Cella infame

Vado, con la mia classe, alla presentazione di un libro sulla Pia Casa Conversini, un’istituzione pistoiese fondata nel 1861 da Tommaso Conversini, un notabile locale che volle dar vita a un ” istituto diretto ad educare convenientemente i giovani miserabili figli di viventi genitori anche essi miserabili “. La Pia Casa, nel corso di circa un secolo, ha accolto centinaia di ragazzi, che grazie alla formazione ricevuta nell’Istituto hanno potuto riscattarsi dalla miseria e vivere decorosamente esercitando i mestieri a cui erano stati istruiti. Naturalmente la vita di un “giovane miserabile” in una Pia Casa non è una passeggiata: la disciplina era dura e nei casi estremi i ragazzi più ribelli venivano rinchiusi per 24 ore e anche più nella cella di rigore, una stanza ricavata nelle soffitte, fredda e spoglia, con solo una panca di pietra su cui dormire. Dell’esistenza della cella si sapeva da tempo, ma solo poco tempo fa è stata trovata, durante certi lavori nell’edificio che un tempo ospitava la Pia Casa.
Alla fine dell’incontro viene proiettato un video, che mostra le pareti spoglie della “cella infame”, costellate di scritte tracciate con pezzi di carbone dai ragazzi sottoposti alla punizione. “Cella infame” sta scritto al centro della parete. Parolacce, qualche disegnino sconcio, ma soprattutto nomi. Nomi e date, testimonianze dei tanti che sono passati di là, che hanno trascorso ore o giorni nel freddo e nell’isolamento.
«È stato emozionante entrare in questa cella che ha ospitato tanto dolore» ci dice commosso il relatore «ed è un vero miracolo che questi graffiti, queste semplici frasi, questi nomi si siano conservati e siano giunti fino a noi, muti testimoni di tante giovani vite…»
«Professoressa» mi dice Renzo mentre torniamo a scuola «quel video è stato davvero impressionante. Però, mi domandavo… se le scritte sui muri sono testimonianze preziose, che ci parlano di giovani vite e sofferenze indicibili… come mai l’anno scorso noi ragazzi della Seconda A siamo stati costretti a imbiancare le pareti dell’aula, sulle quali avevamo espresso tutta la nostra sofferenza di scolari? E come faranno gli studiosi, fra cent’anni, a ricostruire le nostre esistenze sventurate, senza quella preziosa testimonianza, sepolta sotto strati di vernice?»

Cella infame

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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11 risposte a Cella infame

  1. wwayne ha detto:

    Il suo alunno ha perfettamente ragione. Ho sempre considerato i graffiti una forma d’arte, e le scritte sui muri una forma di diario o autobiografia.
    Al liceo avevo un compagno di classe che faceva i graffiti, ma sui banchi. Disegnava degli asini con il fallo sproporzionatamente grande. Probabilmente erano degli autoritratti. 🙂

  2. marisasalabelle ha detto:

    In effetti, costringendo i ragazzi a pulire i banchi e a imbiancare le pareti, ci priviamo di quelle che in futuro potrebbero essere preziose testimonianze e rare opere d’arte. Per non parlare dei bigliettini, che ora vanno molto meno di moda, ma che ai miei tempi imperversavano.
    “Butta subito nel cestino quei fogliacci!”
    “Professoressa, me li faccia tenere: tra qualche decina d’anni potrebbero essere messi all’asta e venduti a cifre da capogiro!”

    • wwayne ha detto:

      Le dirò che non tutte le opere del mio compagno di classe sono andate perdute. Gli asini ovviamente erano troppo scandalosi per sopravvivere, ma altri suoi graffiti, più pudichi e in stile cubista, erano così belli che la preside li conservò e li spostò in un’aula abbandonata. Adesso quell’aula è stata murata, quindi non so che fine abbiano fatto i banchi. Grazie per la risposta! 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    Fra cento anni lavori di ristrutturazione porteranno ad abbattere quella parete e i graffiti dell’ignoto artista torneranno alla luce… e nuove scolaresche andranno alla presentazione…

  4. ilmiokiver ha detto:

    E’ un genio. Punto.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Che peccato! Per un attimo avevo creduto di essere io, il genio! 😉

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