Caporetto

Ho prenotato l’aula LIM per svolgere una lezione interattiva sulla prima guerra mondiale: ho preparato delle slide con testo e immagini, ho un video da mostrare e mappe concettuali da proiettare. Mentre i ragazzi si sistemano sui banchi accendo il computer, collego la mia chiavetta USB e inserisco il DVD. Sono pronta.
«Professoressa, prima che cominci, posso fare la lista delle merende?»
Quando ho lezione nell’ora che precede la ricreazione, accetto la lista delle merende come una triste fatalità.
«D’accordo, ma senza perder tempo.»
Quando le trattative hanno termine (Lei vuole qualcosa, professoressa? No, grazie) provo a cominciare. Bussano alla porta: è Alba, la collaboratrice scolastica, che porta una circolare.
«Ragazzi, ehm, vi leggo questa comunicazione: sono indette le elezioni dei rappresentanti degli studenti…»
Leggo, prendo nota sul registro di classe, restituisco il foglio ad Alba, che va via, per tornare dopo pochi secondi:
«Scusi professoressa, avevo dimenticato» e mi affibbia un secondo comunicato da leggere alla classe. Questo riguarda le modalità della raccolta differenziata della spazzatura.
«A che punto eravamo, ragazzi? Ah, sì: guardate le foto: rappresentano vari momenti della guerra di trincea. Ora vi faccio vedere un breve filmato…»
Bussano alla porta: è Marco, l’insegnante di meccanica, che vorrebbe che due ragazzi andassero un momento in laboratorio con lui, per inventariare certi strumenti appena arrivati. Mentre sceglie i fortunati, rientra lo spesino con due borse piene di generi di sussistenza.
«Vedete?» Insisto, sentendo che le energie stanno per abbandonarmi. «Dal confronto delle due cartine potete notare quanto il fronte italiano sia arretrato dopo la disfatta di Caporetto.»
Bussano alla porta. È la collega Rita, che viene a proporre ai ragazzi la frequenza di un corso pomeridiano d’inglese. A questo punto, come l’esercito italiano a Caporetto, non posso far altro che decidere la ritirata: chiudo il programma, tolgo chiavetta e DVD, spengo il computer e aspetto che suoni la campanella della ricreazione.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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3 risposte a Caporetto

  1. c’è sempre qualcosa di più importante…della guerra…

  2. marisasalabelle ha detto:

    In questo, non posso che darti ragione… Tuttavia, il mio mestiere è quello di far conoscere la storia, e anche le guerre. E credo che sia giusto che se ne sappia qualcosa.

  3. kysloty ha detto:

    poche cose importano più che la cura della memoria storica.. soprattutto delle guerre. certo il racconto strappa un sorriso comunque. :))) certo un’insegnante di storia oggi giorno mi sa che deve avere enorme pazienza e coraggio, altroché quel fesso di cadorna dopo caporetto (o meglio kaborid!!)

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