Non te ne liberi

Gli alunni sono come i figli, non te ne liberi mai. Neanche durante le vacanze, a volte neanche dopo che si sono diplomati. Vai a fare due passi in centro ed eccone due che ti vengono incontro con un sorrisetto indecifrabile: «Buongioorno professoressaaa!»
Sei al tavolino di un bar in piazza della Sala e ti piomba addosso un gruppetto:
«Come, professoressa, una birra?»
«Perché no» rispondi.
«Ma lei è una prof! Deve dare il buon esempio!»
Vai al supermercato, e alla cassa trovi un ex studente che ha mollato gli studi e mentre passa allo scanner la tua spesa ti aggiorna sulle ultime novità riguardo ai suoi ex compagni.
Torni a casa, apri la posta elettronica e trovi la mail di un alunno che ti chiede se può vendere l’antologia della Divina Commedia.
«Ti deve essere piaciuta davvero tanto» rispondi acida, e lui:
«Adoro Dante, prof, ma impreviste e urgenti necessità economiche mi costringono…»
Un ex studente, prossimo a laurearsi, ti contatta perché vuol fare il tirocinio con te. Un altro, titolare di una palestra, ti invita a una lezione gratuita, un altro ancora, che lavora in una discoteca, ti invita a una serata da sballo.
Ti rifugi nel tuo blog e tra gli ultimi commenti eccone uno di uno studente che ti avvisa, a nome suo e di altri non identificati: sappia che la seguiamo assiduamente perché desideriamo tenerci informati sulle sue attività, su quali libri legge, ad esempio, quali capi di biancheria stira e quali no, e se va in vacanza e dove…
Sì, gli studenti sono un po’ come i figli: li ami con tutto il cuore, sei felice quando li vedi e ancora di più quando non li vedi, ma se per qualche tempo non si fanno vivi senti la loro mancanza.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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12 risposte a Non te ne liberi

  1. nonseinegato ha detto:

    L’estate scorsa mia moglie, io e alcuni amici siano andati a bere qualcosa in un locale, scoprendo solo in un secondo momento che quella era la serata karaoke. E mentre cantavo “Dancing queen” (per fortuna non al microfono) ho riconosciuto due miei ex alunni che mi guardavano da poco distante ridacchiando sfacciatamente.
    Che figura!
    Enrico
    P.S. ma quest’anno è accaduto il peggio. Secondo giorno di scuola, prima media: “prof, ma lo sa che lei ventiquattro anni fa ha insegnato a mia mamma?”
    Ahi…

  2. marisasalabelle ha detto:

    Generazioni e generazioni…
    Il figlio della maestra di mia figlia è stato mio alunno. Ora siamo colleghi e non escludo, in futuro, di avere suo figlio per alunno… se non riesco ad andare in pensione prima…

  3. nonseinegato ha detto:

    Beh, quando mi diranno “prof, sa che lei ha insegnato a mio nonno?” sarà ora di andare in pensione! (spero)

  4. corvobianco213 ha detto:

    Che bello, spero che la mia prof storica pensi le stesse cose che pensa lei.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Ma tu le scrivi mail? Le mandi sms? Intervieni sul suo blog? Le hai chiesto l’amicizia su facebook? Le professoresse bisogna coltivarsele! 🙂

    • wwayne ha detto:

      Noto che molte persone non sanno mandare una mail formale.
      Ad esempio, se uno studente deve mandare una mail ad una sua docente (come nel caso da Lei citato), in 9 casi su 10 non inizia la mail con “Gentile professoressa X”, ma con un “Salve.”
      Inoltre, quando si chiude una mail formale bisogna scrivere:
      – “Attendo un Suo gentile riscontro” se hai bisogno di un’informazione dalla persona a cui stai scrivendo;
      – “Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti” se invece sei tu che stai inviando delle informazioni o delle istruzioni alla persona a cui stai scrivendo.
      Ecco, molte persone questo non lo fanno, mettono “Cordiali saluti” e festa finita.
      Lei aveva fatto caso a queste mancanze di etichetta?

  6. marisasalabelle ha detto:

    No, ma io non voglio mail formali dai miei alunni!
    È vero quello che dici, la maggior parte dei ragazzi che mi scrivono esordisce con “Salve!” o “Salve prof!” ma a me va bene così. È giusto che i ragazzi imparino a rivolgersi in modo formale, ma non a me, preferisco di gran lunga un approccio informale, sempre restando nei limiti della cortesia, ovviamente.

    • wwayne ha detto:

      Anch’io non sono esigente in questo senso; anzi, Le dirò che sono imbarazzato quando qualcuno si rivolge a me in modo formale, perché ritengo di non aver fatto niente di così straordinario in vita mia da meritare che qualcuno mi parli (o mi scriva) con tanta solennità.
      Tuttavia, ritengo che i ragazzi e le persone in generale queste regole sulla comunicazione formale debbano conoscerle. In molti casi le mail vengono mandate per inoltrare una richiesta molto importante, che il destinatario può benissimo decidere di ignorare: di conseguenza, bisogna cercare di non urtare in nessun modo la sua sensibilità. E’ necessario soppesare bene ogni singola parola che utilizziamo nelle mail formali, perché se dall’altra parte dello schermo c’è una persona permalosa è finita. E’ d’accordo?

  7. marisasalabelle ha detto:

    Certo, e questo può essere oggetto di esercitazione: scrivere lettere formali, curriculum vitae e altre cose del genere. Ma nel caso dei rapporti personali che un’insegnante coltiva coi suoi alunni, secondo me, bisogna evitare l’eccesso di formalità, sempre, come ho già detto, rimanendo nei limiti dell’educazione e del rispetto.

    • wwayne ha detto:

      Ha avuto un’ottima idea: dedicare qualche ora dell’anno scolastico alla stesura di mail formali e curriculum vitae è una scelta molto utile. Soprattutto per gli studenti dell’ultimo anno, che di questi rudimenti avranno bisogno di lì a breve. Se mai diventerò professore, seguirò senza dubbio il Suo suggerimento. 🙂

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