Display

Andiamo a teatro a vedere Re Lear. All’ingresso, dobbiamo batterci contro una moltitudine di studenti di tutte le scuole della città, che si affollano e spingono, guidati dalle loro professoresse, non meno battagliere di me. Finalmente è il turno della mia classe; conto i ragazzi via via che entrano; arrivo a diciotto. Me ne mancano ancora quattro, intravedo le loro teste nel mare della folla, li chiamo, non mi sentono, faccio cenno ma non ce la fanno ad avvicinarsi, sono bloccati.
Finalmente entriamo tutti: ci sistemano nei palchi, dai quali, in attesa che lo spettacolo inizi, possiamo guardare dall’alto la platea strapiena.
Finalmente le luci si abbassano, si spengono, il sipario si alza, le voci del pubblico e i fischi dei più bulli si smorzano, gli attori entrano in scena. In platea, quadratini luminosi brillano qua e là: sono i display degli smartphone, degli iPod, degli iPad: mentre Re Lear divide il regno tra le sue figlie, molti, tra il pubblico, continuano imperterriti a consultare il loro profilo facebook, a leggere i messaggi, a inoltrarne di propri, coi pollici che danzano frenetici sui piccoli schermi.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Display

  1. wwayne ha detto:

    Quand’ ero al liceo, erano 2 le prof che tentavano di avvicinarci al teatro: quella di Inglese e quella di Latino e Greco.
    La prof di Inglese ci chiedeva: “Per questo spettacolo ci sono i biglietti per gli studenti: c’é qualcuno interessato?” Noi restavamo tutti zitti, e la cosa cadeva nel vuoto.
    La prof di Latino e Greco invece ci chiedeva: “Ragazzi, fra pochi giorni c’é quest’ opera a teatro: voi venite, VERO?” Dopo che lei ce l’ aveva chiesto con quel tono, un rifiuto sarebbe stato impensabile, e quindi la classe comprava i biglietti in blocco.
    La morale é che, a seconda del tono con cui é posta, una stessa domanda può ricevere delle risposte completamente diverse. : )

  2. marisasalabelle ha detto:

    Questo spettacolo è stato proposto al mattino, per le scuole: anche se hanno dovuto pagare il biglietto al prezzo politico di 7 euro i ragazzi sono stati ben contenti di venire. Si tratta comunque di uno spettacolo che è in cartellone anche per il pubblico serale. Questo allestimento di Re Lear è stato diretto da Gabriele Pedullà, che ha fatto con noi anche un incontro propedeutico. E’ stata una bellissima rappresentazione.
    In ogni caso, è impressionante notare come, in questi ultimi anni, ovunque si vada con una scolaresca, a uno spettacolo, a una conferenza, a un film (ma immagino che la stessa cosa avvenga anche in platee di adulti) una parte del pubblico si estranei completamente, gli occhi incollati ciascuno al proprio display, le dita frenetiche a digitare messaggi. Va da sé che i miei alunni, sotto il mio sguardo vigile, non giocavano col cellulare… Quelli distratti sono sempre alunni degli altri!

    • wwayne ha detto:

      Penso che dipenda dal fatto che molte persone hanno sviluppato un rapporto di forte dipendenza dalla tecnologia in genere. Anche il modo di comunicare ne ha patito le conseguenze: é sempre più rara la comunicazione faccia a faccia, viene spesso sostituita da quella via telefonata, sms, chat, tweet eccetera.
      Non so se sia collegato al fatto che le persone non sono più abituate al vis-à-vis, ma ho notato che, quando parlo con qualcuno, difficilmente l’ altra persona mi guarda negli occhi. Spesso ha lo sguardo perso nel vuoto, o rivolto verso il basso. Non ritengo di avere uno sguardo particolarmente penetrante o inquisitorio, quindi probabilmente l’ incapacità di molte persone di sostenere lo sguardo altrui é dovuta al fatto che non sono più abituate ad una chiacchierata faccia a faccia, e quindi quando sono costrette a cominciarne una sono così impacciate e imbarazzate che, come reazione istintiva, abbassano lo sguardo. La convince la mia interpretazione?

      • marisasalabelle ha detto:

        Non saprei, per fortuna le persone che frequento riescono ancora a guardarmi in faccia! Anche i ragazzi a scuola hanno in genere uno sguardo aperto e sicuro, tranne quando stanno ricevendo un cazziatone… ma questo avveniva anche ai nostri tempi, nell’era non tecnologica, quando ci cazziavano i nostri professori.

    • wwayne ha detto:

      Certe cose non cambiano mai! : ) Grazie per la risposta, e a presto! : )

  3. tramedipensieri ha detto:

    Sei incantevole….
    leggerti è spassoso!

    comunque è vero che si è sempre distratti. Pensa sono andata dal radiologo a fare una lastra…e il medico tra una pausa e l’altra guardava il cellulare: l’ho visto sai? guardava su fb!

    E ho detto tutto. forse

    ciao
    .marta

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