36 ore

È straordinaria la disinvoltura con cui, negli ultimi anni, il ministro di turno se ne esce con la proposta di portare l’orario di servizio degli insegnanti dalle attuali 18 ore a 24 o, come si propone in questi giorni, 36 ore la settimana. La motivazione naturalmente è quella di valorizzare, motivare, rilanciare una professione che merita molto di più, ma che deve “imparare ad essere moderna”, “uscire da una situazione di privilegio inveterata” eccetera. Sui giornali online i commenti si sprecano: finalmente a quei fannulloni sarà richiesto di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa, una buona volta! Inutile, da parte di qualche ingenuo, far notare che 18 ore di cattedra non significano affatto 18 ore di lavoro: tutte scuse di buoni a nulla, quali notoriamente siamo noi prof.
A me non piace fare del vittimismo, ma vorrei dire qualcosa sul mio lavoro, nel modo più oggettivo possibile. Non voglio neanche parlare degli impegni facilmente verificabili che si aggiungono alle 18 ore: ricevimento dei genitori, consigli di classe, riunioni varie, collegio dei docenti, scrutini. Nemmeno mi voglio dilungare sulle piccole cose che un insegnante normalmente fa in ore in cui si trattiene a scuola oltre il suo orario, tipo stampare e fotocopiare compiti, aggiornare il registro elettronico, andare in segreteria per adempiere a svariati impegni di tipo burocratico, girare le aule in cerca di colleghi o di studenti ai quali deve comunicare qualcosa.
Quello di cui voglio parlare è il lavoro sommerso, che l’insegnante svolge a casa sua.
Deve preparare le lezioni. Dice: tanti anni che insegni e ancora ti devi preparare? Non le sai le cose di cui devi parlare? Certo che le so, ma il lavoro cambia, cambiano le classi, cambiano i programmi, cambiano i libri di testo. Cambiano anche i mezzi, e se vuoi adeguarti ai nuovi strumenti di lavoro devi studiare.
Deve preparare i compiti e le verifiche. Dice: figurati se nel tuo pc non hai file e file di compiti da riciclare. Sì, ce li ho, ma solo come materiale di consultazione, perché non si possono certo somministrare anno dopo anno le stesse verifiche, per le ragioni dette sopra (cambiano le classi, cambiano i programmi…) e anche per evitare che gli studenti sappiano in partenza come sarà il compito e se lo portino già svolto.
Deve correggere i compiti e le verifiche, e solo questo impegno comporta ore e ore di lavoro.
Deve prendersi cura dei suoi alunni in modo il più possibile individualizzato, quindi preparare del materiale e delle verifiche personalizzate. Deve preparare il materiale e le verifiche per il recupero.
Può, se lo ritiene opportuno, partecipare con la sua classe a uno o più progetti, iniziative, attività proposte dagli Enti locali o da varie Associazioni, il che comporterà un ulteriore impegno di programmazione e realizzazione.
Può decidere di accompagnare la sua classe in visita guidata o in gita, il che comporterà un ulteriore impegno sia in fase organizzativa che nel corso della visita guidata o gita, durante la quale sarà in servizio permanente e avrà la piena responsabilità degli alunni a lui affidati.
In aggiunta a tutto questo deve ritagliare un po’ di tempo per coltivare i rapporti personali con i suoi alunni, parlare con loro quando li vede in difficoltà, ascoltarli quando hanno voglia di raccontargli qualcosa, dar loro qualche consiglio, qualche rimprovero, qualche incoraggiamento, essere insomma un educatore, come nella sua presunzione ritiene di dover essere.
Naturalmente, ogni insegnante ha più di una classe, perciò le incombenze che deve svolgere vanno moltiplicate per il numero delle sue classi.
Vediamo quindi che, senza essere un martire, l’insegnante ha il suo bel daffare, anche se, secondo la vulgata, “lavora 18 ore la settimana”.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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12 risposte a 36 ore

  1. speranziamo ha detto:

    Ciao, ti seguo da alcuni mesi e non ho mai commentato. Io insegno alla primaria. Aspettavo il tuo post sulle 36 ore. Credo che sia giunta l’ora che ci quantifichino in ore settimanali il tempo speso a preparare lezioni e correggere compiti. Lo vorrei scritto nel contratto a caratteri cubitali. Potrei anche farlo a scuola, con costi per l’amministrazione, altrimenti si fa a casa, come sempre del resto!

