Sofia si veste sempre di nero

Comincerò con “Sofia si veste sempre di nero”, di Paolo Cognetti, edito da minimum fax. “Sofia si veste sempre di nero” non è un vero e proprio romanzo ma è una storia fatta di racconti autonomi, che coprono un arco di tempo di circa 30 anni, e che si rimandano l’uno all’altro, componendo così la storia di Sofia, dei suoi genitori, di sua zia Marta, degli amici e delle amiche di Sofia. È un’opera che richiama alla mente “Il tempo è un bastardo”, di Jennifer Egan, costruito allo stesso modo. Devo dire che a me è sembrato un buon libro, interessante, ben scritto, vario nelle tematiche e nei registri stilistici adottati di volta in volta. Il personaggio di Sofia si delinea nei vari momenti della sua vita e mi pare azzeccato, credibile. Anche altri personaggi mi sono sembrati ben riusciti, qualcuno invece un po’ stereotipato. Ci sono dentro trent’anni di Italia, e se alcuni momenti possono apparire un po’ schematici o scontati, o forse solo “raccontati”, diligentemente, accuratamente, ma senza quella scintilla che li avrebbe resi vivi, reali (penso soprattutto ai tardi anni ’70 e ai primi anni ’80, di cui si parla a lungo, in modo forse un po’ didascalico, nel racconto che dà titolo all’opera e in “Disegnata dal vento”), nel complesso il libro si fa leggere e anzi riesce, in alcuni punti, a essere toccante.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Sofia si veste sempre di nero

  1. wwayne ha detto:

    Mi piacciono molto i romanzi come “Sofia veste di nero.” Quando l’ attenzione é sempre puntata su un unico protagonista, che domina la scena dalla prima all’ ultima pagina, allora il personaggio (e di riflesso il romanzo) ti verrà presto a noia; se invece i protagonisti sono tanti, a quel punto ogni 20 pagine sarà come leggere un nuovo romanzo, come ripartire da capo. E’ una lettura molto meno statica, e molto più stimolante.
    Ovviamente scrivere un romanzo così é difficilissimo: devi stare attento a non mettere in mezzo troppi personaggi (altrimenti il lettore perde il filo), a fare in modo che ognuno di loro abbia una personalità ben definita, eccetera.
    Il romanzo meglio riuscito in questo senso é “Le regole dell’ attrazione” di Bret Easton Ellis. La trovata geniale di quel romanzo sta nel fatto che ci sono tante voci narranti, e quindi uno stesso episodio viene narrato dai diversi personaggi in modo completamente diverso: uno di loro lo liquida come un fatterello di poca importanza, un altro invece te lo racconta come uno degli eventi centrali della sua esistenza, eccetera. Tuttavia, come tutti i romanzi di Bret Easton Ellis, é di una volgarità inaudita, quindi non me la sento di consigliarglielo.
    E’ molto più “pulito” e bello un altro romanzo corale, “The Help” di Kathryn Stockett. Io ho letto il libro e poi ho visto il film, e ho trovato entrambi davvero incantevoli.
    Ho lasciato volutamente in fondo il mio autore preferito di romanzi corali, Carmine Abate. Di solito le sue storie ruotano attorno ad una famiglia i cui membri, dal vecchio nonno alla sorellina di pochi anni, attraversano varie traversìe, senza che esse minaccino mai l’ immenso amore che unisce tutti loro. “Il ballo tondo” é senza dubbio il libro migliore di quest’ autore.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Non conosco i libri che hai citato, o meglio, li conosco ma non li ho letti; il prototipo di “Sofia” a me è sembrato (lo ammette anche l’autore) “Il tempo è un bastardo”, di Jennifer Egan, una scrittrice americana che non a tutti piace. Alcuni infatti la trovano un po’ “furbetta”, affermano che i suoi romanzi sono troppo costruiti. A me comunque sono piaciuti, sia questo che “Guardami”, un libro del ’99 che anticipa in modo straordinario alcune storture della società attuale, tra cui il mettersi in vetrina online (all’epoca Facebook non esisteva ancora).
    Anche a me piacciono i romanzi in cui la realtà si presenta sfaccettata, vista attraverso diversi punti di vista.

