filosofia del grande poeta si basa soltanto sul fatto che era storto e brutto, rispondo che sì, certamente è vero. Se fosse stato un bel ragazzone di un metro e novanta, palestrato e griffato, forse non avrebbe rivolto tutte quelle domande alla luna. Ma Foscolo, per esempio Foscolo, gran seduttore, militare di professione, giocatore di dadi, viveur, uno che a loro piace per il suo stile di vita, non per la sua poesia così difficile e lontana, Foscolo, dico, non pensava sempre alla morte e a dove sarebbe stato sepolto? E non ci sono forse persone disabili e in pessima salute dotate di ottimismo, voglia di vivere, determinazione? E finalmente, se anche tutte le idee filosofiche di Leopardi non fossero che il frutto della sua infelicità, non dovremmo essergli grati per le parole con cui ha saputo dire l’indicibile?
Quindi, tornando al film di Martone: è vero, Leopardi era gobbo, rachitico, asmatico, e ne soffriva moltissimo. Perché Martone avrebbe dovuto alleggerire questo aspetto fondamentale della vita del poeta? Perché sarebbe stato più coraggioso stemperare, smorzare, mostrarcelo in forma più astratta e meno aspramente fisica?
Dicono, poi, del film: ci racconta quello che un buon conoscitore di Leopardi sa già. E io, che sono solo una mediocre conoscitrice del grande poeta, i brani detti o recitati, gli episodi biografici, li sapevo tutti. Ma forse l’intenzione del regista non era tanto o solo mostrare Leopardi alle professoresse o agli amanti della letteratura, ma farlo un po’ conoscere a chi ne ha solo un vago ricordo dai tempi di scuola: e quale migliore scelta che raccontare la sua vita, i suoi difficili rapporti familiari, i suoi insuccessi in materia sentimentale, l’incomprensione totale del suo pensiero e della sua opera da parte degli intellettuali suoi contemporanei, e soprattutto, quale migliore scelta che dargli direttamente la parola, attraverso le numerose citazioni di cui il film è ricco? Cos’altro avrebbero raccontato, gli scontenti del film, di “nuovo” o “diverso”? Quali brani avrebbero letto invece che La sera del dì di festa, il Dialogo della Natura e di un Islandese, La ginestra? Quali immagini avrebbero abbinato ai versi sublimi di quest’ultima opera, che credo si possa definire il capolavoro di Leopardi, se non quelle del Vesuvio, di Pompei, dei cespi di ginestra che fioriscono sulle pendici del vulcano? Scelta banale, forse, si dirà, scontata. Può darsi. Film scolastico, hanno detto. Non so. Per me, se questo film ha portato nelle sale tante persone a sorbirsi senza fiatare, e persino commovendosi, due ore e mezzo su Giacomo Leopardi, facendo divulgazione ma senza rinunciare all’arte, senza rinunciare nemmeno al rigore filologico, be’, è certamente un buon film.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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