    • marisasalabelle ha detto:

      Le sparate dei vari ministri, che cambiano a tempo di record ma che sembra abbiano tutti lo stesso obiettivo nei confronti della scuola, cioè smantellarla fino a ridurla all’osso, si basano tutte su un assunto, e cioè che gli insegnanti siano una casta privilegiata che lavora poco o nulla ed è comunque intoccabile. Quest’idea si è diffusa a macchia d’olio e viene condivisa anche da molte famiglie e da persone “comuni” che magari nella scuola non hanno più rimesso piede da quando si sono diplomate.
      Ora, io non sono un’ingenua e so che ci sono tanti insegnanti impreparati, svogliati, privi dei requisiti essenziali per svolgere il loro lavoro.
      Ma persone di questo tipo esistono in tutte le professioni, credo. Sta ai dirigenti, ai vari livelli, stanare gli incapaci.
      Per il resto, io vedo che gli insegnanti lavorano, ben oltre l’orario di cattedra, e questo dovrebbe essere evidente a chiunque: o forse la gente pensa che le lezioni, i powerpoint, le slide per la LIM, i compiti si preparino da soli?
      Lavorare a scuola… sarebbe possibile se avessimo gli strumenti. Io so che quando devo stampare un documento a scuola devo fare la fila all’unica stampante di sala insegnanti, e aspettare magari un’ora. Il più delle volte stampo a casa, con la mia stampante, la mia carta e il mio inchiostro…
      Su questo ho un altro post (non volevo pubblicare un pezzo troppo lungo) che pubblicherò prossimamente
      Grazie per avermi seguito!

      • speranziamo ha detto:

        Condivido tutto quello che dici, anche le virgole. Purtroppo non basta fare tutto quello che facciamo, per l’opinione pubblica e i ministri vari, contano solo le ore d’insegnamento, le puntualizzazioni sono viste come difesa di privilegi. Non so se riusciremo a chiarire con serenità questo punto. Purtroppo la vedo molto dura.

  2. nonseinegato ha detto:

    Cara Marisa, quando mi dicono che lavoriamo diciotto ore alla settimana e che facciamo tre mesi di ferie mi arrabbio sempre. Però osservo anche che uno potrebbe anche non preparare mai le lezioni, dare sempre gli stessi compiti e correggerli al volo (e quindi di fatto lavorare poco più di diciotto ore alla settimana) per tutta la sua carriera senza mai subire alcun tipo di consegurnza.
    Praticamente tutti lavoriamo almeno 40 ore alla settimana ma gli scansafatiche sono liberissimi di lavorarne diciotto (prendendo lo stesso nostro stipendio e abbassando il prestigio già pericolante della categoria).
    Enrico

    • marisasalabelle ha detto:

      Questo è vero, ma se alcuni sono davvero dei fannulloni, non dev’essere screditata tutta la categoria. Qui secondo me starebbe il compito di un buon dirigente, che deve fare in modo che nella sua scuola tutti facciano il loro dovere

      • nonseinegato ha detto:

        è vero ma sai, l’ultima volta che abbiamo avuto problemi di questo tipo con un collega lui è stato semplicemente trasferito a non far nulla da un’altra parte… e probabilmente continuerà fino alla pensione.
        Comunque io sarei ben felice di lavorare a scuola invece che a casa se ci fosse posto!

