Una lingua antica

Grazie ad alcuni amici che commentano qui sul mio blog ho colmato una mia grave lacuna: ho letto “Il giardino dei Finzi Contini”, di Giorgio Bassani. Avevo un pregiudizio su quel libro, e mi son dovuta ricredere. È bello, suggestivo. Rappresenta molto bene l’atmosfera di Ferrara e dell’ambiente ebraico negli anni delle leggi razziali, dà vita a personaggi interessanti, e soprattutto descrive con grande maestria l’ossessione del protagonista per i Finzi Contini e per Micol, restringendo gradualmente l’ambito della sua esperienza, dall’ambiente cittadino, in cui fa la prima conoscenza con quelli che poi diventeranno i suoi più cari amici, al giardino, alla casa, alla stanza di Micol in cui viene introdotto verso la fine e in cui vede il fallimento delle sue speranze.
Mentre lo leggevo pensavo: bello, però che lingua antica! E mi dicevo, be’, è un libro di 50 anni fa. Ma poi ho pensato a Calvino, Fenoglio, Natalia Ginzburg, che hanno scritto in quegli anni, e mi sono confermata nell’idea: un libro molto bello, ma scritto in una lingua antica (e magari è proprio questa che lo rende suggestivo).

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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Una risposta a Una lingua antica

  1. wwayne ha detto:

    Mi fa molto piacere che il libro le sia piaciuto. Ha ragione nel dire che il romanzo é pieno di personaggi interessanti: a mio parere spicca su tutti quello di Micol, ragazza sfuggente, che alterna momenti di vicinanza ad altri in cui si ritrae. E questo non per il gusto di fare la preziosa e tenere il suo spasimante sul filo del rasoio, ma perché fa parte della sua natura indecisa e mutevole.
    Certo, anche il protagonista ci ha messo del suo per farla allontanare da lui: il modo in cui si fa avanti con lei nella sua stanza é così rozzo che sarebbe stato respinto anche da una ragazza molto più facile di Micol.
    In molti libri lo spunto di trama é esile, o addirittura la trama manca del tutto: ne “Il giardino dei Finzi Contini” invece é un romanzo molto ricco, dove convivono la narrazione individuale di un amore infelice, quella più corale in cui si allarga il discorso a tutti i ragazzi che frequentano la casa di Micol e la ricostruzione storica della Shoah, tema quest’ ultimo che all’ inizio resta sullo sfondo e poi diventa sempre più incisivo e decisivo con il procedere del romanzo. Ha ragione, é davvero un libro notevole: lo prova il fatto che mi sia rimasto così impresso a 10 anni esatti dalla lettura.

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