La ricchezza

Il romanzo «La ricchezza» di Marco Montemarano ha vinto il Premio Neri Pozza per romanzi inediti, battendo altri 1780 partecipanti e aggiudicandosi 25000 euro. Ero molto curiosa e l’ho comprato appena è uscito, ai primi di novembre. La trama è nota a tutti coloro che hanno avuto modo di leggere la presentazione sul sito della casa editrice e i numerosi articoli usciti sulla stampa e in rete. Parla di una famiglia della Roma bene, i Pedrotti: il padre è un onorevole, la madre non lavora, la casa è lussuosa, i tre rampolli vanno a scuola. E a scuola conoscono Giovanni, che diventa loro amico. Il romanzo percorre un arco di tempo che va dagli anni ’70 del Novecento a oggi, Giovanni è la voce narrante e ci parla di sé e dei suoi amici, che perde e ritrova più volte e in più contesti nell’arco della sua vita.
Una buona storia, sembrerebbe: eppure non mi ha convinto del tutto. Intanto, i personaggi mi sono sembrati un po’ stereotipati: ragazzi di buona famiglia, ma trascurati da genitori distratti; conflitto generazionale, consumo di droga, promiscuità sessuale, relazioni e matrimoni falliti per tutti. Diciamo che non mi è sembrato il massimo dell’originalità. I due fratelli Fabrizio e Mario si configurano via via come due disadattati, diventano dei tossici e dei barboni, uno dei due, Mario, finisce in una casa di cura psichiatrica: ma, a mio avviso, non c’è approfondimento psicologico, non si capiscono le cause di questo deragliamento, a meno che il lettore non si dica “ah, be’, sarà perché la loro era una famiglia disfunzionale”. Si amano e si odiano, litigano e si rappacificano (tra loro e con l’amico Giovanni) senza che se ne capisca la ragione. La sorella, dopo aver ridotto Giovanni a proprio schiavo sessuale, si trasferisce in America Latina, si sposa e divorzia più volte, e col suo antico amante scambia mail colme di saggezza.
Dal canto suo Giovanni, che del romanzo è voce narrante, ricostruisce le vicende dell’adolescenza in modo scarsamente attendibile, dato che un grave incidente l’ha ridotto in coma, molti anni fa. Pertanto, alla fine della lettura, non sappiamo cosa sia vero e cosa sia falso di ciò che ci ha raccontato: e questo, se da una parte è il miglior pregio del romanzo, dall’altra parte ci lascia forse troppo smarriti. Non escludo che sia proprio questa l’intenzione di Montemarano, cioè di farci capire quanto la memoria sia inaffidabile, ed è interessante; forse sono io che non sono riuscita a entrarci dentro, ma la domanda che mi sono posta chiudendo il libro è stata: a causa dei suoi deficit post-traumatici, Giovanni ha travisato qualche fatto o l’intera sua narrazione è completamente destituita di verità? In tal caso, cosa dobbiamo farne del romanzo nel suo complesso? Insomma, conosciamo una celebre “coscienza inaffidabile”, quella di Zeno Cosini, ma quella di Giovanni la batte alla grande…
Oltre a questo, ho trovato alcuni aneddoti poco funzionali all’economia del romanzo, come se fossero stati inseriti un po’ per riempitivo, c’è addirittura una barzelletta che occupa quasi un’intera pagina, ci sono tre righe consecutive di “Ah ah ah” quando Mario, che soffre molto il solletico, viene torturato da suo fratello…
Montemarano sa scrivere, certo, ed è anche capace di organizzare un testo complesso, su più piani temporali: e tuttavia, da un romanzo che è risultato primo su 1781, mi sarei aspettata di più.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a La ricchezza

  1. sembra la telenovela “Anche i ricchi piangono”…

  2. wwayne ha detto:

    Le prime 10 righe mi fanno pensare che “La ricchezza” abbia lo stesso identico canovaccio de “Il giardino dei Finzi Contini.” Poi Lei alla fine del post ha suggerito che potrebbe esserci un’ ispirazione da Svevo, e a quel punto ho capito che forse Bassani non é l’ unico dal quale Montemarano ha scopiazzato a man bassa. Non ci metto la mano sul fuoco perché non ho letto il libro, ma ho il forte sospetto che “La ricchezza” sia un collage di roba già letta.
    Non mi stupisce che Neri Pozza abbia fatto vincere un romanzo che non si fa mancare niente tra sesso, alcol e droga, perché il loro catalogo presenta diversi titoli sullo stesso tono. Tra questi ricordo di averne letti almeno 2, “Real world” di Natsuo Kirino e “Abluzioni” di Patrick Dewitt. Generalmente non amo molto questo genere di pubblicazioni, ma i 2 romanzi appena citati fanno eccezione.
    A proposito di romanzi, é uscito un nuovo libro di Carmine Abate, “Il bacio del pane.” Mi fido così ciecamente dell’ autore che lo comprerò senza leggere né la quarta di copertina né le prime pagine.
    Temevo che Lei avesse deciso di pubblicare post letterari solo nel periodo estivo: é stata una piacevole sorpresa scoprire che ne ha scritto un altro anche nel periodo invernale. : )

    • marisasalabelle ha detto:

      In realtà “La ricchezza” non ha niente a che vedere con Svevo… l’accostamento è venuto in mente a me, per la questione del “narratore inaffidabile”. Sul “Giardino” non mi pronuncio, perché confesso di non averlo letto. Ho visto il film, tanti anni fa, e mi sembrò noioso, ma è un giudizio talmente lontano che non so se sia valido o meno.
      Non voglio dire che Montemarano scopiazzi, direi piuttosto che ne abbiamo letti tanti di romanzi in cui i ragazzi di buona famiglia diventano dei drogati o degli sbandati. Mi viene in mente un romanzo molto lodato quando uscì, alcuni anni fa, “Riportando tutti a casa”, di Nucola Lagoia, che mi è piaciuto in parte e in parte ho trovato scontato. Anche lì, in un contesto molto diverso (Puglia, anni ’80) ragazzi ricchi, famiglie inesistenti, droga… sembra un percorso obbligato…
      Ho visto anch’io, in libreria, “Il bacio del pane”. Magari potrà essere un futuro acquisto!

  3. Giampaolo Gombi ha detto:

    Il film è molto inferiore al libro. Il giardino dei Finzi Contini, a mio parere, è un romanzo bellissimo, fra i capolavori del 900 italiano

  4. marisasalabelle ha detto:

    Del film ho ricordi vaghi. Avrò avuto 17 o 18 anni… un cinema parrocchiale… molta noia, ma ero una ragazzina (anche se ero una ragazzina che leggeva, e leggeva classici, perciò ben allenata). Il libro, prometto che lo leggerò!

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