Nobel

Sono molto contenta del Premio Nobel ad Alice Munro. È davvero una grande scrittrice, capace di tratteggiare, nei suoi racconti, figure femminili particolarmente suggestive, di descrivere la vita quotidiana, le scelte di fronte a cui le persone vengono a trovarsi, i loro stati d’animo, con un linguaggio sobrio ed efficace. Delle sue raccolte, la prima che ho letto è stata “Nemico, amico, amante”; via via ho letto tutte le sue opere e ogni volta sono stata incantata dal suo stile e dalla sua capacità di penetrazione psicologica.
Sarei stata ugualmente felice se il riconoscimento fosse stato attribuito a Philip Roth, uno dei maggiori autori contemporanei.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Nobel

  1. wwayne ha detto:

    Di Philip Roth ho letto nell’ ordine “L’ animale morente”, “Indignazione” e “Quando lei era buona.” Ogni volta é stata una lettura scorrevole, interessante ma di certo non gradevole, anzi molto straziante.
    Sono sicuro che ci ricascherò e in futuro tornerò a leggere un suo libro, semplicemente perché scrive troppo bene per ignorarlo, ma non sarà mai uno dei miei autori preferiti.
    Di Alice Munro invece non ho mai letto niente. Ho un’ antologia di racconti che ne include anche uno scritto da lei: poiché la motivazione del premio l’ ha descritta come “maestra del racconto breve contemporaneo”, mi sono decisamente incuriosito, e quindi ho in programma di leggerlo appena possibile.
    Nonostante la mia passione per la lettura, la mia esperienza con i premi Nobel é molto limitata. Di quelli che l’ hanno ricevuto conosco davvero soltanto quelli italiani, Hemingway, Camus, Steinbeck e Kawabata. Peraltro soltanto gli ultimi 2 li ho scoperti da solo, gli altri li ho dovuti studiare per scuola. A mio giudizio la mia scarsa familiarità con i Nobel dipende dal fatto che leggo soprattutto gialli, e gli autori di quel genere piacciono più al pubblico che alla critica.
    Dei premi Nobel che ho citato il mio preferito é senza dubbio Steinbeck. Nonostante il Nobel, lo conoscono in pochi, e la maggior parte di quei pochi si ferma a “Furore”, non é mai entrata in contatto con la perfezione assoluta di un’ altra sua opera, “I pascoli del cielo”. E’ uno dei libri più belli che abbia mai letto.

  2. marisasalabelle ha detto:

    I capolavori di Roth in realtà sono altri. Prova con “Il lamento di Portnoy”, un’opera giovanile, molto divertente, o con “Pastorale americana”, “Il teatro di Sabbath”, “Il complotto contro l’America”… Sono grandi romanzi, parzialmente autobiografici, in cui Roth riversa i suoi ricordi d’infanzia, in una famiglia ebrea di Newark, le sue ossessioni erotiche, la sua visione della vita… Molti dei suoi romanzi sono narrati in prima persona da Nathan Zuckerman, un personaggio che in pratica è l’alter ego di Roth. Io poi amo particolarmente gli scrittori ebrei, sia americani come Roth, sia europei, sanno raccontare tutto un mondo, un modo di vivere la famiglia, la religione, il rapporto con Dio…
    Alice Munro mi ha fatto innamorare fin dal primo suo libro che ho letto. E’ una scrittura molto femminile, ma non nel senso che sia sentimentale, al contrario: ma racconta il mondo dal punto di vista delle donne.
    Di Steinbeck ho letto molti libri quand’ero ragazza; ricordo che fu una grande scoperta, all’epoca. Pochi anni fa ho letto “Furore”, che non avevo mai letto, pur avendone tanto sentito parlare, ovviamente. Anche Hemingway e Camus fanno parte delle mie letture giovanili. In 58 anni… be’, diciamo una cinquantina, dagli otto anni in su (dice mia madre che a otto anni avevo letto 100 libri) se ne accumulano di letture!