  3. marisasalabelle ha detto:

    Qualche volta ho provato a lavorare a scuola durante ore vuote, di mattina o di pomeriggio. In sala insegnanti c’è chi va e chi viene, la gente parla, non c’è concentrazione. Ci sono due computer sempre occupati e una stampante. Io ho anche il computer piccolino per il registro elettronico, ma ci si scrive male, ha poca memoria e non ci si può caricare quasi nulla, serve praticamente solo a navigare su internet.
    Se vado in un’aula… be’, l’aula è spoglia, c’è freddo, la sedia è scomoda e io non ho più 20 anni, non ho libri da consultare, non ho le mie cose (certo, potrei portarmi tutta la mia biblioteca avanti e indietro ogni giorno, ma lo trovo un po’ scomodo).
    Insomma, chi fa un lavoro intellettuale deve avere qualcosa che somigli a un ufficio, non siamo più ai tempi di carta e matita!

    • nonseinegato ha detto:

      Appunto, finchè non avremo un ufficio o almeno qualcosa di simile sarà difficile pretendere che noi rimaniamo a scuola dopo le lezioni…

  4. pinadamato ha detto:

    Come non essere d’accordo con quanto affermi nel post. Sono prof. in un I. I. Superiore. Lavoro da moltissimi anni. Non mi sono mai risparmiata e spesso ho dovuto controbattere alle critiche di chi ‘ignora’ la mole di lavoro richiesto a noi docenti, la quantità e la qualità (umane, professionali, di relazione…) delle capacità richieste. Sono molto risentita con i vari ministri, che di anno, in anno allungano la strada del pensionamento, tanto che mi sono convinta sia più un miraggio, che realtà.
    Mi domando: «Come faremo a gestire le dinamiche delle classi, quando saremo ultra 65|70 enni stressati, poco vigili…?⨠.

  5. annacarbich ha detto:

    Hai davvero ragione. Mi piace molto e condivido tutto quello che hai scritto. Bisognerebbe chiedere ai mariti o alle mogli di insegnanti. Loro sanno.
    Io sono appena andata in pensione, dil lavoro di ricerca e preparazione mi manca, ma tutto il resto no, era troppo faticoso. Provare per credere!

  6. marisasalabelle ha detto:

    In effetti, le difficoltà nel rapporto con i ragazzi sono sottovalutate. I ragazzi di oggi sono irrequieti, sentono poco l’autorità dell’adulto, si annoiano facilmente e non sono abituati a concentrarsi e a faticare per apprendere. Anch’io penso spesso a come farò a lavorare con degli adolescenti tra cinque, sei, sette anni… I giovani, per conto mio, hanno bisogno di figure giovani, non di patetiche vecchiette…

  7. Ivrelia ha detto:

    Le caste privilegiate sono altre, certamente non quella degli insegnanti. “Le 36 ore” sono l’ennesimo tentativo di un governo indegno, che ha l’unico obiettivo di abbassare sempre più il livello scolastico e di riempire la testa di noi giovani d’inutili nozioni… al fine di tenerci occupati, al fine di non farci ragionare o sviluppare spirito critico.
    Non sono un’insegnante, ma, come tutti, ho avuto insegnanti capaci e insegnanti incompetenti, che non dovrebbero nemmeno essere definiti tali. Purtroppo questi individui stanno distruggendo la vostra categoria. Non sono pochi.
    Vorrei in un futuro una scuola in cui gli insegnanti ricevano il giusto compenso (che dovrebbe essere, a mio parere, più alto di molte altre categorie e con una gerarchia al contrario rispetto all’attuale: dovrebbe avere più importanza un insegnante delle elementari di un professore universitario), ai quali venga riconosciuto il giusto ruolo nella società (sono le figure più importanti in un paese; non a caso, in Giappone, sono gli unici a non doversi inchinare di fronte all’imperatore). In compenso devono essere persone preparate, ma soprattutto in grado d’insegnare… Puoi anche conoscere la storia a memoria, ma se poi non sei capace d’illustrarla e condividerla, il tuo mestiere non è l’insegnamento… Insegnanti attivi, curiosi, interessati seriamente agli alunni che seguono, volenterosi, di mentalità aperta. Chi non è in grado, deve essere costretto a cambiare lavoro, perché è dagli insegnanti che dipende il futuro di un paese. L’Italia ormai non ha quasi più niente che possa definirla un Paese Civile, ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire.

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