Sulla lunghezza delle vacanze estive

Dicono che le vacanze scolastiche siano troppo lunghe, ed è vero: all’inizio, dopo gli scrutini di giugno, dai quali si emerge sempre con l’amaro in bocca, comunque siano andati, e dopo l’ultimo, snervante collegio – preso un aperitivo in compagnia degli amici più stretti e scambiatasi la promessa, mai mantenuta, di sentirsi e vedersi al più presto – non sembra vero di ritrovarsi liberi, privi d’impegni, di programmi da terminare con l’acqua alla gola, di ultime disastrose interrogazioni, di pacchi di compiti da correggere e di verbali da redigere. La mattina si indugia nel letto, senza l’obbligo di alzarsi velocemente e uscire di casa col plumcake della colazione ancora in gola; si può riprendere la lettura di un romanzo al punto in cui si era lasciata la sera prima, mentre gli occhi si chiudevano e la testa ciondolava; si può farsi portare il caffè a letto dal marito che, non godendo delle lunghe vacanze dei professori fannulloni, volente o nolente si è alzato per andare al lavoro; si può addirittura… o meglio si poteva… quando si era più giovani e gagliardi, insomma.
E se comunque ci piace alzarci presto, se siamo di quelli che ormai non riescono a dormire più di sei ore per notte, si può uscire nel mattino non ancora rovente, fare due passi, andare a comprare il pane e il giornale. Le giornate estive sono lunghe e pigre e i fannulloni ne approfittano per dedicarsi ad attività inconcludenti: leggono libri, annaffiano fiori, riordinano cassetti, si dedicano al bricolage e alla cucina.
E poi ci sono le sere in cui si esce, si va a cena fuori, al cinema all’aperto o a bere qualcosa, da soli o con gli amici; ci sono le gite in bicicletta, le domeniche al mare, la partecipazione a tutte le iniziative di cui si legge sui manifesti affissi in città: la sagra del fungo porcino, la sfilata in costume medievale, il concerto di quel gruppo che ci piaceva tanto quando eravamo giovani…
E le due settimane in montagna, naturalmente, o al mare, o in crociera nel Mediterraneo, a Parigi o a New York, a seconda dei gusti e delle possibilità economiche.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Sulla lunghezza delle vacanze estive

  1. wwayne ha detto:

    Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’ avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’ apice.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Io sono stata a moltissimi concerti, nella mia vita. Gli artisti italiani che ho avuto il piacere di vedere e ascoltare dal vivo sono stati principalmente Guccini, De Gregori e De André. Di De André ricordo una volta, all’Auditorium di Pistoia, vicino alla scuola dove insegno e dove allora non insegnavo ancora, penso fosse il 1983: ero vicinissima alle transenne e potevo vederlo in viso a pochi metri da me, e vedere il sudore scorrere sulle sue guance. Poi sono tornata a vederlo nell’ultimo tour che ha fatto, circa un anno prima che morisse. Poi, a Pistoia da molti anni c’è il Festival Blues, per cui ho avuto modo di ascoltare dal vivo John Mayall, David Bowie, Lou Reed. Ma il concerto più bello e coinvolgente a cui ho partecipato è stato quello di Neil Young, allo stadio di Viareggio, nel luglio del 1982. Amo moltissimo questo artista, che non solo ha fatto delle bellissime canzoni, ma che sa interpretarle in maniera davvero toccante. Sono tornata poi a sentirlo nel 2001, a Lucca, ed è stata di nuovo una grande emozione. Hey hey, my my, rock’n roll can never die!

    • wwayne ha detto:

      La ringrazio per aver condiviso le sue esperienze. Le invidio in particolare il privilegio che ha avuto con De André: anni fa ho visto alcuni spezzoni dei suoi concerti in una videocassetta che ne riassumeva la vita e le opere, e mi colpì molto il modo in cui sapeva “tenere la scena” rimanendo allo stesso tempo completamente rilassato. Fumava tra una canzone e l’ altra, aveva lo sguardo disteso, tutto faceva pensare ad una persona perfettamente a suo agio.
      Mi si potrebbe obiettare: “Certo, ad uno con quel talento e quell’ esperienza mica gli tremavano le gambe!” Questo é vero, ma la mia impressione é che in quei concerti lui fosse così calmo non perché era sicuro del suo talento o assuefatto dalla lunga pratica, ma perché in quel momento lui stava facendo qualcosa che gli veniva naturale come respirare. Lui cantava con la stessa disinvoltura con cui noi apparecchiamo la tavola o apriamo la finestra al mattino, ed era questo che gli permetteva di esibirsi con quella scioltezza così affascinante. A presto! : )

  3. marisasalabelle ha detto:

    In realtà credo che De André fosse estremamente timido, certo nelle sue apparizioni in TV (rarissime) degli anni ’60 appariva piuttosto impacciato. Credo sia stato difficile, per lui, esibirsi dal vivo, anche perché nei primi anni della sua carriera era un artista molto appartato, quasi clandestino. Le prime sue canzoni che ho imparato (Bocca di Rosa, Spiritual, Via del Campo…) circolavano tra noi ragazzi grazie a una sorta di passaparola: non so quanto tempo è passato dalle prime volte che nel bivacco scout ho cantato “Impiccheranno Geordie con una corda d’oro…” e altre ballate del genere a quando le ho potute ascoltare dalla meravigliosa voce dell’artista. Non che non ci fossero suoi dischi, ma non erano noti al grande pubblico, e pochi ne possedevano una copia. Quando fece il famoso concerto con la PFM nel 1979 fu molto contestato perché secondo alcuni aveva perso la sua purezza ed era entrato nella logica del prodotto commerciale… resta il fatto che è stato un grandissimo artista, che ha saputo rinnovarsi e creare opere sempre nuove e sempre di grande livello artistico per tutta la durata della sua vita.

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