    • wwayne ha detto:

      Anche la mia esperienza con gli scrittori ebrei é ridotta all’ osso: che io ricordi si limita ad un solo libro (“Che tu sia per me il coltello” di David Grossman) che ho finito il mese scorso, e che ho scoperto proprio grazie alla recensione di una blogger.
      E’ un romanzo epistolare, strutturato in modo molto particolare. A scambiarsi le lettere sono un uomo e una donna: all’ inizio vengono riportate soltanto le lettere dell’ uomo, poi ad un certo punto lui smette di scriverle e a quel punto iniziano le lettere della donna, che lo supplica di ricominciare la loro relazione epistolare. E poi alla fine si esce dallo schema epistolare per passare ad un altro tipo di contatto non diretto, quello telefonico… geniale!
      Le lettere di lei sono molto più carine, quelle di lui invece sono soltanto una sfilza di complimenti da marpione. Nella vita reale nessuna donna avrebbe risposto a quelle lettere.
      Le lettere di Myriam sono migliori non solo come stile, ma anche come contenuti: infatti lei gli racconta dei fatti concreti, del tipo “Ieri mi é successo questo, oggi mi é successo quest’ altro”; lui invece scrive soprattutto della sua ossessione per lei, praticamente rimestando sempre la stessa zuppa, dicendo sempre la stessa cosa con parole diverse. Ma alla fine anche le lettere di lui in qualche punto sono gradevoli, quindi nel complesso é davvero un romanzo degno di nota.
      Anch’ io mi rendo conto di aver accumulato molte letture. Giusto pochi giorni fa, dopo aver finito l’ ennesimo libro di Patrick Quentin, per curiosità ho preso il mio elenco e mi sono messo a contare quanti libri avevo già letto di questo autore.
      Credevo che fossero 10 ad esagerare, invece sono ben 18. Quando avrò finito di leggere anche l’ ultimo dei suoi libri credo che proverò un grande senso di vuoto, come se avessi perduto un caro amico. A presto! : )

    • wwayne ha detto:

      In genere sono molto paziente, e quindi non mi danno fastidio i libri dal ritmo lento, che ti prendono piano piano, che hanno bisogno di tempo per sviluppare il proprio potenziale.
      Recentemente però mi é capitato di leggere 3 romanzi uno più lento dell’ altro (uno dei quali era proprio quello di Grossman), e questo mi ha reso più impaziente: adesso se un libro non mi prende dalla prima pagina lo mollo e cerco qualcos’ altro.
      Proprio per questo non so se “Vedi alla voce amore” sia il libro ideale per il periodo che sto passando. Scorre un po’ meglio rispetto a “Che tu sia per me il coltello”, oppure é anch’ esso un romanzo bello ma poco fluido?

  3. marisasalabelle ha detto:

    E’ soprattutto un romanzo molto originale. La prima parte è condotta dalla voce narrante di un bambino che vive in Israele intorno agli anni ’60. E’ cresciuto nel terrore della “belva nazista” di cui gli hanno parlato i sopravvissuti alla Shoah. E’ un lungo monologo interiore, impegnativo ma molto avvincente. La seconda parte parla dello stesso bambino, diventato adulto, che va in Polonia sulle tracce di Bruno Schulz, uno scrittore perito, a sua volta, nella Shoah. Poi c’è una parte che parla di un gruppo di scrittori di racconti per bambini, uno dei quali è il nonno del protagonista, e l’ultima parte è un’enciclopedia in ordine alfabetico che comprende tutto ciò che i protagonisti di uno di questi racconti vogliono far conoscere a un bambino destinato a vivere un giorno solo. Davvero un romanzo bello e strano, ma anche molto impegnativo!

    • wwayne ha detto:

      Anche “Vedi alla voce amore” é quindi un libro sperimentale. Ben venga la sperimentazione (molto meglio gli autori come Grossman di quelli che scrivono sempre lo stesso libro), ma come Le dicevo ora non sono nello stato d’ animo giusto per delle letture di questo tipo. Mi segno comunque il titolo per quando questo periodo sarà passato. A presto, e grazie per il consiglio letterario! : )

  4. marisasalabelle ha detto:

    Grossman ha scritto tanti bei libri, ma nessuno secondo me eguaglia “Vedi alla voce amore”. “Che tu sia per me il coltello” mi ha entusiasmato meno; un altro libro bellissimo, ma, questo sì, lento e in certi punti pesante, è “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. In ogni caso, è vero, ci sono momenti adatti a un certo tipo di letture e momenti adatti ad altre.

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