Caviglie

Osservo i ragazzi mentre, chini sui banchi, fanno il compito. Alcuni di loro, grandi e grossi come sono, faticano a entrare in quei piccoli tavoli: braccia e gambe non sanno dove stare, le ginocchia toccano il sottobanco, i pedi giganteggiano, uno qua e uno là, in mezzo all’aula. Altri, più minuti, si adattano meglio a supporti pensati per taglie small. I quattro in prima fila – Pietro, Sandro, Sergio, Alex – sono stranamente simili tra loro: esili, biondi, visi puliti e sorridenti. «Gli ariani» li chiama la collega Gianna, che non si fida tanto delle loro faccine angeliche. Tutti e quattro hanno steso le gambe sotto il banco e incrociato le caviglie. Guardandoli mi accorgo che dev’essere nata una nuova moda. Jeans stretti arrotolati all’altezza del polpaccio, scarpa da ginnastica alta tipo Converse, caviglia nuda. Non avranno freddo, penso per un momento, poi scuoto la testa: sono giovani! Che freddo vuoi che abbiano!
Ma le quattro paia di caviglie a vista mi hanno incuriosito e perciò, durante la ricreazione, mi guardo intorno alla ricerca di altri soggetti con caratteristiche analoghe. Ecco, Carlo della Quinta A, Stefano della Quarta C, e alcune ragazze dell’Artistico, nel cortile, anche loro con pantalone “acqua in casa” e caviglia esibita. E mi viene in mente mia nipote Veronica, diversi anni fa, quando le mode erano altre: una volta che l’accompagnai a comprarsi un paio di jeans e lei non riusciva a trovarne uno che le coprisse completamente i piedi e spazzasse adeguatamente il pavimento.
«Non ti sembrano esageratamente larghi e lunghi, questi? Non credi che finiranno per raccogliere tutto lo sporco da terra e sfilacciarsi e bucarsi?» le chiesi.
«Non oserei mai uscire di casa con indosso un paio di pantaloni che facessero intravedere la punta delle mie scarpe!» rispose.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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