Corpi

È curioso, e non è la prima volta che mi capita, che senza volerlo mi imbatta in due libri che trattano tematiche analoghe. È il caso di due opere che ho letto ultimamente, Geologia di un padre, di Valerio Magrelli, e Diario d’inverno, di Paul Auster. In realtà i due libri sono molto differenti, il primo è un collage di ricordi, volutamente sparsi, relativi alla figura del padre; il secondo è una sorta di rendiconto della vita da parte di un uomo che sta per superare i sessantacinque anni di età. Ciò che hanno in comune, dunque, è il ricordo di momenti diversi della vita, episodi più o meno importanti, case in cui si è abitato, persone che si sono amate, vacanze, lavori. Il secondo aspetto comune è che entrambi i libri parlano del corpo. Del suo essere giovane e poi vecchio, delle sue funzioni più comuni, dei suoi aspetti più intimi e, nel caso di Geologia di un padre, anche di quel che ne rimane dopo la morte. Questo mi ha fatto venire in mente un altro libro che ho letto tempo fa, Storia di un corpo di Daniel Pennac. Ecco, devo premettere che non sono una fan di Pennac. Non sono mai riuscita a entusiasmarmi per il signor Malaussène e per le sue peripezie. Ma Storia di un corpo mi ha incuriosita, e poi delusa. L’ho trovato un libro banale, un libro che non riesce ad andare a fondo su un tema così forte come quello della corporeità, e soprattutto l’ho trovato un libro compiaciuto: come se l’autore, ad ogni aneddoto raccontato, ad ogni battuta, strizzasse l’occhio al lettore e gli dicesse: «Guarda come sono bravo!»
Tutt’altra cosa per i testi di Auster e Magrelli. Qui il tema del corpo, del suo splendore infantile e giovanile, della sua decadenza, delle cicatrici, della malattia e della morte è affrontato dai due autori in modo diverso ma ugualmente vero e toccante.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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10 risposte a Corpi

  1. tramedipensieri ha detto:

    Interessante….molto.

    grazie
    buona serata
    .marta

  2. wwayne ha detto:

    Un romanzo bellissimo che tratta della corporeità é “Prima che il vento” di Antonella Boralevi. Parla di una donna malata di SLA: dal letto in cui é imprigionata la protagonista ricorda la sua gioventù talvolta gioiosa, talvolta triste, talvolta perfino tragica, ma sempre e comunque vitale, così stridente con l’ immobilità cui la malattia l’ ha costretta in vecchiaia.
    E’ un romanzo molto femminile, nel senso che la trama é raccontata con una delicatezza, una grazia e un’ emotività potenti di cui uno scrittore uomo, anche talentuosissimo, non potrebbe mai dare prova. Glielo consiglio ad occhi chiusi.

    • marisasalabelle ha detto:

      Grazie per il consiglio, conosco Boralevi di nome ma non ho letto nulla di suo. Mi viene in mente un altro libro che ho letto circa un anno fa, L’eredità dei corpi di Marco Porru: era stato finalista al premio Calvino e avevo letto delle recensioni che lo presentavano come romanzo “coraggioso” per via delle tematiche che affrontava (adolescenze problematiche, vite dissolute, sventure a manetta). Era in effetti terribilmente drammatico, ma non riuscii a farmelo piacere, sarà che sono troppo vecchia per apprezzare certe tendenze del romanzo contemporaneo… Non per le tematiche, che sono rotta a tutto, ma proprio per il modo in cui erano trattate, per la lingua che non mi era piaciuta, per le citazioni continue di Eros Ramazzotti e per l’eccesso di sfiga che caratterizzava la vita di tutti i personaggi…

      • wwayne ha detto:

