Giorni

Ci sono dei giorni in cui mi viene da pensare, ok, la scuola è morta. Succede quando un ragazzo, dopo aver cincischiato per un’oretta davanti al testo del compito d’italiano, consegna il foglio bianco, su cui ha scritto a malapena il suo nome. Quando preparo le verifiche di recupero per metà classe e non ne posso più di formulare con parole diverse le stesse domande di sempre. Quando porto i ragazzi nell’aula LIM per proiettare immagini, cartine, schemi e mi accorgo che laggiù, ammassati in un angolo (l’aula LIM è una specie di corridoio con un’unica fila di seggiole) tre o quattro individui ridacchiano beati dei fatti loro, incuranti dei miei sforzi; quando mi accorgo, dalla posizione raccolta delle mani in grembo e dall’espressione assorta, che quel ragazzino in prima fila non sta recitando il rosario ma scambiando frenetici messaggi con ignoti interlocutori: è allora, e in altri simili momenti, che avverto la completa inutilità della mia presenza e la totale sterilità del mio lavoro.
E mi domando: ha ancora senso leggere a degli adolescenti Petrarca, Foscolo, Leopardi? C’è una ragione al mondo per cui si debba conoscere la Rivoluzione francese? Ha qualche valore leggere a voce alta un canto della Divina Commedia, serve a qualcosa spiegare le idee di Marx, o di Locke, o di Nietzsche?
E già immagino il coro degli esperti e anche dei non esperti: la colpa è tua! Non sai interessarli! Non li coinvolgi! Sei portatrice di un vieto sapere trasmissivo…

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Giorni

  1. nunziatullio ha detto:

    A 33 anni… Ancora ricordo la mia maestra… La mia professoressa d’italiano… Due madri.
    Forse è proprio questo uno dei problemi… I genitori.
    Bisogna interessarli anche fuori dalla scuola i ragazzi e ogni tanto dire quella frase che tanto ci faceva arrabbiare:
    “Se la maestra ti da le botte… Io ti do il resto!”

  2. wwayne ha detto:

    Non si colpevolizzi: quando uno studente non ha voglia, non importa quanto Lei sia brava nell’ interessare e nel coinvolgere i Suoi alunni, lui non La degnerebbe della sua attenzione in ogni caso.
    E soprattutto, non si scoraggi: anche se la stragrande maggioranza dei Suoi studenti corrispondesse agli sconfortanti identikit da Lei tracciati nel post, ce ne saranno sempre alcuni che invece si distinguono in positivo, dimostrando, se non interesse per la materia, quantomeno serietà nello studiarla e rispetto per chi la insegna. E’ per studenti come questi che vale la pena resistere.

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