Un giorno ad Assisi

Un giorno ad Assisi: lunghissima circonvallazione della città, sotto l’attenta direzione di vigili urbani dislocati lungo il percorso ogni 200 metri, approdo a un parcheggio ancora libero e subito aggredito selvaggiamente da dozzine di auto, pochi passi a piedi e dalla sommità di un’altura vediamo la Basilica di San Francesco, meravigliosa, il piazzale superiore gremito, la strada che dobbiamo percorrere per arrivarci trasformata in un lungo serpente umano. Ci incolonniamo armati di pazienza, stringendo al petto gli zainetti che pellegrini dotati di scarso senso morale potrebbero aprire a nostra insaputa per prelevare il portafogli. Poco male per i soldi, al giorno d’oggi nessuno gira con molto contante, una gran seccatura invece per documenti e carte di credito, perciò meglio evitare, potendo.
Arriviamo finalmente al piazzale e transenne, cartelli e altri vigili ci indirizzano verso il piazzale inferiore: è di lì che comincia la visita. Un gregge umano si immette all’interno della Basilica inferiore: le volte stellate, gli affreschi di Giotto e dei suoi allievi, la cappella di Simone Martini, tutto sfila davanti ai nostri occhi increduli, mentre veniamo spintonati da chi ci sta dietro, schiacciamo il naso contro la schiena di chi ci sta davanti, alziamo lo sguardo e ci facciamo venire il torcicollo per dare una sbirciatina alle opere sublimi. La cappella di Simone Martini è al buio, tutt’a un tratto s’illumina ed è come essere arrivati in Paradiso, ma non c’è tempo di fermarsi, il fiume umano deve procedere, chi si ferma è perduto.
Per una scala si scende alla tomba del Santo, intorno alla quale è d’obbligo un giro veloce; si risale al livello del suolo, si prende un’altra scala e si sbuca davanti all’ingresso della Basilica superiore. Appena un’occhiata allo spettacolare rosone, risucchiati dalla folla impalcabile si entra, si ha appena il tempo di chiedersi se le storie di san Francesco che conosciamo fin dall’infanzia (dà da mangiare agli uccelli, dona il mantello a un povero…) siano o non siano attribuibili a Giotto che siamo già proiettati verso l’uscita.
Lungo le strade della cittadina incontriamo comitive: polacchi con fazzolettini gialli al collo su cui è scritto il nome di San Giovanni Paolo II, giapponesi di ottimo umore, un gruppo di difficile identificazione, la cui guida, per farsi vedere, invece del classico ombrellino inalbera un piccolo papa tutto bianco.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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