Maritismo

Ho letto “L’estate senza uomini” di Siri Hustvedt. Racconto di un’estate trascorsa dalla narratrice in una cittadina di provincia, a far compagnia alla madre anziana, a tenere un corso di poesia a un gruppo di ragazzine, ma soprattutto a riprendersi da una grave crisi matrimoniale. Il pretesto narrativo è esile, ma gli spunti di riflessione sono interessanti e non banali: una lettura nel complesso gradevole. Verso la fine, l’io narrante, a proposito dello scorrere degli eventi, commenta: «…”la musica del caso”, come direbbe uno scrittore di successo.» Io, affetta dal complesso della prima della classe, annuisco tra me e me: La musica del caso, Paul Auster, lo conosco, l’ho letto. Bel libro. Poi ho un soprassalto: ma Siri Hustvedt non è la moglie di Paul Auster? Veloce controllo su Wikipedia: sì, ricordavo bene. Pubblicità occulta? Familismo amorale? Maritismo?

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Maritismo

  1. wwayne ha detto:

    Ricordo che qualche anno fa successe una cosa simile qua in Italia.
    In occasione di un concerto del primo Maggio Sergio Castellitto salì sul palco e si mise a leggere alcune pagine di un libro, trasmettendo così l’ implicito messaggio che quelle pagine fossero di una tale bellezza e profondità da meritare una lettura pubblica, un po’ come la lectura Dantis.
    Che cosa si scoprì? Che le pagine lette dal signor Castellitto erano tratte dall’ ultimo libro di sua moglie, Margaret Mazzantini. Altro che pubblicità occulta: si trattava di un plateale e patetico autospot.
    Dopo quella scena pietosa ho smesso di seguire sia Castellitto che la Mazzantini. L’ anno scorso tutti parlavano bene del film “Venuto al mondo” e quindi ero tentato di fare uno strappo alla regola, ma alla fine ho resistito.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, Castellitto e la Mazzantini sono famosi per farsi grande pubblicità e grandi elogi l’un l’altro. Quanto a Paul Auster, non credo abbia bisogno della citazione “finto-nascosta” della Siri, anche perché è molto più famoso e direi anche molto più bravo di lei (attenuo la mia affermazione perché di lei ho letto solo L’estate senza uomini, le opere di Auster invece le conosco quasi tutte.)

    • wwayne ha detto:

      Sì, chiaramente c’é caso e caso. Un conto é fare una velata e affettuosa citazione come la Siri, un altro é andarci giù pesante come i due furbastri del marketing Castellitto & Mazzantini. Come in tutte le cose, c’é chi ha finezza e chi no.
      Ha ragione quando dice che un libro solo é troppo poco per giudicare uno scrittore. Ad esempio, il mio primo libro di Stephen King é stato “Cell” (per alcuni il suo romanzo peggiore), e mi colpì così poco che passarono oltre 2 anni prima che mi decidessi a dare un’ altra chance a quest’ autore. Feci benissimo: di lui ho letto altri 6 libri, ed erano tutti mille volte migliori di “Cell.”
      Quando il libro é eccezionalmente bello o brutto, tuttavia, ritengo che sia sufficiente per esprimere un giudizio. Ad esempio, dopo aver letto “Soffocare” di Chuck Palahniuk mi sono convinto che si tratti di un pessimo romanziere e di un ancor peggiore essere umano, e questa certezza non me la toglie dalla testa nessuno. All’ opposto, quando lessi il mio primo libro di Cornell Woolrich (“Vertigine senza fine”) capii subito di essere di fronte ad un talento non comune, e i romanzi che ho letto in seguito hanno decisamente confermato la mia prima impressione. Grazie per la risposta, e a presto! : )

  3. marisasalabelle ha detto:

    Cell, l’ho letto quest’estate, ed è stato una delusione. King non è tra i miei preferiti, però gli riconosco la capacità di scrivere storie avvincenti e di offrire una sua visione del mondo. Forse un po’ troppo schematica la sua divisione tra le forze del bene e quelle del male, e un pizzico di sentimentalismo ruffiano di troppo; alcuni suoi romanzi mi sono piaciuti molto, altri per nulla, altri ancora trovo che sarebbero migliori se il Re avesse tenuto un po’ a bada la sua prolissità.
    Woolrich è un genio.

    • wwayne ha detto:

      Recentemente Le avevo scritto che gli unici autori premio Nobel che avevo letto per conto mio, senza che mi venissero imposti dai miei professori erano Steinbeck e Kawabata.
      Mi ero scordato di menzionare J. M. Coetzee. Penso che la mia mente l’ avesse volontariamente rimosso, perché la mia esperienza con lui é stata molto negativa.
      Partii con “Vergogna”, e fu una colossale delusione. Mi ci ero accostato con aspettative altissime, proprio in virtù del fatto che l’ autore aveva vinto il Nobel: mi bastarono le prime pagine per capire che ci sarebbero stati almeno cento scrittori che avrebbero meritato il premio più di lui. E il bello é che le prime pagine erano le migliori di tutto il libro.
      Ho pensato: “Magari sono io che sono partito con il romanzo sbagliato.” Così detti a Coetzee una seconda chance, leggendo “Foe”. Caddi dalla padella nella brace: “Vergogna” era brutto ma non noioso, “Foe” invece é bruttissimo, lentissimo e noiosissimo. Oltre che poco originale, perché il tema del selvaggio che viene prelevato dal suo ambiente primitivo e inserito a forza nella società civile é uno spunto di trama alquanto abusato e banale.
      Per il suo stile pessimista al massimo Coetzee mi ricorda Philip Roth. Quest’ ultimo però ha un talento molto maggiore, e soprattutto é molto diverso per cultura e ambientazione dei suoi romanzi.
      Tuttavia, il libro più straziante che abbia mai letto non é né di Coetzee né di Roth: é un romanzo di Yasmina Khadra, “Gli agnelli del Signore.” Leggerlo é stata una sorta di vaccinazione: dopo essermelo lasciato alle spalle, quasi tutti gli altri romanzi dolorosi in cui mi sono imbattuto mi sono scivolati addosso senza colpirmi particolarmente.
      Dopo “Gli agnelli del Signore” infatti mi é capitato una sola volta di piangere per un libro: il romanzo era “La patacca di latta” di Lewis B. Patten, e io piansi quando una donna incinta subì delle percosse tanto violente da farle perdere il bambino.
      Comunque in genere i romanzi di Patten non mettono tristezza: su 13 che ho letto soltanto 4 erano impostati su questo registro amaro, tutti gli altri invece sono state delle letture assolutamente deliziose. Ma non sono mai riuscito a farlo apprezzare ad altre persone, perché appena specificavo che si trattava di un autore western subito dall’ altra parte cadeva ogni interesse.
      Si tratta di un pregiudizio ingiusto, perché, se é vero che i film western spesso sono di una noia mortale, i romanzi western sono al contrario estremamente avvincenti. Senza contare che alcuni hanno l’ ulteriore pregio di arricchire le nostre conoscenze sugli indiani d’ America, la cui cultura esercita su di me un fascino immenso.
      Come Stephen King, non ho saputo tenere a bada la mia prolissità. : )

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