        L’ eccesso di sfiga é una tendenza del romanzo contemporaneo che non piace neanche a me. L’ intento degli scrittori che calcano la mano su quest’ aspetto sarebbe quello di far affezionare il lettore ai personaggi facendogli provare compassione per loro, ma nel mio caso ottengono l’ effetto opposto: quando una trama sa troppo di melodramma, mollo il libro dopo poche pagine.
        “Prima che il vento”, sebbene la protagonista sia affetta da una malattia terribile, non cade in questa trappola: il romanzo infatti parla soprattutto dei suoi giorni felici.
        Ritengo la Boralevi un’ autrice completa, nel senso che ha tutto ciò che un romanziere dovrebbe avere: talento, intelligenza e umanità.
        Proprio perché la stimo così tanto mi dispiace che lei partecipi spesso a dei talk show di infima qualità, dove é costretta a dialogare con degli ospiti che non sono degni nemmeno di allacciarle le scarpe e che magari la interrompono pure.
        Non mi spiego perché lei si presti a tutto questo, dato che non ha certo bisogno di apparire in video per vendere i suoi libri. Forse la chiamano e a lei dispiace rifiutare. Grazie per la risposta! : )

  3. marisasalabelle ha detto:

    Tanto per restare sull’allegro… Vite che non sono la mia, di Emmanuel Carrère. Si parla di una giovane donna che muore di cancro. Non viene risparmiato nulla. ma non è una “fiera del dolore” come tante opere analoghe che premono sul pedale del patetico oltremisura: qui il tocco dell’autore è misurato, ma il dolore c’è, ti coinvolge, ti commuove, senza per questo cadere in facili melensaggini.

    • wwayne ha detto:

      Il che conferma quanto avevo scritto nel precedente commento: quando un autore vuol commuovere a tutti i costi non ci riesce, mentre invece uno scrittore più misurato, come Carrère, quest’ obiettivo lo raggiunge senza sforzo e senza accodarsi ai partecipanti della “fiera del dolore.” A presto! : )

  4. Marta ha detto:

    Io ho appena finito il libro di Pennac, mi è piaciuto. L’eredità dei corpi invece l’ho trovato drammaticamente bello, sopratutto per la protagonista femminile raccontata con uno scavo psicologico notevole. Ma ammetto che non è un romanzo per tutti, a tratti risulta disturbante perché molto realistico. Le citazioni di Ramazzotti proprio non le ricordo, lui neanche mi piace peraltro! Leggerò Geologia di un padre, adoro le storie che affrontano il tema del corpo.

  5. marisasalabelle ha detto:

    No, io non ho apprezzato L’eredità dei corpi, non perché sia disturbante, anzi, sono convinta che essere disturbante sia la principale qualità di un’opera d’arte: se ti rassicura, ti dice quello che già sai, può essere piacevole, divertente, ma non ha la qualità della vera espressione artistica. IL libro di Pennac, per esempio, non è disturbante per niente, e questo è il suo limite.
    Quello che non mi piace in alcune opere che calcano molto sul lato drammatico è che rischiano di sconfinare nel polpettone, nella storiona strappalacrime, dove tutti sono sventurati, dove tutte le tragedie si accumulano. E non dico che ciò non possa essere, nella realtà: ma ciò che è vero nei fatti non sempre diventa credibile sulla pagina, per cui certi drammi a tinte fosche a me fanno un po’ l’effetto “esagero tanto e ti stendo a colpi di disgrazie”. Non lo trovo un modo coraggioso di affrontare temi scottanti, mi fa venire in mente il modo in cui certi programmi televisivi sbattono i fatti di cronaca in pasto ai telespettatori. Quel romanzo parla di adolescenti disturbati, e ci sta. Ma forse l’autore ha calcato un po’ troppo la mano alla ricerca dell’effettaccio. Le citazioni di Ramazzotti ci sono eccome.

  6. Gianna ha detto:

    Sono d’accordo su “Storia di un corpo”, è un testo che ho letto volentieri, ma non osa e finisce per essere un compitino. Riguardo L’eredità dei corpi, l’ho trovato pieno di gioia di vivere, di amore, complicità e voglia di riscatto, pensa un po’… Poco artificioso, tanto che ho pensato che l’autore parlasse di una storia che conosce troppo bene per averla inventata cercando solo l’effetto nel lettore. Ma spero di sbagliarmi, per lui sopratutto. È proprio vero che ognuno di noi legge un libro diverso anche quando è lo stesso libro. È giusto e bello sia così.

  7. marisasalabelle ha detto:

    Ecco, è vero, ognuno di noi legge un libro diverso!

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