Biglietto

Vado a Pescia col treno. Arrivo alla stazione per tempo, devo fare il biglietto. Il giornalaio li ha finiti, alla biglietteria c’è la coda, perciò mi rassegno a usare la biglietteria automatica. Lo schermo touch mi propone varie scelte: la lingua in cui voglio ricevere istruzioni, l’azione che voglio compiere, che nel mio caso è l’acquisto del biglietto, la località in cui voglio andare, l’orario in cui intendo partire, se voglio fare anche il biglietto per il ritorno… Finalmente arriviamo a un accordo: l’affare è concluso, devo pagare.
«Introdurre la banconota in prossimità della luce verde.»
La banconota… e se volessi pagare con monete? Ba’, ecco una fessura che risplende di un verde fosforescente. Provo a inserire la mia banconota, ma non entra.
«Alla sua destra» mi dice un ragazzo che aspetta il suo turno, dietro di me.
Vedo un altro spazio in cui infilare la mia banconota, eseguo, mi guardo intorno per capire da dove mi arriveranno i biglietti.
«Escono da lì» mi indica il ragazzo.
Ora devo prendere il resto e ho finito.
«Può raccogliere le sue monete qui, prof» mi insegna il ragazzo, paziente.
Mi giro e lo guardo in faccia: non è uno dei miei, né uno studente della scuola, e nemmeno un ex alunno. Come l’avrà capito? Dal libro di trecento pagine che tengo in mano e che leggerò durante il viaggio? Dalla mia inconfondibile “faccia da professoressa”, come dicono i miei figli? O dall’assoluta inettitudine nei confronti della macchinetta bigliettatrice?

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Biglietto

  1. tramedipensieri ha detto:

    Non ne ho idea … 😦
    (ma non è che è un modo di “prendersi gioco”? apostrofare con un “professoressa” proprio per evidenziare che non sapevi usare macchinetta bigliettatrice? Ha tentato non sapendo che in realtà tu lo fossi veramente una professoressa….)

    buona serata
    .marta

  2. marisasalabelle ha detto:

    O gli sembrava evidente che un’inadatta simile non potesse essere altro che una professoressa… o era talmente abituato a dare istruzioni alla sua prof, per esempio sull’uso del registro elettronico o della lavagna interattiva, che mi si è rivolto come normalmente si rivolge a lei. In ogni caso, niente di lusinghiero né per me né per la categoria in genere.

  3. La Dona ha detto:

    magari era uno studente della scuola in cui insegni e di cui non hai memoria del volto 😉
    Buona settimana cara 🙂

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