  3. davide ha detto:

    a me il libro di cognetti è sembrato una noia totale,didascalico(eufemismo)e davero sopravvalutato-come è detto sopra “”Ci sono dentro trent’anni di Italia, e se alcuni momenti possono apparire un po’ schematici o scontati, o forse solo “raccontati”, diligentemente, accuratamente, ma senza quella scintilla che li avrebbe resi vivi, real”

    decisamente,certe cronistorie dell epoca sui settimanali,”amarcord” e dintorni su quel, epoca,sono molto pu vividi-

    e insomma,ho davvero fatto fatica a finirlo,mi sembra il classico libro che NON fonda mondi e d cui si impara poco

    • marisasalabelle ha detto:

      Non penso che il libro di Cognetti fondi mondi e non mi pare di averlo detto. Ma l’ho letto volentieri, anche se non l’ho trovato ugualmente ben riuscito in tutte le sue parti. Comunque è chiaro che ognuno di noi ha gusti diversi!

  4. davide ha detto:

    ciao,marisa-si,non dicevo che tu dicevi che”fonda mondi”-intendevo ,io ,che per me in letteratura bisogna un po anche fondare mondi,e quel libro non lo fa:a parte che non è un romanzo per quanto i racconti abbiano un trait d’union piu che in altre raccolte,ma quel che mi sconvolge di piu(si fa per dire)è l’attraversare pezzi di storia italiana che anche su supporti ben meno tonanti che non i libri(settimanali,documentari)vengon affrontati con ben altro spessore

    ok la giovane età dell autore ma l’ “amarcord” se si fa,va fatto un po piu..esaustivo 🙂

  5. marisasalabelle ha detto:

    Be’, secondo me lo scopo dell’autore non è quello di raccontare pezzi di storia italiana come potrebbe fare uno storico, ma principalmente tratteggiare un personaggio, quello di Sofia, che a me è parso nel complesso abbastanza riuscito. il contesto storico, l’autore non lo affronta benissimo, e questo l’avevo accennato già nel mio primo commento al libro, dicendo anche che non si tratta di un romanzo in senso stretto. Dunque su questi punti siamo d’accordo. Rispetto ad altre opere di altri autori italiani, Sofia mi è sembrato un libro discreto; ad esempio, il tanto lodato “Dove eravate tutti” di Paolo Di Paolo, un romanzetto di alcuni anni fa, mi è sembrato davvero misero e inconsistente (lo cito a confronto con Sofia perché anche in questo caso si parla dell’Italia). Mi sono ben guardata dal leggere l’ultima fatica di Di Paolo, anche questa molto lodata (il libro su Piero Gobetti, di cui non ricordo il titolo). Poi, io sono sempre molto critica verso i libri che leggo, per cui, se questo mi è piaciuto almeno un po’…

  6. davide ha detto:

    marisa,non dicevo che il solo scopo è raccontare solo pezzi i storia italica..ma manco si può are un libro solo sperando nell identificazione in storie minime,quasi minimissime,di vicesitudini private

    dipende poi anche dall età che si ha:se si ha, che so,gli”anta “passati,a veder qualche storia di”giovani” magari il tutto può risultare quasi esotico ed esistenziale:ma io ne ho 37,i fatti e i personaggi “alternativi”o giu di li nelle pagine da quel libro,dalle mie parti-e sto a bologna-se faccio un giro nella zona universitaria,quasi mi sembra di vederli…insomma mica è così una novità….la letteratura deve anche raccontare qualcosa di nuovo,mica giocare solo sull identificazione,fosse così chi fa il poliziotto di lavoro dovrebbe leggere solo gialli..

    poi vorrei dire che dal punto di vista stilistico il libro sarà si scevro da orpelli,ma è anche il suo limite,di slancio e frasi memorabili ce ne son proprio pochine,quasi quasi viene da rimpiangere il rugiadoso Baricco..

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